"Tempi duri per la libertà religiosa negli USA"

La preoccupazione del cardinale Dolan sul fronte della riforma sanitaria

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di Luca Marcolivio

ROMA, lunedì, 5 marzo 2012 (ZENIT.org) – Sgomento e preoccupazione sono stati espressi dal cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza Episcopale USA, in merito alla libertà religiosa minacciata dai recenti provvedimenti dell’amministrazione Obama.

Nelle scorse settimane Dolan, aveva già ringraziato due volte i presuli americani per la compattezza da loro dimostrata nell’affrontare la questione dell’obiezione di coscienza, rispetto alla riforma sanitaria che imporrebbe anche agli ospedali e alle cliniche cattoliche la somministrazione di prodotti abortivi o contraccettivi.

In una nuova lettera indirizzata ai vescovi USA, l’arcivescovo di New York ha avuto parole di elogio in particolare per i cardinali Daniel DiNardo e Donald Wuerl, e per i vescovi Stephen Blaire e William Lori, per essersi “dimostrati leader eccellenti”, nella battaglia per la libertà religiosa.

“Dal 20 gennaio, giorno in cui è stato annunciato il decreto restrittivo del Dipartimento per la Salute – scrive Dolan - abbiamo due certezze: la libertà religiosa è sotto attacco, e non possiamo smettere di lottare per difenderla”.

Il presidente dei vescovi americani ha aggiunto che la chiesa statunitense non potrà essere “in pace” con il governo, nella misura in cui quest’ultimo sta mettendo in atto dei “tentativi invadenti” di limitare la libertà religiosa, “che noi amiamo come Cattolici e come Americani”.

“Non siamo stati noi ad ingaggiare questo combattimento ma non fuggiremo”, ha aggiunto il porporato. È lo stesso ministero pastorale di tanti vescovi e sacerdoti, ad essere “minacciato da questa intrusione burocratica nella vita interna della chiesa”, ha osservato.

Un’intrusione che, secondo l’arcivescovo di New York, avviene ai danni di una chiesa, quella americana, che vanta “una lunga tradizione di partnership effettiva con il governo e la comunità intera nell’assistenza ai poveri, ai malati, ai bambini e agli anziani che speriamo possa continuare”.

Non si tratta certamente di una battaglia soltanto cattolica, tanto è vero che l’ex governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, pastore battista, ha dichiarato: “In questa materia siamo tutti cattolici”. Lo stesso cardinale Dolan ha manifestato la propria gratitudine a numerosi esponenti di altre chiese ed altre comunità religiose per l’appoggio dimostrato.

“Loro sanno – ha dichiarato a tal proposito Dolan – che non è solo un problema di sterilizzazione, di aborto o di contraccezione chimica. Riguarda la libertà religiosa, il sacro diritto di ogni Chiesa di rimanere coerente con il proprio insegnamento o magistero”.

Che il presidente Obama abbia concesso, quale soluzione compromissoria, che siano le assicurazioni a pagare i servizi sanitari incompatibili con la morale cristiana, per il presidente dei vescovi americani, la situazione rimane fortemente preoccupante.

Dolan ha infatti ricordato che la Casa Bianca, nonostante la proclamata disponibilità al dialogo, ha già notificato al Congresso che i mandati del Dipartimento della Salute sono stati pubblicati sul Registro Federale “senza modifiche”.

A fronte di questa aggressione, la Chiesa cattolica americana proseguirà nel suo “sforzo vocazionale ed educativo”, in particolare sviluppando “sussidi liturgici per incoraggiare la preghiera per i nostri sforzi e piani su come possiamo continuare a contrastare questa restrizione alla nostra libertà”, ha proseguito Dolan.

In considerazione dello scenario fin qui descritto, “dobbiamo prepararci a tempi duri”, ha aggiunto il presidente della Conferenza Episcopale USA.

Non mancano vescovi come Robert Lynch, titolare della diocesi di St. Petersburg, in Florida, invocano la “disobbedienza civile”, a costo di rischiare esorbitanti multe. Secondo il cardinale Dolan, l’alternativa tra il sussidio a servizi immorali e il non offrire più alcuna copertura assicurativa, è “una strada che nessuno di noi vorrebbe percorrere”.

La libertà religiosa viene definita dall’arcivescovo di New York, come “la nostra eredità, il nostro lascito e il nostro fermo credo, sia come Cattolici che come Americani”.

Il presidente della Conferenza Episcopale USA conclude la propria lettera auspicando che, in occasione dell’Administrative Board Meeting e, in giugno, dell’Assemblea Plenaria, ci sia la “possibilità di discutere insieme questi importanti temi e definire la maniera giusta per indirizzarli”.