"Sono rimasta imbrigliata nella rete della Provvidenza"

L'imprenditrice umbra, romana di adozione, Giorgia Petrini racconta la sua conversione da donna in carriera miscredente all'abbandono alla volontà di Dio

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1080 hits

Un “ex” donna in carriera, oggi con un’unica ambizione: fare la volontà di Dio. La 39enne imprenditrice romana di origine umbra Giorgia Petrini era un personaggio già affermato nel suo ambiente ed anche in campo editoriale, quando nella sua vita è avvenuto un cambiamento a trecentosessanta gradi, che ha sorpreso i suoi amici di sempre.

Nel suo secondo libro, intitolato Il Dio che non sono, di cui è anche editrice, la Petrini racconta la sua vita “Avanti Cristo” e “Dopo Cristo”, spiegando i perché di una scelta fatta in piena libertà.

Non si è trattato di una folgorazione improvvisa come quella di André Frossard, il figlio del fondatore del Partito Comunista Francese, che, educato al più inflessibile ateismo marxista, un giorno, da non credente, entrò in una chiesa e ne uscì dicendo: “Dio esiste e io l’ho incontrato”.

Quella di Giorgia è la storia di una donna di successo che, a seguito di una serie di incontri ed avvenimenti provvidenziali, ha iniziato a riflettere con più profondità sulla propria vita e sulla vera natura della felicità.

Nel 2010 aveva pubblicato il suo primo libro L’Italia che innova (Koiné), un vero caso editoriale, in cui l’autrice, raccontava dieci storie esemplari di giovani imprenditori vincenti anche in tempo di crisi. Un grande successo, un prodotto editoriale che mostrava apertura, ingegno e generosità, ma Giorgia in fondo non era “davvero” felice, come ognuno di noi vorrebbe ambire a diventare.

Fino al giorno in cui, circa tre anni fa, un amico non la invita a seguire il noto ciclo di catechesi dei Dieci Comandamenti a cura di don Fabio Rosini. Giorgia, all’epoca non credente, accetta la proposta come una sfida. “Il mio atteggiamento – racconta a ZENIT - era ancora quello di chi voleva smentire quello che quel prete ci avrebbe detto”.

Nello stesso periodo Giorgia si imbatte in un evento drammatico che “rappresentò il primo limite nella mia vita. Fino a quel momento tutto quello che mi ero conquistata, lo attribuivo tutto al mio merito: non mi mancava nulla. Sono entrata in crisi, quando mi è capitato qualcosa che, per la prima volta, non riuscivo a gestire e soprattutto a capire”. Si rende conto che la vita riserva “eventi drastici”, in cui “non puoi intervenire, né fare niente”.

“Sono questi i momenti in cui ti interroghi di nuovo sulla metafisica dell’uomo”. Per Giorgia sarebbe potuto diventare il pretesto per acquisire la definitiva convinzione che l’esistenza di Dio era una “scemenza”.

È proprio in questo momento spartiacque che decide di continuare a seguire i Dieci Comandamenti: “non so se ho scelto io o se sono stata indotta ma di fatto mi sono trovata imbrigliata nella rete della provvidenza e non sono riuscita a sbrigliarmi…”, racconta Giorgia.

Don Fabio Rosini è stato dunque il primo sacerdote che l’imprenditrice romana ha incontrato dopo più di vent’anni di lontananza dalla Chiesa e dalla vita sacramentale.

In seguito Giorgia ha fatto conoscenza con altre figure carismatiche del clero romano: padre Maurizio Botta, C.O., l’ideatore dei Cinque Passi; padre Jonah Linch, laureato in astrofisica, prima di diventare vicerettore della Fraternità di San Carlo Borromeo; don Dario Gervasi, vicerettore del seminario romano, che è diventato il suo padre spirituale.

“Di fatto il sacerdote fa la differenza – commenta Giorgia -. Ci sono sacerdoti più comunicativi di altri e, specie se si vuole andare alle periferie dell’esistenza, l’‘abito’ colpisce”.

Pur essendosi legata molto a don Fabio, con il quale è tuttora in cammino, Giorgia ha continuato a cercare conferme rinsaldare il suo risveglio spirituale.

“Attingo dove posso e devo dire che finora ho incontrato tutte persone disarmanti dal punto di vista spirituale”. Con la certezza, tuttavia, che “anche partecipare a una messa celebrata da un sacerdote meno carismatico della media, in un luogo che non immaginavi, è non meno importante agli occhi di Dio”.

