Tecnoetica: oltre il paradosso di una tecnologia antiumana (Parte I)

Intervista a don José M. Galvan, docente di Teologia Morale

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ROMA, lunedì, 14 maggio 2007 (ZENIT.org).- “Più la tecnologia si sviluppa, più essa si nasconde e si manifesta la persona”, sostiene don José M. Galvan, Docente di Teologia Morale presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce a Roma.



Secondo il sacerdote dell'Opus Dei, è necessario ripensare il rapporto uomo-macchina alla luce di una corretta antropologia, che veda nella tecnologia l'elemento essenziale per il “raggiungimento del perfezionamento finalistico dell'uomo”.

Il professor Galvan, oltre ad essere Docente di Antropologia Teologica nell'Istituto Superiore di Scienze Religiose all'Apollinare, dal 2000 collabora con l'ARTS Lab della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa sui temi legati alle implicazioni antropologiche della ricerca sulla robotica e sulla tecnologia in generale.

In questa intervista concessa a ZENIT il docente di Teologia Morale tratta alcune questioni come il futuro uso etico dei robot e la proposta della tecnoetica contro la tecnoscienza e la fede nell'autoredenzione dell'uomo tipiche del secolo XX.

So che lei ha partecipato all'edizione di quest'anno dell'ICRA (International Conference on Robotics and Automation) – svoltosi a Roma dal 10 al 14 aprile scorsi – che ha affrontato come tema principale quello della “Roboetica”. Mi potrebbe riassumere le idee e proposte più interessanti emerse nel corso dei diversi dibattiti (penso ad esempio al progetto della “roadmap” sulla Roboetica)?

José M. Galvan: La roadmap di Roboetica è un progetto europeo, di EURON ( European Robotic Network); non è propriamente dell'ICRA, che dipende dall'IEEE-RAS (Robotics and Automation Society) ed è di ambito mondiale. Comunque, un interesse simile a quello della roadmap europea a livello globale sarebbe molto interessante. In questa linea si potrebbe sottolineare l'intervento durante il Congresso di una delegazione del governo della Corea del Sud, il primo a definire a livello ufficiale un programma nazionale a lungo termine per l'uso etico dei robot. Direi che per ora l'aspetto più interessante sia proprio questo: la presa di coscienza da parte degli ingegneri robotici dell'esistenza di un problema antropologico in questo campo. Purtroppo ancora le proposte sono poche e poco definite dal punto di vista di un vero discorso etico, ma siamo agli inizi: l'importante è cercare di mettere la riflessione etica al passo dello sviluppo tecnologico.

Sarebbe anche molto conveniente che questa presa di coscienza arrivasse anche all'industria e alla politica. Infatti, forse uno dei temi più preoccupanti emersi dall'ICRA 2007 è la forte presenza di motivazione di profitto meramente economico che si può intravedere in alcune proposte di robotica umanoide (robotica sessuale, per esempio) o nell'ambito del software, in concreto il possibile monopolio da parte di Microsoft sul software per lo sviluppo della robotica: sarebbe importante in questo senso non ripetere nella rivoluzione robotica gli errori avutisi nella rivoluzione del computer.

Sembra che le prossime generazioni di robot potranno essere in grado di imparare e di prendere decisioni in modo autonomo, tanto che a quel punto non sarà più cosi semplice lasciare la responsabilità delle loro azioni al costruttore. Che problematiche e soluzioni si prevedono?

José M. Galvan: Si tratta di uno dei temi che dobbiamo affrontare con profondità, sia in ambito etico che giuridico; in ogni caso, come è stato detto, dietro alla macchina prima o dopo si trova l'uomo. Comunque, le espressioni "imparare" e "prendere decisioni" sono da intendere in modo analogico, in modo simile a come succede tra "intelligenza naturale" e "intelligenza artificiale"; più i robot saranno in grado di imparare, più sarà chiaro che cosa voglia dire imparare per un robot e cosa voglia dire imparare per un essere umano.

Di fronte alla necessità di stabilire un nuovo rapporto tra uomo e macchina, qual è la proposta della tecnoetica?

José M. Galvan: Infatti, mi sembra importante non chiudere il discorso nella "roboetica"; i robot, alla fine, sono prodotti tecnologici. Recentemente molte istanze della cultura mondiale stanno spingendo verso la riscoperta della dimensione etica della tecnologia. Sembra fortemente necessario un ampio e profondo dibattito che porti, come si cerca di fare già da tempo con la bioetica, alla nascita di una serie di principi comuni che possano fondare la base di ciò che si potrebbe chiamare la tecnoetica (TE).

La TE fornisce un insieme di conoscenze in grado di evidenziare un sistema di riferimento etico che dia ragione della dimensione profonda della tecnologia come elemento centrale del raggiungimento del perfezionamento finalistico dell'uomo. Con questo si presuppone una positività antropologica della tecnica che, nonostante si tratti di una delle più vecchie consapevolezze dell'umanità, è stata negli ultimi decenni fortemente messa in dubbio da molti settori della cultura.

Non si identifica neanche la TE con l'etica della società tecnologica, che è un concetto a sua volta più ampio, che include aspetti non tecnici dell'agire umano, nonostante si affermi un ruolo centrale della tecnologia nell'ossatura centrale della civiltà e nella definizione dei modelli comportamentali dell'uomo. In questo senso bisogna affermare senza dubbio che la TE, pur senza pretese di totalità, deve diventare un elemento importante e indispensabile, insieme ad altri, perché sia possibile uno sviluppo reale dell'uomo in quanto uomo nell'immediato futuro.

La proposta della tecnoetica è che ciò che bisogna cambiare è in senso proprio la visione dell'uomo su se stesso e la sua visione della realtà. Da qui provengono i motivi più profondi del fallimento del paradigma tecnoscientifico del secolo XX, che non rispetta né la natura dell'uomo né la natura dell'essere in generale. Bisogna abbandonare lo schema classico della tecnoscienza, che include il primato della scienza sulla tecnica, e accogliere un nuovo paradigma relazionale che si impone nella postmodernità.

[Martedì, la seconda parte dell'intervista: la tecnologia come elemento centrale del perfezionamento finalistico dell'uomo; la tecnologia, limite o incentivo allo sviluppo delle capacità umane?; contro una religione tecnoscientifica]