Sperimentare da Gerusalemme la bellezza del carisma di Don Bosco

Messaggio dell'Ispettore Salesiano di Napoli ai confratelli dell'Italia meridionale

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 27 domenica 2012 (ZENIT.org) .- Nella città di Gerusalemme dal 2004 è stata aperta una comunità salesiana, dal nome Ratisbonne, finalizzata alla formazione teologica di giovani confratelli provenienti da tutto il mondo. In questo anno accademico 2011-201e frequentano i corsi di teologia, suddivisi nei quattro anni, 37 giovani salesiani provenienti dall’Etiopia, dall’India, da Haiti, dalla Polonia, dagli Stati Uniti, dalla Birmania, dall’Angola, dal Brasile, dalle Filippine, dalla Spagna, dallo Zambia, dal Vietnam e dall’Italia.

Nei giorni scorsi D. Pasquale Cristiani, Superiore dell’Ispettoria salesiana dell’Italia meridionale, che abbraccia quattro regioni (Campania, Basilicata, Puglia e Calabria), assieme al suo Vicario, D. Angelo Santorsola, è stato a Gerusalemme per visitare Giuseppe Di Sario e Gianpaolo Nicastro, due Confratelli studenti dell’Ispettoria meridionale, che si stanno preparando per ricevere l’Ordine del diaconato.

Volendo informare tutti i confratelli dell’Ispettoria di come ha vissuto le giornate trascorse a Gerusalemme D. Pasquale Cristiani ha inviato loro un messaggio all’inizio del quale descrive di aver vissuto con notevole emozione l’andata «di buon mattino come le ”Pie donne” al S. Sepolcro dove abbiamo avuto il grande dono di celebrare l’Eucaristia nella grotta. Celebrando, ho visto passare la mia vita come un film su quella pietra-altare, dove Gesù si rende presente con la Parola, con il pane e il vino e con i fratelli, con tutti voi carissimi confratelli, insieme ai tanti volti delle tante persone, giovani che segnano la nostra vita e costruiscono la storia di ognuno di noi. È qui che Gesù, obbediente al Padre, è stato innalzato offrendo se stesso e donando la vita per ognuno di noi».

Conseguenza di tale profonda esperienza è stato l’avvertire una forte illuminazione interiore con la quale ha colto «la grazia che il Signore mi ha elargito, e sono sicuro elargisce a tutti, facendoci sperimentare i suoi doni, la sua presenza, nei momenti più difficili, di peccato, di ribellione. Ecco perché è meraviglioso capire e sperimentare la Sua misericordia, il Suo amore nella fragilità, quando permettiamo che Lui sia il Signore della nostra vita, e noi non contiamo più niente».

Consapevole che il sepolcro è l’annientamento di Gesù, d. Cristiani ha sottolineato che proprio là «nasce la vita e fa ripartire straordinariamente, perché è il luogo sia fisico che esistenziale nel quale Gesù non c’è, essendo risorto».

E proprio nel S. Sepolcro l’Ispettore salesiano dell’Italia meridionale ha percepito che i tre voti che costituiscono la vita consacrata, cioè l’obbedienza, la povertà e la castità, «sono la strada maestra per consegnare le redini della nostra vita a Colui che ci ha chiamati per continuare don Bosco oggi». Ed ha avvertito con grande forza interiore che «non possiamo vivere di surrogati e di espedienti vari, ma solo della vera vita che si rende visibile nell’offerta, nell’adempiere in piena libertà la sua volontà».

E comunicando di aver pregato con molta intensità, invita tutti i confratelli dell’Ispettoria a «pregare a lungo affinché il Signore ci faccia comprendere la gioia e sperimentare la bellezza dello stare al suo servizio con il carisma di Don Bosco. Inoltre siamo chiamati sempre più a donarci in pienezza senza paure e riserve e a dare sull’esempio del nostro Padre Don Bosco fino all’ultimo respiro per i giovani».

E facendo riferimento anche alla Quaresima come tempo favorevole per approfondire il senso autentico della propria vita consacrata e citando il messaggio di Benedetto XVI “ Prestiamo attenzione gli uni gli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone” (Eb 10,24 ), l’Ispettore invita tutti i confratelli dell’Italia meridionale a «riconoscere che Gesù, oltre ad essere il modello per vivere la vita teologale: Fede, Speranza e Carità, nella vita e alla scuola di Don Bosco è la forza per vivere per i suoi giovani e soprattutto vivere nella fedeltà i voti di povertà, castità e obbedienza».

Ecco perché, facendo sempre riferimento al richiamo del Papa a tre aspetti particolari dell’autentica e profonda vita cristiana: attenzione all’altro, reciprocità e santità, evidenzia che occorre nel periodo della Quaresima «ripartire riempiendo il nostro quotidiano di Gesù obbediente, povero e casto, morendo ai nostri difetti, peccati, mormorazioni, superficialità, sperimentando il sepolcro nell’impegno fedele di ogni giorno fatto di cose ordinarie, di carità, di silenzio e di offerta per far penetrare il bagliore della certezza della Pasqua».