Testimoni dell'amore maturo che si apre sempre agli altri

Avvio nella Diocesi di Locri-Gerace della pratica per il processo di beatificazione di Franco Bono e Maria Rosaria De Angelis

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 14 maggio 2012 (ZENIT.org).- Nel corso della riunione della Conferenza Episcopale calabrese, che ha avuto luogo a Crotone il 18 aprile 2012, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Vescovo di Locri-Gerace, ha ottenuto una risposta favorevole alla sua richiesta di iniziare il processo informativo per l’apertura in diocesi della Causa di beatificazione di Franco Bono e Maria Rosaria De Angelis, due personalità di straordinaria rilevanza e profondamente testimoni dell’autenticità della fede cristiana e dell’impegno formativo a livello familiare, professionale, comunitario.

Nato a Nicastro (CZ), ora Lamezia Terme, il 25 ottobre 1948 Franco Bono si era formato nelle fila dell’Azione Cattolica sotto la guida illuminata dell’allora assistente, e poi Vescovo in Campania, mons. Mario Milano. Divenuto medico, specialista in anestesia, rianimazione e cardiologia, prestò servizio dal 1975 in poi presso l’Ospedale civile di Locri, in cui divenne ben presto aiuto e “anima” del reparto di rianimazione; qui, infatti, mise a disposizione instancabilmente le sue doti umane e professionali a sollievo dei sofferenti, accompagnandoli e sostenendoli soprattutto nella fase finale della loro vita terrena con la sua grande fede, offrendo un chiaro e significativo esempio di medico attento, professionalmente ineccepibile, capace di costruire relazioni profonde con i colleghi e con tutto il personale paramedico.

A Locri conobbe Maria Rosaria De Angelis, nata il 7 ottobre 1955, anche lei formata nell’Azione Cattolica parrocchiale, quando era ancora studentessa e aveva scelto di diventare medico per vivere la professione come missione.

Dopo un periodo di fidanzamento vissuto alla luce dei principi della dottrina della Chiesa, Franco Bono e Maria Rosaria De Angelis si sposarono ad Assisi il 7 ottobre 1978, nella cripta del Santo di cui lui portava il nome. E molti dei presenti ricordano ancora oggi che durante la Messa i due sposi chiesero con forza al Santo la sua intercessione sulla loro unione e sulla volontà di farsi santi insieme.

Prima di conseguire la laurea in Medicina, dando prova di doti non comuni di sacrificio e di forza di volontà, Maria Rosaria fece nascere i primi due bimbi, Pasquale e Teresa, ai quali seguirono altri tre: Giuseppe, Carlo Maria e Francesco che purtroppo nacque dopo la morte del padre ed ecco perché gli fu assegnato il suo stesso nome.

Particolarmente attivo fu l’impegno di entrambi nella vita ecclesiale: Franco nell’Azione Cattolica e Maria Rosaria nel Movimento dei Focolari. Franco fu per nove anni, dal 1983 al 1992, Presidente diocesano dell’Azione Cattolica, mentre Maria Rosaria divenne responsabile del Movimento dei Focolari nella Locride. E la specifica diversità dei loro carismi e del loro impegno fu da entrambi vissuta come arricchimento reciproco e motivo di confronto e di crescita, avendo fatto la scelta di mettere Dio al primo posto della loro vita e della loro famiglia, vera “chiesa domestica”.

Come testimoniò Enzo Romeo, Caporedattore del TG2 e Vaticanista, in occasione dell’inaugurazione del Consultorio familiare diocesano intitolato a loro il 24 giugno 2006, «Franco e Maria Rosaria erano l’espressione dell’amore maturo e l’amore maturo è sempre quello che si apre agli altri. Anche l’amore coniugale non si sottrae a questa verità: di qui lo stile di servizio con cui Franco e Maria Rosaria esercitavano la professione di medico, di qui l’impegno profuso da Franco in Azione Cattolica, da Maria Rosaria nel Movimento dei Focolari, da entrambi nella pastorale familiare della Diocesi accompagnando il cammino dei fidanzati, incontrando altre coppie di sposi, mettendo a disposizione degli altri la loro professionalità e la loro esperienza», tutto questo sempre con il sorriso e con profonda umiltà e senza trascurare mai gli impegni e gli affetti familiari.

