Storia di due famiglie spezzate

La rassegna dei film in concorso al Fiuggi Family Festival si chiude con "Nobody Owns Me" e "Locke"

Fiuggi, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 210 hits

La rassegna dei film in concorso al Fiuggi Family Festival è proseguita ieri sera con la proiezione di Nobody Owns Me, diretto da Kjell-Ake Andresson.

Si tratta della pellicola più “politica” di questa edizione del Festival. Vi si racconta della traumatica separazione tra Katja (Tanja Lorentzon) e Hasse (Mikael Persbrandt), causata anche dalla diversa estrazione sociale.

La figlia della coppia, Lisa (Ida Engvoll da bambina; Saga Samuelsson da adolescente; Ping Mon Wallén da adulta) viene affidata al padre, il quale sin dai primi anni di vita, la educa al mito della classe operaia e si professa comunista in un paese come la Svezia in cui anche i socialdemocratici, da sempre al governo, sono visti da Hasse come dei biechi reazioni al soldo del capitalismo americano.

Conducendo la vita grama degli operai e lamentandosi di lavorare otto ore di cui solo quattro pagate, Hasse, come tanti della sua generazione, diventati adulti negli anni ’60, si consola fantasticando su Cuba, raccontata alla figlia come un paradiso artificiale dove la giustizia sociale è una realtà e dove “nemmeno esiste l’inverno”.

Gli anni, però, passano e la distanza tra sogno e realtà si rivela molto più vasta e incolmabile di quanto previsto. Hasse è sempre più schiavo dell’alcool che produrrà in lui effetti penosi. Anche l’educazione permissiva che ha dato alla figlia non ha funzionato: Lisa aveva bisogno di un padre, non di un amico…

Locke, diretto da Steven Knight, è sicuramente la più originale pellicola trasmessa quest’anno a Fiuggi Family Festival. Non vi è alcuna azione ma, in compenso tantissima suspense e, in meno di un’ora e mezza, lo spettatore segue col fiato sospeso la vicenda di Ivan Locke (Tom Hardy) dai dialoghi telefonici che egli intrattiene con la moglie, i figli, i colleghi di lavoro e l’amante.

Tutto il film si regge sulla sola immagine di Locke alla guida della propria automobile, inquadrato da mille angolazioni diverse. L’apparente calma iniziale del protagonista si dissolve fotogramma dopo fotogramma nell’irruzione inesorabile di un destino a cui, Locke, dotato di un senso etico spietato tutto di marca anglosassone, non potrà sottrarsi.

Da una breve relazione con una donna sola e depressa, Locke ha concepito un figlio che sta per nascere e, pur amando solo la moglie, accetterà di assistere al parto, abbandonando così la famiglia. Contemporaneamente, non presentandosi al lavoro, viene licenziato in tronco dal suo prestigioso ruolo di dirigente in una ditta di costruzioni.

Le conversazioni telefoniche si intrecciano con i dialoghi immaginari tra Locke e il padre naturale che non l’ha mai riconosciuto e del quale vuole in un certo senso espiare l’errore.

Locke è un film che farà discutere sia per l’originale sceneggiatura, sia per l’esito della storia che, può essere interpretato come una sorta di nemesi del perbenismo britannico e della cultura libertina che ad esso si intreccia e del quale è una sorta di rovescio della medaglia.

Con Locke si è chiusa la rassegna dei film in concorso al Fiuggi Family Festival 2014, arricchito da numerose proiezioni fuori concorso di illustri pellicole vecchie e nuove: da Pane, amore e fantasia a Central do Brasil, da Sole a catinelle a Terraferma, da Gli incredibili all’intera serie di Shrek.