Suor Maria Gloria Riva analizza l’ “Ultima Cena” di Leonardo da Vinci

L\'arte come chiave di lettura della fede

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ROMA, mercoledì, 26 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Il sito di cultura cattolica (www.culturacattolica.it) diretto da don Gabriele Mangiarotti ha appena annunciato l’uscita del DVD \"Il Codice dell’Amore\", che offre una lettura affascinante de “L’Ultima Cena”, il capolavoro di Leonardo Da Vinci.



Secondo don Gabriele, il DVD che si può acquistare anche sul sito www.mimep.it, “pur nella semplicità dei mezzi usati per realizzarlo, sembra particolarmente utile a tutti coloro che vogliono accostarsi a questo dipinto senza lasciarsi fuorviare da letture false, fuorvianti e morbose come quella fatta da Dan Brown nel libro ‘Il Codice da Vinci’”.

Autrice de “Il Codice dell’Amore”, suor Maria Gloria Riva, Adoratrice perpetua del SS.mo Sacramento, ha rilasciato una intervista a ZENIT.

Una monaca di clausura ed internet: è uno strano binomio. Da dove è nata questa esperienza? Quali ne sono le ragioni? E le caratteristiche?

Suor Maria Gloria: Il nostro modo di essere claustrali è stato fin dall’inizio un essere lievito e luce nella città. Nel 1789, anno della Rivoluzione francese, in un oscuro paesino dello Stato Pontificio, una giovane novizia di 17 anni, ebbe una straordinaria rivelazione. Il 19 febbraio, giovedì grasso, mentre suorr Maria Maddalena dell’Incarnazione – questo il nome della novizia – riassettava il refettorio, una delle pareti dello stesso si spalancò verso l’infinito. In quella parete ella vide figure angeliche in vesti bianche e stole rosse che lodavano Cristo, vivo e presente nell’ostia santa. Il Signore le fece capire che voleva anche sulla terra persone che lo adorassero nel SS.mo Sacramento.

Si preparavano giorni, infatti, in cui la perdita della fede e dei valori della fede avrebbe condotto l’uomo al relativismo assoluto, per questo Dio le consegnava una missione: ridare all’uomo un centro verso il quale orientarsi per restituire senso e scopo all’esistenza. Ella fondò pertanto nel cuore della città di Roma un Monastero di Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento che fosse oasi di silenzio e di contemplazione per tutti: sacerdoti, religiosi e laici.

Madre Maria Maddalena non si contentò tuttavia di mettere al centro della vita della città l’Eucaristia attraverso la presenza di un Monastero ad essa dedicato, non si contentò neppure di far leggere alle sue monache, durante le ore di adorazione, ad alta voce – cosa del tutto inusuale a quel tempo – brani che fossero preghiera e anche catechesi per il popolo sull’Eucaristia, ma volle segnalare i turni di adorazione con tre tocchi di campana per chiamare tutti, anche i più distratti, all’incontro con Cristo Presente nel Sacramento.

Nella Roma di quel tempo, tutta giacobina, dove le campane si sarebbero volentieri fatte tacere, il gesto rappresentò una vera provocazione. Ma oggi? Come segnalare oggi questa Presenza in un mondo distratto e per il quale il suono delle campane – nella migliore delle ipotesi – è uno dei tanti suoni della città? Oggi occorrono nuove forme e tra le varie iniziative che sono state messe in campo per rispondere a tali interrogativi, c’è stata quella di entrare, sia pure con discrezione, nel grande universo della rete. Internet ci è parsa infatti la nuova piazza, la nuova città dove far risuonare questo annuncio, dove essere, noi stesse, la nostra presenza, il segno di una Presenza Altra quella di Gesù Eucaristia.

Che cosa può raccontare di questa esperienza di comunicazione? Riguardo soprattutto alla sua vocazione contemplativa di monaca di clausura?

