Svelato il mistero della gioia cristiana

Padre Cantalamessa spiega come Cristo ha ribaltato il rapporto tra piacere e dolore: non più un piacere che termina in sofferenza, ma una sofferenza che porta alla vita e alla gioia

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di Antonio Gaspari

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 21 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Con straordinario acume e chiarezza padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.Cap, Predicatore della Casa Pontificia, ha spiegato oggi nella Cappella Redemptoris Mater alla presenza di Papa Benedetto XVI, perché il cristianesimo è la religione della gioia.

Nella terza predica di Avvento il Predicatore della Casa Pontificia ha ricordato l'invito del Papa a riscoprire “la gioia dell’incontro con Cristo”, per dare alimento alla nuova evangelizzazione in modo che serva anche come preparazione al Santo Natale.

In questo senso, il frate cappuccino ha precisato che l’apostolo Luca non si è sbagliato quando ha dato agli avvenimenti dell’infanzia di Gesù il nome di “misteri gaudiosi”, misteri della gioia.

Racconta il Vangelo che alla nascita di Cristo, dagli angeli ai pastori hanno gridato “Vi annuncio una grande gioia!” (Lc 2, 10).

Ma da che cosa nasce la gioia? Secondo padre Cantalamessa, “la sua fonte ultima è Dio” la cui azione “produce come una vibrazione e un’ondata di gioia che si propaga per sempre”.

E come può, questa gioia per l’agire di Dio, raggiungere la Chiesa di oggi e contagiarla?

Il Predicatore della casa Pontificia, ha spiegato che Lo fa, anzitutto, “per via di memoria, nel senso che la Chiesa “ricorda le opere meravigliose di Dio a suo favore”. “Quante grazie, quanti santi, quanta sapienza di dottrina e ricchezza di istituzioni, quanta salvezza operata nella Chiesa e attraverso di lei!”.

Da qui la certezza che “Le porte degli inferi non prevarranno!” (Mt 16, 18).

L’altra via che mostra come la Gioia si propaga è “per via di presenza, perché constatiamo che anche ora, al presente, Dio agisce in mezzo a noi, nella Chiesa”.

“Lo Spirito Santo, - ha osservato il predicatore - sta scrivendo ancora nella Chiesa e nelle anime e sta scrivendo storie meravigliose di santità.

In questo contesto, padre Cantalamessa ha sottolineato che a fronte dei tanti mali e tradimenti che affliggono la Chiesa “è bene una volta sollevare lo sguardo e vedere anche il lato luminoso di essa, la sua santità”.

A questo proposito ha indicato il moltiplicarsi dei carismi, l’amore per la parola di Dio, la partecipazione attiva dei laici alla vita della Chiesa e all’evangelizzazione, l’impegno, costante del magistero e di tante organizzazioni a favore dei poveri e dei sofferenti, l’anelito a ricomporre l’unità spezzata del Corpo di Cristo, la serie di Sommi Pontefici dotti e santi come da un secolo e mezzo a questa parte e tanti martiri della fede.

Padre Cantalamessa ha affermato che “Gesù ha operato, a proposito della gioia, una rivoluzione di cui è difficile esagerare la portata e che ci può essere di grande aiuto nell’evangelizzazione”.

Ed ha aggiunto: “Cristo ha ribaltato il rapporto tra piacere e dolore. Egli “in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottomise alla croce” (Eb12,2). “Non più un piacere che termina in sofferenza, ma una sofferenza che porta alla vita e alla gioia”.

“Una gioia – ha sostenuto - che durerà in eterno”, perché “la croce termina con il Venerdì Santo, la beatitudine e la gloria della Domenica di risurrezione si prolungano in eterno”.

Questo significa – ha rilevato il predicatore - che “senza Dio, la vita è un giorno che termina nella notte; con Dio, è una notte (a volte, una “notte oscura”), ma termina nel giorno, e un giorno senza tramonto”.

“La gioia cristiana è interiore – ha continuato padre Cantalamessa - non viene dal di fuori, ma dal di dentro”. Nasce dall’agire “misterioso e attuale di Dio nel cuore dell’uomo in grazia” per questo motivo “può far sì che si abbondi di gioia anche nelle tribolazioni” (cf 2 Cor 7, 4).

Essendo “frutto dello Spirito” (Gal 5, 22; Rom 14, 17), si esprime in “pace del cuore, pienezza di senso, capacità di amare e di lasciarsi amare e soprattutto in speranza, senza la quale non ci può essere gioia”.

“Il mondo cerca la gioia", ha constato il padre cappuccino. Tutti vogliamo essere felici. Questa nostalgia della gioia è il lato del cuore umano naturalmente aperto a ricevere il “lieto messaggio”.

E quando il mondo bussa alle porte della Chiesa – perfino quando lo fa con violenza e con ira – è perché “cerca la gioia”. I giovani soprattutto cercano la gioia, e “una Chiesa malinconica e timorosa non sarebbe, perciò, all’altezza del suo compito; non potrebbe rispondere alle attese dell’umanità e soprattutto dei giovani”.

“La gioia – ha affermato padre Cantalamessa - è l’unico segno che anche i non credenti sono in grado di recepire e che può metterli seriamente in crisi. Non tanto i ragionamenti e i rimproveri”.

“I cristiani testimoniano, la gioia quando mettono in pratica queste disposizioni; quando, evitando ogni acredine e inutile risentimento nel dialogo con il mondo e tra loro, sanno irradiare fiducia, imitando, in tal modo, Dio, che fa piovere la sua acqua anche sugli ingiusti”.

Perché “Chi è felice, in genere, non è amaro, non sente il bisogno di puntualizzare tutto e sempre; sa relativizzare le cose, perché conosce qualcosa che è troppo più grande”.

Papa Paolo VI, nella sua Esortazione apostolica sulla gioia, scritta negli ultimi anni del suo pontificato, parla di uno “sguardo positivo sulle persone e sulle cose, frutto d’uno spirito umano illuminato e dello Spirito Santo”.

San Paolo parlava di “Collaboratori della gioia” e cioè “coloro che infondono sicurezza alle pecorelle del gregge di Cristo, i valorosi capitani che, con il solo loro sguardo tranquillo, rincuorano i soldati impegnati nella lotta”.

In mezzo alle prove e alle calamità che affliggono la Chiesa, specialmente in alcune parti del mondo, - ha precisato il frate cappuccino - i pastori possono ripetere, anche oggi, quelle parole che Neemia, un giorno, dopo l’esilio, rivolse al popolo d’Israele affranto e in lacrime: “Non fate lutto e non piangete [...], perché la gioia del Signore è la vostra forza!” (Ne 8, 9-10).

Padre Cantalamessa ha concluso con una invocazione: “Che la gioia del Signore, Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, sia davvero, la nostra forza, la forza della Chiesa. Buon Natale!”