“Stop” ai suicidi di agricoltori: priorità di “Caritas India”

L’organismo cattolico propone il programma integrato “Salva gli agricoltori-Salva l’India”

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BOMBAY, giovedì, 8 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Frenare i suicidi di agricoltori nel Paese è attualmente la priorità della principale Organizzazione Non Governativa (ONG) nazionale della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India (CBCI), la “Caritas”.



Per questo ha ideato un programma integrato, chiamato “Salva gli agricoltori-Salva l’India”, di cui la CBCI ha diffuso i dettagli con una nota informativa di “Sar News”.

“Un avvicinamento integrato allo sviluppo della regione agricola include una gestione sostenibile delle risorse naturali, micro-crediti e il rafforzamento degli agricoltori per lottare contro gli elevati tassi di suicidio tra gli emarginati”, ha detto lunedì alla suddetta agenzia indiana padre Varghese Mattamana, direttore esecutivo di “Caritas India”.

Il sacerdote ha annunciato che il fulcro dell’attenzione dell’organismo cattolico di aiuto, quest’anno, è sugli agricoltori poveri ed emarginati; destinerà gran parte delle sue possibilità economiche annuali anche al piano di sviluppo integrato destinato agli agricoltori.

“Pianifichiamo un intervento su larga scala contro i suicidi di agricoltori in tutto il Paese basandoci sulla nostra implementazione, coronata dal successo, del programma nel distretto di Wynad [nello Stato] del Kerala, dove siamo riusciti a contenere i suicidi di agricoltori”, ha spiegato da Bombay il responsabile della “Caritas” del Paese.

Nel suddetto distretto, più di duemila agricoltori poveri ed emarginati che si sono uniti a un gruppo di auto-aiuto del piano di sviluppo di “Caritas India” non sono giunti al suicidio.

Sono stati aperti più di 250.000 di questi gruppi tra le comunità emarginate dell’India, ha confermato.

I membri dei gruppi “hanno raggiunto capacità di leadership e di gestione per approfittare al massimo delle loro scarse risorse e dell’accesso a quelle di banche e istituzioni del Governo per migliorare la loro qualità di vita”, ha proseguito.

“Vogliamo portare questa strategia nella regione di Vidharbha nel Maharashtra, per arrivare agli agricoltori là dove i tassi di suicidio sono aumentati”; “ciascuno di noi – ha osservato – è responsabile della costruzione di un’India più forte e quindi abbiamo bisogno di politiche che siano molto più efficaci”.

Il programma integrato del distretto di Wynad ha aiutato a contenere i suicidi di agricoltori grazie all’intervento di “Caritas India”.

Per questo l’organismo ha pianificato di potenziare questa strategia e di diffonderla in altre zone del Paese, come il Maharashtra o lo Stato del Gujarat, ha sottolineato padre Mattamana.

Organizzazione senza scopo di lucro, “Caritas India” è il braccio di carità della CBCI. Da più di quarant’anni dispiega i suoi sforzi umanitari e di sviluppo, assistendo poveri ed emarginati senza distinzione di casta, credo o razza.

La rete di “Caritas India” è formata da 144 società di servizio sociale , 11 forum religiosi e ONG associate che lavorano per lo sviluppo umano sostenibile e la gestione dell’ambiente.

Già in varie occasioni, la Chiesa in India ha lanciato l’allarme per il dramma dei suicidi tra i lavoratori rurali, oppressi dall’indebitamento eccessivo.

Statistiche ufficiali citate dall’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere “AsiaNews.it” rivelano 4.000 morti, negli ultimi 5 anni, tra i coltivatori di Maharashtra, Andhra Pradesh, Karnataka e Kerala, anche se statistiche indipendenti parlano di 18.000 morti.