Suor Maria Gloria: La nostra preghiera è tutta in uno sguardo. E lo sguardo è la strada più diritta per arrivare al cuore. Così, per me, comunicare la fede è comunicare un nuovo modo di guardare, è offrire all’uomo un nuovo sguardo. E’ solo acquistando occhi nuovi che è possibile riscoprire la Presenza e rigustare la preghiera. Ho adoperato perciò, fin da subito, nei miei incontri con i gruppi laicali di vario tipo, l’opera d’arte come mezzo potente di comunicazione della fede attraverso lo sguardo.

Un altra esigenza che ho avvertito fin dai miei primi passi nell’esperienza di vita monastica, è stata quella di comunicare la bellezza e lo stupore per un contenuto, per un messaggio, per una Presenza – come appunto dice il titolo del mio libro – che la Bellezza comunica e che, spesso, va oltre la forma estetica senza peraltro avvilirla o sconfessarne la valenza.

Questa passione, ma vorrei dire di più, quest’istanza di comunicare mi ha portata ad interessarmi a internet. Non ne sarebbe nata una collaborazione così attiva e feconda però, se non fosse nata una grande amicizia con don Gabriele e con altri collaboratori del sito “Cultura Cattolica”. Trovare compagni di viaggio che desiderano testimoniare con passione la verità e che, per questo, mettono a disposizione le loro risorse non è facile, quando accade è una specie di miracolo! A me è accaduto e sono grata alla provvidenza che lo ha permesso. Poco dopo la mia collaborazione con Cultura Cattolica, anche alcuni laici che seguono da vicino la nostra spiritualità, gli Adoratori Missionari dell’Unità, hanno aperto un loro sito www.Beth-or.org . Qui, oltre ai miei commenti sull’arte, sono offerti anche sussidi per l’adorazione, la preghiera e la riflessione.

Ha da poco concluso un’opera di commento (su DVD) del grande dipinto di Leonardo, “L’Ultima Cena”. Che cosa vi ha trovato e scoperto? Che cosa propone nella sua lettura? E come pensa di poter aiutare i giovani che l’incontrano vincendo pregiudizi e falsità?

Suor Maria Gloria: Ogni volta che mi accosto ad un opera d’arte si solleva un mondo e s’incontra un’esperienza. Nel caso di Leonardo poi, il mondo è quello curioso e aperto della Rinascenza e l’esperienza è quella di un uomo affascinato dal Mistero. Leonardo soffriva i confini di una Chiesa (e di una società) troppo stretta per le sue vertiginose prospettive. In Leonardo c’è qualcosa della migliore laicità del presente, c’è una religiosità pensante e densa di interrogativi, interrogativi che emergono dalla danza delle mani degli apostoli. In Leonardo c’è la passione per l’uomo, per la mappa inesplorata dei suoi lineamenti così rivelatori di un’identità, di una passione per la vita e di una domanda sul Mistero. In Leonardo c’è, ancora, l’interesse colmo di rispetto per l’uomo Gesù e il vibrare di un interrogativo profondo circa il suo essere Dio. Insomma Leonardo non ha dipinto il Cenacolo, lo ha rivissuto, attualizzandolo in un oggi eterno che obbliga chiunque lo guardi a confrontarsi con gli apostoli e a farsi la domanda fondamentale della vita: dove sei rispetto alla verità? Uno di voi mi tradirà, è il punto focale da cui Leonardo guarda l’ultima cena. Ciascuno si deve confrontare con quest’ora, l’ora del tradimento e della croce e decidersi per la verità.

Non è la prima volta che si fa aiutare dalle opere d’arte per comunicare la fede. Ma c’è chi dice che una lettura di fede \"cattolica\" è proprio il contrario di quanto la parola esprima: invece che apertura a 360 gradi, essa sarebbe una lettura parziale, riduttiva e schematica. In che modo la sua fede l’ aiuta a comprendere meglio la cultura che incontra, nelle sue varie espressioni e nei suoi tentativi?

