"Sulla Siria troppa superficialità da parte dei media"

Secondo Aiuto alla Chiesa che Soffre la situazione reale è molto più complessa

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ROMA, lunedì, 9 luglio 2012 (ZENIT.org) - «I siriani sono indignati. Quando leggono le notizie riportate nei nostri Paesi si sentono ingannati e usati, e credono che l’Occidente insegua unicamente i propri interessi». Padre Andrzej Halemba, responsabile internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre per la sezione Asia-Africa, ha denunciato la superficialità dei mezzi di comunicazione occidentali nel raccontare gli attuali avvenimenti in Siria.

«Come opera caritativa ACS non interviene in ambito politico – ha aggiunto il sacerdote - ma non si può tacere una situazione che è molto più complessa di quella descritta dai media. L’informazione non può continuare a scegliere la strada più facile».

Le dichiarazioni di vari esponenti della Chiesa siriana, con cui padre Halemba è costantemente in contatto, compongono un quadro assai più articolato: rivendicazioni egemoniche, tensioni tra le diverse correnti musulmane, faide tribali, vendette, rappresaglie. Fatti all’ordine del giorno che insieme all’aumento della criminalità alimentano l’instabilità nel Paese.

Nei giorni scorsi un membro del clero locale – che per motivi di sicurezza ha preferito mantenere l’anonimato – ha segnalato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la scarsa attendibilità dei mezzi di comunicazione, autori di «sfacciate manipolazioni».

«Assistiamo a volgari falsificazioni che, senza vergogna, trasformano piccole proteste in immense manifestazioni con centinaia, se non migliaia di dimostranti». Stando a quanto riferito ad ACS, i giornalisti ignorerebbero volontariamente le testimonianze oculari e in molti casi le immagini fornite sarebbero fotomontaggi creati utilizzando fotografie della guerra in Iraq e di altri conflitti recenti.

Profondamente preoccupati per quanto sta accadendo in Siria, i vertici di Aiuto alla Chiesa che Soffre hanno deciso di stanziare un contributo straordinario di 130mila euro. 50mila euro saranno destinati ai siriani intrappolati nella città vecchia di Homs, che rischiano di morire di fame perché tutte le vie di rifornimento sono state interrotte. «Queste persone sono utilizzate come scudi umani – riferisce la fonte anonima ad ACS – ma le loro condizioni potrebbero migliorare se solo fosse aperta la strada agli aiuti umanitari».

Non è molto diversa la sorte delle circa 230mila persone che sono riuscite a fuggire da Homs. Aiuto alla Chiesa che Soffre sta raccogliendo fondi anche per sostenere le 500 famiglie cristiane che hanno trovato rifugio a Marmarita, villaggio del nord-ovest vicino alla frontiera libanese. La Fondazione ha promesso a monsignor Nicolas Sawaf, arcivescovo di Lattaquie dei greco-melkiti, 80mila euro che garantiranno alle famiglie viveri per almeno sei mesi.