"Stay calm": Babbo Natale non esiste!

Non distruggiamo la vita dei nostri figli se demitizziamo la magia natalizia, ma se li cresciamo "senza speranza e senza Dio"

Roma, (Zenit.org) Robert Cheaib | 393 hits

Questo articolo fa parte di una rubrica dell’edizione araba di ZENIT che rispondere ad alcune domande poste dai nostri lettori. Non di rado la risposta gioca sul filo dell’ironia per rivelare il «caso serio della fede».

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Distruggo l’infanzia di mio figlio se gli dico che Babbo Natale non esiste?

La risposta alla domanda posta non richiede una specializzazione in teologia. Come potete immaginare, non può essere dogmatica perché non è una questione di categorica morte e vita (per la fede). Ma merita la considerazione per invitarci a riflettere più da vicino sul senso del santo Natale, per mettere in questione alcuni infondati scrupoli che ci facciamo e per ri-guardare e magari salva-guardare l’Essenziale.

Sic

La mia risposta è , rivelare che Babbo Natale non esiste distruggerà la magia dell’infanzia se il Natale per te è solo questione di regali e di racconti leggendari. Sì, distruggerai l’infanzia dei tuoi figli se Babbo Natale è «l’unico mediatore» dell’affetto in famiglia, l’unico elemento di sorpresa e l’unica novità che apre (anzi, chiude) l’anno. Sì, distruggerai l’infanzia dei tuoi figli se li cresci con l’idea di un dio giustiziere, poliziotto, ispettore, onniveggente (o meglio veggente – che iella! – solo dei misfatti). Un Gesù che se sbagli ti viene a castigare di notte, che te la fa pagare, ecc. In tal caso, se uccidi il buono e “morbidoso” babbo Natale, hai rovinato l’ultimo totem.

Et non

Ma la mia risposta è no, assolutamente no, se vuoi «una via migliore». E permettimi – accanto alla raffica di film natalizi (meglio detti babbo-natalizi) – di invitarti a fare da regista e di immaginare qualche scenario alternativo. Ad esempio, ingegnarti per raccontare in un linguaggio semplice, accattivante e comprensibile ai tuoi figli la bellezza di un Dio che ha tanto amato il mondo da farci come regalo non solo cose, ma il nostro stesso essere e soprattutto Se stesso. I vangeli dell’infanzia si prestano così bene ad essere un sequel di racconti serali!

C’è tanta magia nel raccontare la verità dell’Amore e la sua gratuità che non è un mito surreale né una tecnica commerciale, ma che è la «verità del mondo» e il «cuore del mondo». È questo «L'Amor che move il sole e l'altre stelle». E perché non spiegare piuttosto che i regali davanti al presepe e sotto l’albero sono un simbolo, così minuscolo, rispetto al grande regalo di Dio all’umanità, suo Figlio, Gesù Cristo?

Perché non spiegare che, malgrado la crisi, adesso come genitori, zii e zie, nonni e nonne, ci prodighiamo a farci regali, non tanto per i regali, ma perché da Gesù abbiamo imparato che c’è più gioia nel «donare che nel ricevere» e perché la fede ci insegna la bellezza di stare insieme sotto un solo tetto?

Perché non aiutare a capire che Babbo Natale è un «falso d’autore» utile per ricordarci una realtà ancora più bella della finzione, quella dei santi (e in questo caso di san Nicola) che spalancano i cuori alla generosità e all’attenzione verso gli altri perché sono stati visitati e toccati dall’amore di Gesù che «ci ha amati per primi»? Il santo vescovo Nicola amava i bambini «a gratis», non come l’annuncio del Babbo Natale del mio quartiere che recitava così: «Il giorno tot, è possibile prenotare la distribuzione sotto il gazebo del parco comunale dei vostri regali ai vostri bambini con Babbo Natale». E in caratteri più piccoli: «a partire da 3 euro a regalo». Ho cercato di fare un po’ di ermeneutica dell’a partire da pensando a cosa potrebbe essere il criterio: il peso? Le dimensioni? Il colore della carta regalo? O il valore assicurato?

Certo che no!

Non distruggerai l’infanzia dei tuoi figli se al posto del buonista sconosciuto e immaginario saprai sintonizzare l’immagine di Dio a immagine del Bambino del presepe, buttando fuori dalla finestra l’immagine del Grande Inquisitore. Ricordandoti che chi vede Gesù vede il Padre. Sì, quel Bambino è ciò che meglio possiamo dire per capire Dio, è la Parola.

Non distruggerai il Natale se riesci ad aiutare i tuoi figli ad avere i sentimenti di una Thérèse di Lisieux che scrisse prima di ricongiungersi con l’Amore: «Non posso temere un Dio che si è fatto così piccolo per me… Io lo amo… perché non è altro che amore e tenerezza».

La questione di Babbo Natale è molto opinabile e personale. Per questo vorrei alludere a un’esperienza personale. L’anno scorso, ero con mio figlio che aveva tre anni e stavamo facendo le ultime spese del Natale. Il bimbo ha notato che in giro c’erano tanti babbi Natale (umani intendo) di varie taglie e diete. Lui stesso ha avuto i suoi dubbi ed è stata una bella occasione spiegargli, in modo adeguato alla sua età, le varie cose che ho accennato sopra… Per rassicurarvi: finora non mi sono sentito costretto a inviarlo dallo psicologo o a sottoporlo a rehab.

Non distruggiamo la vita dei nostri figli se demitizziamo Babbo Natale. Non sono i miti che danno vita, gioia e serenità. Distruggiamo i nostri figli se li facciamo vivere una realtà senza amore, se li cresciamo etsi Deus non daretur, come se Cristo fosse soltanto un accessorio secondario per la festa che è sua. Distruggiamo i nostri figli se li cresciamo «senza speranza e senza Dio in questo mondo».

Un canto spirituale libanese finisce così: «Senza di Te non si compie la mia letizia. Senza di Te la mia mensa è deserta». Il Pane del Cielo sceso nella «casa del pane» (questo è il significato letterale di Betlemme) è il centro e il senso dell’attuale festa. E quanto è azzeccato lo slogan: «Keep Christ in CHRISTmas». Senza di Lui tutti i contorni non saziano. Lui Desiderio di tutti i nostri desideri. Ricordiamo la sua importanza con queste parole traboccanti di desiderio di Isaia 9 «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete.[…] Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio, […] principe della pace».