Stella della Nuova Evangelizzazione

Lettera ai fedeli della Diocesi di Catanzaro da parte dell'Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone

Roma, (Zenit.org) Eugenio Fizzotti | 449 hits

Partendo dall’accoglienza e dall’aiuto che i parroci e le guide spirituali fanno a tutti i fedeli della Diocesi, Mons Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha diffuso un’originale Lettera a tutti i fedeli all’inizio del mese di maggio  rilevando che «il mese mariano cade nel corso dello speciale “Anno della fede”, voluto e indetto da Benedetto XVI, confermato e sostenuto da Papa Francesco». E pone anche in evidenza che si tratta di un mese che, richiesto di «riscoprire il significato della “porta della fede”, intende fare memoria dei cinquant’anni dal Concilio ecumenico Vaticano II e dei vent’anni dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica». 

Evidenziando che il poeta Dante Alighieri fa pronunciare la celebre preghiera nell’ultimo canto del “paradiso” è anche possibile a Mons Bertolone sottolineare che il testo di Giacobbe parla di “stella” che «illuminerà l’universo intero e il suo splendore brillerà in alto e nelle profondità, rischiarando e riscaldando, anche nel cuore di ciascuno, ottenendo dallo Spirito Santo di vivificare le virtù di ciascuno e di bruciare i vizi di tutti». 

Con estrema lettura sul ruolo della “stella” che, sorta da Giacobbe, illuminerà l’universo intero e nei cuori di tutti può ottenere di orientare in un senso o nelle decisioni nell’altro è soggetto della divina      

Volontà. Questo perché, come riscrive Mons. Bertolone, «la stella che brilla sul mare è davvero una bella metafora per indicarela Beata Vergine che, come madre amorosa, veglia sulle acque dell’esistenza di noi esseri umani, e ci lascia liberi di orientare in un senso ciò che è soggetto alle decisioni della divinità». E rielabora l’opportunità di non allontanare gli occhi dallo splendore della «stella della nuova evangelizzazione così da pregare in forma bella e profonda, rielaborando che si tratti di un’esperienza ricca della contemplazione e del silenzio». E tra le forme di pregare evidenzia la pratica del Santo Rosario nei quattro cicli dei misteri (della luce, della gioia, del dolore, della glorificazione) e sottolinea che «è presente ormai solo in poche famiglie che, mentre con la recita dell’Ave Maria, ripercorrono tutti i momenti salienti della vita di Gesù Cristo, di sua Madre e della Chiesa e favoriscono il confronto con testi che consentono il buio del dolore, la luce di una nuova esistenza,il gaudio della risurrezione». 

E’ la consapevolezza che la preghiera è respiro dell’anima a consentire di non sentirsi sconvolti  nell’esistenza e di poter prendere un coerente atteggiamento di annullare la visione che talvolta esprime la vita impegnativa a livello professionale per cui nella mente e nell’esistenza non ci si sente sconvolti da ambizione, superbia, rivalità aspra, ira, avarizia, desideri disordinati. E facendo riferimento al Papa Benedetto XVI, Mons Bertolone invita a riflettere sull’anno della fede, che è stato inteso come «un pellegrinaggio in cui portare con noi solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche, come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione, ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa espressione, come pure lo è il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato 20 anni or sono».

E’ chiaro, per Mons. Bertolone, che la devozione del mese mariano favorisce l’apprendimento nell’interiorizzazione della fede, facendo esperienza di Dio soprattutto nella preghiera. Inoltre «la devozione mariana non allontana dalla vita vissuta con tutti i suoi problemi, come pure non è inadeguata al mondo giovanile la cui realtà, ancora poco ascoltata, è assai complessa sul piano sociale e spesso strumentalizzata dalle forze del male, mentre può benissimo riemergere e prodigarsi nella rinascita della società». 

L’attenzione rinnovata alla preghiera dei giovani da parte degli adulti, dei genitori e degli educatori «riconoscerà in essi non soltanto il futuro del nostro Paese e delle nostre città, ma soprattutto il futuro del nostro Presente a partire dal quale, sotto il manto di Maria, possono aiutarci a pregare in grande, nonostante tutto. Ciò vuol dire che l’aiuto offerto da Maria consente di preparare alacremente un domani nuovo per noi, per i nostri quartieri e territori, sottraendolo alla grinfie della delinquenza e dell’illegalità». 

E poiché il Concilio Ecumenico Vaticano II nel testo Lumen Gentium presenta Maria come Mater-ecclesiae, e illustra attentamente la sua funzione nel mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico, è significativo, come  sottolinea Mons. Bertolone, che «nel paragrafo 54, certamente Maria nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e più vicino a noi, per cui è significativo passare per lei, quasi come ponte che, a Dio permette la consegna dei voleri e dei comandamenti dell’Altissimo e, insieme, a noi permette di presentare al trono  divino i nostri pensieri, le nostre aspirazioni e i nostri santi desideri». 

E’ piacevole a un certo punto della sua Lettera ai fedeli della Diocesi il richiamo positivo fatto da Mons. Bertolone ai numerosi santuari presenti nella Diocesi di Catanzaro-Squillace, tutti dedicati alla Madre di Dio e «sorti perchéla Verginevi è apparsa operando conversioni e miracoli e ciò favorisce di prendere volentieri spunto dal mese mariano per fare dei pellegrinaggi in qualcuno di questi luoghi santi, dove dopo la confessione e la comunione potremo assumere davanti a Maria l’impegno solenne della nostra conversione». Ed è interessante il richiamo a una preghiera risalente al  IV secolo: «Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». E conclude la lettera invitando tutti a pregare «per le vocazioni, per i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, per il bene della diocesi e per me».