Storia di un popolo e di una nazione che alcuni vorrebbero cancellare

Al Meeting, una mostra e un dibattito sull'Armenia, la prima nazione che abbracciò il cristianesimo

Rimini, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 394 hits

Si è svolto ieri, 18 agosto, al Meeting di Rimini, un incontro dedicato alla storia di una nazione e di un popolo che per primi abbracciarono il cristianesimo e che sopravvissuti al genocidio cercarono di far riconoscere il loro diritto ad esistere. Stiamo parlando dell’Armenia, terra di cultura antichissima e prima nazione a fare del cristianesimo la propria religione.

Nel Padiglione C1 del Meeting, all’Armenia è dedicata una intera mostra fotografica a cura di Graziella Vigo, giornalista di fama internazionale. Intervistata da “Meeting Quotidiano” la Vigo ha detto che l’Armenia “è un paese rimasto ai tempi di Gesù”, una nazione ed un popolo sparso tra Turchia, Georgia, Iran e Azerbajan, territori segnati dalla fede e dal sangue dei martiri cristiani. Un popolo sopravvissuto ai grandi imperi: romano, persiano, ottomano, russo, e che i turchi hanno cercato di sterminare.

Nell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio al Meeting di Rimini, l'autrice dell'esposizione ha letto la lettera di Padre Elia, Abate di San Lazzaro degli Armeni, nell’omonima Isola della laguna di Venezia. “Amorosa testardaggine di Dio che non abbandona mai l’uomo” ha scritto l’Abate, benedicendo il Meeting che - ha detto - sottolinea “la volontà di incontrare il proprio simile” nella speranza che “l’incontro di uomini di buona volontà possa lievitare di anno in anno”.

All’incontro è intervenuto anche Joseph Oughourlian, amministratore delegato di Amber Capuital Investement Management, il quale ha ricordato il genocidio del 1915, quando i Turchi uccisero un milione e mezzo di armeni su un totale di tre milioni. I sopravvissuti al massacro si sono sparsi nel mondo, così che oggi, su dodici milioni di armeni, nove vivono nella diaspora in Russia, Stati Uniti, Francia e italia.

Oughourlian ha spiegato che essere cristiani è il principale tratto identitario degli armeni, e che dal 1992, quando cioè è nata la Repubblica d’Armenia, si sta cercando di ricreare un legame forte con la diaspora.

A questo proposito Sarkis Ghazaryan, ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, ha ricordato la storia del risorgimento armeno e l’indipendenza cercata e conquistata dall’Unione Sovietica. “La nostra – ha sottolineato – è una “resistenza perpetua” per difendere  “la democrazia, i diritti civili e la libertà di espressione “ che “sono un eccezione e non la regola nella regione in cui ci troviamo”.

Caroline Cox di Queensbury, fondatrice dell’associazione umanitaria Aid Relief Trust, e vicepresidente della Camera dei Lord Inglese, ha raccontato invece che all’origine della conversione dell’Armenia ci fu San Gregorio. Il Santo era in carcere in una cavità sotterranea da circa tredici anni quando venne chiamato per guarire l’allora re dell’Armenia. La guarigione miracolosa portò, nel 301, alla realizzazione dell’Armenia come “prima nazione cristiana della storia”, ha detto la Cox.

Della cultura e della storia dell’Armenia ha parlato anche la scrittrice Antonia Arslan, autrice del bestseller “La masseria delle allodole”, in cui si racconta il genocidio degli armeni in Turchia. La scrittrice ha raccontato delle numerose piccole croci incise nella roccia del monastero di Xor Virap, già prigione di San Gregorio l’illuminatore, che, secondo lei, “sono le croci del ricordo, tracciate dai sopravvissuti al genocidio del 1915, nella speranza che qualche persona cara le potesse riconoscere”.

Graziella Vigo ha infine confessato di essere, da trent'anni, una giornalista e fotografa che “ha ancora la capacità di meravigliarsi”. Fotografando l’Armenia, ha detto, "ho scoperto un luogo dove la natura è ancora intatta e dove la natura e l’uomo si trovano in un contatto speciale”. “Il popolo armeno - ha concluso – ha fede e cultura, due valori che nel nostro mondo si incontrano sempre più di rado”, per questo motivo è “un popolo speciale che oggi vive il suo diritto alla speranza”.