Suor Maria Gloria: Per comprendere un uomo è necessario conoscere le sue radici, la sua cultura. Si sono compiuti errori gravissimi anche nella Chiesa per aver letto – ad esempio – il Vangelo alla luce della nostra cultura occidentale, ignorando completamente il retroterra culturale ebraico e della diaspora. Così, per commentare un’opera d’arte occorre scandagliare l’epoca, le motivazioni e persino le contraddizioni che l’hanno vista sorgere. Un dipinto esprime sempre le certezze, le speranze e le domande di chi lo ha eseguito. Le stesse scuole e correnti pittoriche, del resto, erano frutto di una riflessione e di una ricerca che investiva spesso le istanze di un’epoca. Per entrare nella lettura di un’opera bisogna dunque, spogliarsi di se stessi, con umiltà, e lasciarsi condurre per mano dall’autore.

Per leggere un’opera d’arte sacra o religiosa allora è necessario lo sguardo della fede, il più terso, il più obiettivo e il più acuto per capirne (e carpirne) la profondità. La fede è necessaria alla lettura di un’opera anche qualora il suo autore non sia stato particolarmente credente. L’artista riceve sempre il suo dono dall’alto e l’ispirazione è una forma a volte inconsapevole di preghiera. Nella maggior parte dei casi poi, l’artista europeo ha radici cristiane alle quali attinge per realizzare la sua opera o soddisfare le esigenze del committente.

Quali sono i suoi progetti futuri, nel campo dell’espressione?

Suor Maria Gloria: Sono in corso due pubblicazioni. Un libro dal titolo ‘Frammenti di Bellezza’ sulla preghiera letta attraverso l’esperienza della nostra fondatrice, Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, e attraverso alcune opere di grandi artisti: Giotto, Piero della Francesca, Raffaello, Rembrandt, Millet, Dalì.

Un secondo testo invece, vorrebbe essere uno strumento per comprendere più a fondo la Messa attraverso l’arte. Si prendono in esame gli affreschi di una chiesa, quella del nostro Monastero, dedicata a santa Maria Maddalena e santa Teresa d’Avila. È singolare vedere come un edificio minore, quale è questo, del tutto anonimo di fronte alle cattedrali di Monza e Milano, offra una così preziosa testimonianza di arte e fede. Il libro mi auguro, possa anche aiutare a riscoprire gli innumerevoli piccoli tesori disseminati nelle nostre città che rischiano di andare perduti a causa, appunto, di una mancata valorizzazione e di una adeguata lettura che ne faccia gustare la bellezza e il valore della testimonianza.

Lei incontra spesso i giovani e parla al loro cuore anche con l’arte. Qual è la raccomandazione che gli rivolge?

Suor Maria Gloria: Ai giovani dico spesso di avere cara la ragionevolezza della fede e di non rinunciare a quella percezione del vero che mette in fuga i luoghi comuni, affina il senso critico e apre il cuore alla verità, anche a quella che va contro le proprie convinzioni.

Un giovane tedesco, pastore luterano, un grande testimone della fede e della libertà, Dietrich Bonhoeffer, anelava ad essere un uomo completo, anthropos theleios.

Diventare uomini completi, capaci cioè di non rinunciare a nulla di ciò che è vero e autenticamente umano in nome di una ideologia, di un sistema, di un successo o di qualunque altra cosa, è il modo più giusto per vivere e, dunque, anche il modo più corretto per leggere un’opera d’arte.

Quest’anno a Bari ho fatto un’esperienza entusiasmante. Vista l’eccezionalità dell’anno eucaristico ho avuto la possibilità di accogliere l’invito di monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari, e partecipare a una delle tavole rotonde previste nel programma del Congresso Eucaristico.

L’incontro con i giovani è il ricordo più bello che mi sono portata a casa. L’amicizia con alcuni di loro è continuata e, dopo Colonia e gli appelli affascinanti di Benedetto XVI, è sorto un gruppo di giovani adoratori missionari con i quali proseguo queste conversazioni su arte, fede, Parola ed esperienza di vita.

Il gruppo si chiama IGAM, un acronimo che, letto a rovescio, rimanda ai Magi: solo dall’Eucarista, infatti, celebrata e adorata, scaturisce quella luce che rinnova lo sguardo e ci rende, sull’esempio dei Magi, testimoni della Bellezza e della Verità.