"Teniamo viva nel mondo la sete dell'assoluto"

Papa Francesco riceve in udienza i rappresentanti delle altre chiese e religioni

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 951 hits

L’Udienza concessa stamane nella Sala Clementina ai rappresentanti delle chiese ortodosse e ai capi di altre religioni, è stato il primo banco di prova di papa Francesco nell’ambito del dialogo interreligioso.

Il Santo Padre ha in primo luogo ringraziato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, per il suo indirizzo di saluto, e tutti i delegati per la loro presenza alla messa di inaugurazione del pontificato, celebratasi ieri mattina.

“In questa manifestazione di fede – ha detto a tal proposito il Papa - mi è parso così di vivere in maniera ancor più pressante la preghiera per l’unità tra i credenti in Cristo e insieme di vederne in qualche modo prefigurata quella piena realizzazione, che dipende dal piano di Dio e dalla nostra leale collaborazione”.

Francesco ha poi accennato all’importanza dell’Anno della Fede, che - istituito dal suo predecessore Benedetto XVI - si prefigge poter essere “di stimolo per il cammino di fede di tutti”.

L’Anno della Fede, quindi, rappresenterà “una sorta di pellegrinaggio verso ciò che per ogni cristiano rappresenta l’essenziale: il rapporto personale e trasformante con Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto per la nostra salvezza”, ha proseguito Francesco.

Il Pontefice ha poi ricordato la coincidenza dell’inizio dell’Anno della Fede con il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, il cui cuore del messaggio, ha spiegato il Papa, consiste proprio “nel desiderio di annunciare questo tesoro perennemente valido della fede agli uomini del nostro tempo”.

Tassello fondamentale del Concilio Vaticano II è stato il “cammino ecumenico”: a tal proposito papa Francesco ha ricordato le parole del pontefice che lo convocò, il beato Giovanni XXIII, in occasione del discorso inaugurale del Concilio: “La Chiesa Cattolica ritiene suo dovere adoperarsi attivamente perché si compia il grande mistero di quell’unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell’imminenza del suo sacrificio”.

L’esortazione di papa Francesco è stata rivolta all’unità nella preghiera di Gesù Cristo nell’Ultima Cena: ut unum sint. “Chiediamo al Padre misericordioso – ha detto - di vivere in pienezza quella fede che abbiamo ricevuto in dono nel giorno del nostro Battesimo, e di poterne dare testimonianza libera, gioiosa e coraggiosa”.

Per marciare verso l’unità dei cristiani e superare le “divisioni”, i “contrasti” e le “rivalità” che segnano il mondo, sarà necessario essere fedeli alla volontà di Dio, “nei pensieri, nelle parole e nelle opere”, ha aggiunto il Santo Padre.

Confermando la volontà di proseguire il cammino ecumenico dei suoi predecessori, papa Francesco ha avuto parole di riconoscenza verso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per l’aiuto offerto “per questa nobilissima causa”.

Nella seconda parte del suo intervento il Pontefice si è rivolto ai rappresentanti delle altre religioni, a partire dagli ebrei, ai quali “ci lega uno specialissimo vincolo spirituale”, riconosciuto già dal Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate. Il dialogo ebreo-cristiano auspicato con il Concilio, “si è effettivamente realizzato” e ha portato “non pochi frutti”, ha riconosciuto Francesco.

Dei musulmani, il Papa ha sottolineato che “adorano il Dio unico, vivente e misericordioso”. Manifestando apprezzamento per la presenza dei rappresentanti dell’Islam, il Santo Padre ha visto in essa “un segno tangibile della volontà di crescere nella stima reciproca e nella cooperazione per il bene comune dell’umanità”.

La Chiesa Cattolica, ha proseguito il Papa, è consapevole tanto “dell’importanza che ha la promozione dell’amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose”, quanto “della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l’intero creato, che dobbiamo amare e custodire”.

Le responsabilità dei credenti convergono poi sull’impegno per “chi è più povero”, “chi è debole” e “chi soffre”, per la “giustizia”, la “riconciliazione”, la “pace”.

L’obiettivo più importante, tuttavia, è quello di “tenere viva nel mondo la sete dell’assoluto, non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l’uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo”.

Papa Francesco ha proseguito, ricordando “quanta violenza abbia prodotto nella storia recente il tentativo di eliminare Dio e il divino dall’orizzonte dell’umanità” e sottolineando “il valore di testimoniare nelle nostre società l’originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo”.

Infine il Pontefice ha evidenziato come i valori della “verità”, della “bontà” e della “bellezza” siano perseguiti anche da molte persone che non si riconoscono “appartenenti ad alcuna tradizione religiosa” e che, tuttavia, “sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato”.