Svelata la storia della rete di assistenza Vaticana alle vittime della guerra

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 9 luglio 2004 (ZENIT.org).- I due volumi pubblicati dall’Archivio segreto vaticano con il titolo “Inter Arma Caritas” rivelano in dettaglio come era organizzata e come agiva la rete di assistenza vaticana alle vittime della seconda guerra mondiale.



Francesca di Giovanni e Giuseppina Roselli spiegano nell’introduzione all’Inventario la storia dell’Ufficio Informazioni Vaticano (1939-1947), il centro vitale da cui veniva coordinata l’opera di assistenza.

Per i lettori di ZENIT riportiamo una sintesi della storia raccontata dalle due curatrici del lavoro di archivio.

La sede dell’Ufficio Informazioni Vaticano era inizialmente all’interno della segreteria di Stato, sezione affari ordinari nel cortile di san Damaso. A dirigerlo era il russo monsignor Alexander Evreinoff coadiuvato, nelle vesti di segretario, da don Emilio Rossi. Inizialmente c’erano due impiegati e le richieste di informazioni non oltrepassavano la sessantina al giorno.

Principali interlocutori e in stretto e continuo collegamento con l’Ufficio erano i rappresentanti pontifici all’estero, i nunzi, i delegati, i vicari che nelle loro sedi avevano organizzato uffici informazioni conformi ed in corrispondenza a quello già esistente in Vaticano.

In essi si ricevevano i moduli inviati dalla Santa Sede e si spedivano quotidianamente, tramite corriere, le risposte e le richieste su formulari appositamente stampati con lo stemma della rappresentanza pontificia.

Inoltre durante le periodiche visite pastorali svolte nei campi di concentramento e negli ospedali, gli stessi incaricati del Papa, oltre a provvedere ai bisogni religiosi e recare conforto spirituale, distribuivano direttamente ai prigionieri posta e sussidi, quali libri, medicinali, pacchi viveri, vestiti, sigarette, strumenti musicali ecc.

Tanto che il loro impegno assistenziale venne spesso ostacolato dai governi stranieri.

Un sensibile cambiamento dell’attività dell’Ufficio Informazioni si ebbe con l’avanzata tedesca in Olanda, Belgio e Francia, iniziata nella primavera del 1940 e seguita il successivo 10 giugno con l’entrata in guerra dell’Italia.

Il numero di richieste passò a centinaia al giorno e le persone addette da due passarono a 16.

Date le difficoltà di comunicare con le popolazioni dei paesi occupati sorse l’idea di avvalersi della collaborazione della “Radio Vaticana”. Le radiodiffusioni della sezione radio ebbero inizio il 20 giugno del 1940 e continuarono raggiungendo via etere tutti i paesi che venivano coinvolti dal conflitto mondiale.

Nel 1944 la “Radio Vaticana” raggiunse il numero di 63 trasmissioni settimanali con un traffico di messaggi che toccava la cifra di 27.000 al mese.

La radio trasmetteva in giorni ed orari prestabiliti, liste di nominativi dei prigionieri, civili o militari e dei dispersi, con notizie e messaggi captati dalle nunziature, delegazioni e curie diocesane che ne curavano poi l’inoltro alle famiglie in trepida attesa.

Per velocizzare e aumentare la quantità di messaggi si captavano e si mandavano in onda numeri convenzionali in sostituzione di intere frasi, per esempio 3 significava “sto bene”, 11 “aspetto vostre notizie”, 13 “il mio indirizzo è il seguente”.

Agli inizi del 1941 in seguito all’estendersi della guerra le attività dell’Ufficio subirono un balzo in avanti, le richieste quotidiane aumentarono fino a 2.000 e il personale salì ad un centinaio di addetti.

Il lavoro era così tanto che fu necessario spostare l’ufficio. Il primo aprile 1941 l’ufficio si trasferì al palazzo San Carlo. La nuova sede venne suddivisa in due parti, una destinata al lavoro interno l’altra all’accoglienza di centinaia di postulanti che quotidianamente accedevano ai locali per attingere informazioni verbali e riempire moduli di richiesta.

Ancora più numerose le richieste che arrivavano per posta. Per ogni lettera veniva compilata una scheda con tanto di numero d’ordine e di protocollo. L’ufficio accoglieva, senza distinzioni di lingua, razza, religiose e stato sociale tutte le istanze che pervenivano in Vaticano.

Tutte le pratiche prodotte dalle varie sezioni dell’Ufficio Informazioni suddivise per migliaia venivano a fine giornata collocate in apposite scatole di legno.

Lo schedario cuore pulsante dell’Ufficio veniva aggiornato quotidianamente. All’immenso lavoro collaboravano i volontari dell’Azione Cattolica e numerosissime suore appartenenti a decine di congregazioni religiose diverse.

Concluso l’iter di elaborazione negli uffici distaccati, tutti i moduli si raccoglievano nella sezione risposte, che curava l’aggiornamento delle schede e la trasmissione delle notizie alle famiglie.

Ogni Settimana il Sostituto della Segreteria di Stato monsignor Giovanni Battista Montini convocava una riunione a cui partecipavano monsignor Evreinoff, don Rossi, monsignor Angelo Baragel per la “Radio Vaticana”, insieme agli altri prelati e monsignori di Curia.

I verbali di queste riunioni erano sottoposti alla visione del Papa il quale li approvava, complimentandosi ed esortando il personale a continuare il delicato lavoro loro affidato.

Tra le varie funzioni della sezione tedesca c’era quella di prendersi cura dei cittadini ebrei residenti nei territori occupati o controllati dalla Germania. L’invio della corrispondenza indirizzata ai tedeschi e slavi di religione ebraica veniva periodicamente sospesa perchè le richieste inoltrate tornavano in Vaticano, fermate e respinte dalla censura tedesca.

Degli ebrei in Slovacchia a Croazia si occupava l’Opera di San Raffaele diretta da padre Anton Weber nella chiesa dei Pallottini in via dei Pettinari a Roma.

Nella seconda metà del 1942, per divulgare la vasta opera di assistenza umanitaria e caritatevole promossa da papa Pacelli in favore delle vittime della guerra e dare loro ampia voce, l’Ufficio Informazioni curò la stampa della rivista mensile “Ecclesia”, il cui ideatore, sostenitore e direttore fu monsignor Montini.

“Ecclesia” fu la voce dell’Ufficio Informazioni dal settembre 1942 fino al dicembre 1945.

Nel corso del 1943 l’ufficio raggiunse il suo acme con petizioni quotidiane che toccavano punte di varie decine di migliaia. Con un consistente aumento di personale che raggiunse le 600 unità.

L’Ufficio Informazioni Vaticano chiuse la sua attività il 31 ottobre 1947.