Sono i giorni dell'"attesa", non delle "spese" o del "rumore"

Papa Francesco esorta a prepararsi alla nascita del Signore, nello spirito in cui lo fece Maria

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 432 hits

Questi giorni sono i giorni dell’attesa. Quello che attendiamo assieme a Maria è una nascita. Come tutte le donne della sua epoca, la Madre di Gesù avverte l’imminenza della venuta al mondo di suo figlio, attraverso “percezioni interiori nel suo corpo, nella sua anima”.

Lo ha sottolineato papa Francesco durante l’omelia in occasione della messa del mattino presso la Casa Santa Marta.

La Chiesa, intesa come insieme di tutti i fedeli, ha ricordato il Santo Padre, accompagna Maria in questo “cammino di attesa” del “volto del suo Bambino” e, in un certo senso, è desiderosa di “affrettare questa nascita del Signore”.

La nascita che celebriamo è duplice: “quella fisica, che commemoriamo adesso” e quella in cui Cristo “verrà alla fine”. Eppure, come già affermava San Bernardo, c’è anche una “terza venuta del Signore: quella di ogni giorno”.

Quando il Signore “visita ognuno di noi”, ha detto il Papa, “la nostra anima assomiglia alla Chiesa” e “a Maria”. Come dicevano i padri del deserto, l’anima è femminile tanto quanto Maria e la Chiesa, pertanto la nostra anima si connota per questa attesa e per l’invocazione, che ci vengono mosse dallo Spirito Santo: “Vieni, Signore!”.

Essere “vigilanti nell’attesa”, ha sottolineato il Pontefice, significa essere “pellegrini” e non semplici “erranti”. È la differenza che passa tra lo stare “sicuri in un albergo lungo il cammino” ed essere, invece, in ricerca, aperti all’attesa del Signore, lasciando posto a Lui, piuttosto che alle “feste”, alle “spese” o al “rumore” di questi giorni.

“La nostra anima è aperta, com’è aperta la Santa Madre Chiesa e com’era aperta la Madonna? O la nostra anima è chiusa e abbiamo attaccato sulla porta un cartellino, molto educato, che dice: 'Si prega di non disturbare!’?”, ha domandato il Santo Padre.

Il mondo, ha poi concluso il Papa, “non finisce con noi”, né noi “siamo più importanti del mondo”, allora sarà opportuno ripetere l’invocazione: “O saggezza, o chiave di Davide, o Re delle genti, vieni!”. In modo da rendere la nostra anima “aperta” e “grande” e permetterle così un giorno di vedere Cristo “nella gloria”.