“La mia guida spirituale – prosegue - più vicina al cielo è il Papa: oggi Francesco, come fino a un anno fa lo era stato Benedetto XVI e, come lo è stato, a scoppio ritardato, Giovanni Paolo II”.

La conversione alla fede cattolica ha portato Giorgia Petrini a cambiare radicalmente anche il suo stile di vita: niente più inclinazioni workaholic, niente più mondanità e superfluo.

L’imprenditrice romana, oggi, lavora per vivere e non vive più per lavorare. “Non ho più l’ambizione di guadagnare 25mila euro al mese, l’avevo ma non serve, né mi ha cambiato la vita - spiega a ZENIT -. Oggi, restituisco ad altri come posso ciò che il Signore ha donato a me, con profondo senso di gratitudine, perché credo nella solidarietà, nella carità e nella condivisione”.

Nelle sue aspirazioni di oggi ci sono il matrimonio e la maternità, condizionati tuttavia dall’atteso esito per un procedimento di nullità del precedente matrimonio del suo attuale migliore amico, Marco. “Non siamo fidanzati – precisa Giorgia - di fatto siamo amici e, incoraggiati dal nostro padre spirituale, abbiamo deciso di vivere in castità e in amicizia una scelta radicale affidata in preghiera al Signore e in verità alla Chiesa cattolica. Alla nostra età non è sicuramente la forza di volontà a fare la differenza. Se non credi in qualcosa di più grande e lo fai solo per te, ammesso che tu abbia un motivo sufficientemente convincente, è difficile riuscire a fare certe scelte”.

In attesa dell’esito di questo procedimento, entrambi vivono quest’esperienza come una Grazia: “Non è detto che il nostro bene sia quello che noi pensiamo per noi stessi; magari il Padreterno ci sta chiamando a qualcos’altro – racconta Giorgia -. Se la strada stretta per arrivare al paradiso è quello che stiamo vivendo ora, lo scopriremo con il tempo. La fede implica il mettersi in un atteggiamento di disponibilità, non possiamo prendere da Dio solo quello che ci va bene”.

Dopo aver rincontrato Giorgia, anche Marco ha vissuto un cammino di conversione, dopo un periodo difficile. “Alla Madonna avevo chiesto di farmi incontrare un uomo con il 100% della fede. Ho avuto esattamente questo, sebbene all’inizio potesse sembrare altro”, afferma Giorgia

Nel frattempo, Giorgia e Marco, entrambi imprenditori, si stanno occupando di attività no-profit, in particolare in campo educativo e nel sostegno ai giovani talenti imprenditoriali. Sensibile alle tematiche pro-life, Giorgia ne scrive spesso sul suo blog www.giorgiapetrini.it e sul sito www.notizieprovita.it.

Sulla crisi economica in corso, l’imprenditrice ha le idee molto chiare. “Credo sempre fortemente in quello che ho scritto nel mio primo libro – racconta – e credo ci siano ancora tante persone che ce la fanno, perché hanno dei talenti, sono tenaci e il Signore li aiuta”.

A suo avviso, i giovani vanno incoraggiati molto di più a “mettersi in proprio”, a utilizzare la creatività e a lavorare per quelli che sono i loro reali talenti. “Non capisco quei giovani che dicono che l’Italia non dà loro alcuna possibilità e poi vanno all’estero a fare mestieri che sicuramente potrebbero fare anche qui. Un conto è avere un sogno; altro conto è essere sempre in fuga”.

Oggi è necessaria anche una grande capacità di adattamento: a tal proposito l’imprenditrice cita un suo ex compagno di scuola che fa il pizzaiolo, un’attività che gli ha permesso di mettere su famiglia e di dedicare il tempo che voleva alla moglie e ai tre figli. “Ma penso anche – aggiunge - a mestieri artigianali che non vuole più fare nessuno o a Brunello Cucinelli, nostro conterraneo, che vende Cashmere in tutto il mondo da un borghetto perugino che ha peraltro restaurato”.

La crisi economica – anche Giorgia Petrini ne è convinta – è però soprattutto frutto della corruzione e dell’avidità degli uomini e, da questo punto di vista “è un dato di fatto che questo sia il momento storico peggiore”. Ognuno nel suo piccolo può però fare molto per insegnare agli altri a prendere le distanze dai cattivi modelli.

Tutti siamo responsabili, dunque, e tutti dobbiamo domandarci seriamente se “rubare” o “pestare i piedi al prossimo”, sia una buona cosa o no. “Finché non ci porremo queste domande - sottolinea l’imprenditrice - da questa crisi non ne usciremo”.