Terapia intensiva aperta, un modo diverso di curare i malati

Domani all'Università Cattolica di Roma, promosso dal Centro di Ateneo per la Vita, il convegno sullo stato dell'arte delle ricerche sui reparti di terapia intensiva

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ROMA, martedì, 18 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Un reparto di Terapia intensiva “aperto”, accessibile ai familiari dei degenti, soprattutto se si tratta di bambini, è un modo per alleviare la sofferenza dei malati, ma anche per proteggere gli  stessi familiari da ansia, stress depressione e sindrome da stress post-traumatico, che possono perdurare anche a molti mesi dalla dimissione dei propri cari. La Terapia intensiva ha bisogno di un re-styling che la renda accogliente e umana per le persone ricoverate e i familiari, senza limitare per questo l’efficacia delle cure che vi sono erogate.

È questo uno dei principali argomenti del convegno “Caring for patients in ICU: the times they are changing”, promosso dal Centro di Ateneo per la Vita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che si svolgerà domani, mercoledì 19 dicembre 2012 presso il centro Congressi Europa (Sala Italia, largo F. Vito 1, ore 10.00 – 18.00). Scopo primario del convegno è “tracciare un panorama nazionale e internazionale sull'importanza degli aspetti etici e umani nell'erogare le cure ai pazienti più fragili, coniugando competenza ed efficienza con l'umanità e la condivisione, attraverso corrette strategie comunicative e processi educazionali”, spiega il professor Massimo Antonelli, responsabile della UOC Pronto Soccorso, Rianimazione e Terapia Intensiva del Gemelli, presidente della Società Italiana di Terapia Intensiva e Anestesia e direttore del Centro di Ateneo per la Vita della Cattolica.