Tesori preziosi

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio

Roma, (Zenit.org) | 257 hits

Lettura

Con il capitolo sette, Matteo entra nella fase finale del discorso del monte. Vengono qui raccolti alcuni detti di Gesù difficilmente armonizzabili tra di loro. Nella proposta liturgica, dal v. 6 si passa al v. 12 saltando i versetti 7-11 che affrontano di nuovo il tema della preghiera. Col v. 6 si esprime un principio di fondo: Il Regno dei Cieli, dono prezioso del Padre all’umanità, non va sprecato. Perché sia accolto è necessario che gli uomini siano pronti e preparati a riceverlo. Inoltre, si recupera, integrandola con il messaggio evangelico, la cosiddetta “regola d’oro” e ai vv. 13-14 l’evangelista inserisce il tema della porta stretta.

Meditazione

Le cose sante da non dare in pasto ai cani e ai porci, nel linguaggio ebraico, probabilmente rappresentano le carni sacre immolate che i pagani (i cani) non dovevano mangiare. Sono riservate ai giudei fedeli. Per il discepolo del Vangelo le cose sante si identificano con la realtà del Regno dei cieli, che è come la perla preziosa trovata dal mercante (cfr. Mt 13, 45). Un dono prezioso lo si custodisce con cura e non si permette che venga dissipato. Siamo richiamati, con questa immagine, a prendere coscienza della preziosità del nostro essere discepoli del Regno, dell’aver ricevuto in dono la fede e di aver incontrato Cristo, la pienezza della Verità. E potremmo inserire dentro a questa “preziosità” anche il richiamo alla “regola d’oro”, che, pur non costituendo elemento originale dell’annuncio evangelico, è tuttavia patrimonio dell’umanità da non disperdere. Il discepolo del Regno, infatti, recepisce e condivide il bene che sgorga anche al di fuori della sua vita. Ma continuiamo nella riflessione: il dono prezioso ricevuto, cioè, il Regno dei Cieli, non ci è stato elargito a basso prezzo; bensì «a caro prezzo siete stati salvati», ci avverte san Paolo (cfr. Rm 3,24; Ef 2,8). La nostra salvezza è costata il sangue di Cristo in croce versato per le moltitudini. Riceverla per noi significa immetterci in un percorso che ci impegna molto, che ci obbliga ad attraversare una porta stretta come stretta fu quella attraverso cui passò Cristo per giungere a noi. In altre parole, accogliere il dono significa goderlo, ma non come soggetti passivi, bensì come attivi e propositivi protagonisti.

Preghiera

«O Signore, aiutami a diffondere la tua fragranza ovunque io vada. Infondi il tuo Spirito nella mia anima e riempila del tuo amore affinché penetri nel mio essere in modo così completo che tutta la mia vita possa essere soltanto fragranza e amore trasmesso» (beata Teresa di Calcutta).

Agire

«Non essere così fiacco e molle. È ormai ora di respingere quella strana compassione che senti di te stesso» (san Josemaría Escrivá de Balaguer).

Meditazione del giorno a cura di monsignor Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina, tratta dal mensile "Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ARTPer abbonamenti: 
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