Sull'immigrazione ripartiamo dalla famiglia

Il presidente Belletti: "La famiglia, oltre ad essere spinta verso la migrazione, è anche fattore di integrazione e stabilizzazione per i migranti"

Roma, (Zenit.org) | 279 hits

“Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie?”. Papa Francesco ha insistito molto, durante il suo pellegrinaggio a Lampedusa sulla dimensione familiare dei viaggi della speranza e delle tragedie che talvolta ne derivano.

«Spesso i percorsi migratori sono “progetti familiari” di ricongiungimento o di esodo dalla povertà» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari. «È quindi in chiave familiare che il fenomeno immigrazione va letto ed affrontato. La famiglia, oltre ad essere spinta verso la migrazione è anche fattore di integrazione e stabilizzazione per i migranti, fattore insostituibile di protezione per ogni persona e di promozione di responsabilità sociale. Il ricongiungimento familiare deve dunque essere considerato strumento strategico per migliorare la qualità dei processi di integrazione e di responsabilizzazione delle persone migranti.

Un obiettivo per i migranti ma anche per le popolazioni che li accolgono. Per questo rinnoviamo la proposta avanzata dal Forum alla Conferenza della famiglia del 2010 di aprire percorsi preferenziali per l’immigrazione di nuclei familiari e comunque di facilitare i ricongiungimenti ma anche di promuovere percorsi che portino al riconoscimento del diritto di cittadinanza ai nuclei familiari stabilmente residenti in Italia.

Così come è urgente una soluzione di rapida inclusione per riconoscere la cittadinanza ai bambini che, nati nel nostro Paese da genitori stranieri, crescono in tutto e per tutto da italiani, nelle nostre scuole, nei nostri oratori, nelle nostre squadre giovanili di calcio, pallavolo, ecc». «Il “familiare”conclude Belletti «è un linguaggio universale che aldilà delle culture e dei costumi, unisce e crea condivisione. La condivisione crea integrazione e convivenza pacifica».