E l’attuale Presidente diocesano dell’Azione Cattolica, Carmelo Caccamo, in quella medesima circostanza sottolineò che «giorno dopo giorno, nell’intreccio quotidiano, Franco dava un contributo singolare all’Azione Cattolica, quello di una tessitura di amicizia e di condivisione che motivano ogni impegno, per una significativa maturazione di laicità cristiana. Con lui c’era sempre tanta serietà, serenità, schiettezza, e insieme tanto rispetto e tatto anche nelle situazioni più difficili e scabrose. Non assumeva atteggiamenti conflittuali, ma costruiva con pazienza e umiltà, tessendo e ritessendo rapporti, cercando di fugare le ombre, facendo sì che ci si capisse, ci si intendesse, si chiarisse il punto di vista e ci si volesse veramente bene».

Negli anni che seguirono Franco compì il suo cammino sempre con lo stesso stile di generoso lavoratore feriale e testimoniava che la vita della Chiesa è sinceramente alimentata dalla preghiera, dalla Parola di Dio, dai sacramenti, divenendo luogo esistenziale di attenzione agli altri, di amicizia, di carità e di servizio. Ecco perché, dopo aver fondato in Diocesi il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), Franco si fece promotore di un’esperienza di rinnovamento politico e, candidatosi a Sindaco della Città di Locri, fu eletto all’inizio del 1993 e ciò gli consentì di dare un luminoso esempio di come intendere la politica come servizio al bene comune.

Particolarmente interessante e socialmente accettata fu la decisione di partecipare marito e moglie come delegati rappresentanti della Diocesi al Convegno ecclesiale nazionale di Palermo nel 1995 al termine del quale Franco dettò per tutti le linee per il futuro impegno pastorale, linee che sono ancora oggi quanto mai attuali.

Purtroppo egli non ebbe il tempo per realizzarle perché il 6 aprile del 1996, Sabato Santo, restò vittima di un incidente su una pista artificiale di bob in Sila, dove riuscì a salvare il quarto figlio e, trascorsi diciotto giorni in terribile stato di coma, morì a Catanzaro il 24 aprile, mentre Maria Rosaria era in attesa del quinto figlio.

Nella messa esequiale, da tutti vissuta come una celebrazione di risurrezione, il Vescovo di Locri-Gerace, mons. Giancarlo Maria Bregantini, espresse la sua commozione per la perdita di un “caro amico, consigliere fidato” soffermandosi più volte sulla «sua capacità di coniugare fede e intelligenza, mettendo quest’ultima a servizio della prima».

Nel corso della medesima cerimonia l’assistente regionale dell’Azione Cattolica, mons. Gabriele Bilotti, lo salutò come «figlio esemplare, padre eccezionale, amico amabile, cristiano da imitare» e in un successivo scritto intitolato “Un altro amico in cielo”, manifestò la decisione presa dall’Azione Cattolica di intitolare a lui la scuola di formazione civica itinerante tra le diocesi della Calabria.

Abbracciato il suo profondo dolore con la fede in Dio Amore, Maria Rosaria visse con estrema e riconosciuta testimonianza il suo più grande dolore per la perdita di Franco e, dopo la nascita del quinto figlio, al quale assegnò lo stesso nome di suo marito, riprese la sua missione di medico di base e scrisse: «Nella mia professione cerco di vivere il Vangelo. Vedere Gesù nel più piccolo, nel malato, nel solo, nell’emarginato mi porta a donarmi a ciascuno al di là del puro e semplice dovere professionale, e questo mio donarmi mi ritorna moltiplicato in gratitudine, gioia, comprensione». E nello stesso tempo riprese anche il suo impegno ecclesiale, fino all’improvvisa scoperta di un tumore al pancreas che la fulminò in 39 giorni.

Nel corso della sua serena e lucida agonia, infatti, edificò tutti quelli che le stavano vicino con il suo rinnovato “sì” alla volontà di Dio e alla spiritualità di Gesù Abbandonato come lei stessa scrisse a Chiara Lubich: «Dovessi lasciare un testamento direi: amare Gesù Abbandonato, non a parole, ma sempre più, sempre meglio e concretamente».

Manifestando una costante preoccupazione a preparare i figli al nuovo e più doloroso distacco, li rassicurava con la promessa che lei e il papà dal cielo sarebbero stati ancora più presenti e vicini a loro, raccomandando continuamente: «Non perdete la fede!». E quando raggiunse suo marito il 15 dicembre 2000, Chiara Lubich decise di comunicare la notizia della sua dipartita a tutto il movimento dei Focolari scrivendo: «Pensiamo che la Madonna sia venuta a prenderla per accompagnarla subito in Cielo, riconoscendola come vero capolavoro umano e divino».

Nel corso dell’omelia della messa esequiale Mons. Giancarlo Maria Bregantini disse che di Maria Rosaria «colpiva il suo sorriso, il suo ottimismo, la sua capacità di cogliere con delicatezza e precisione il centro di ogni cosa complessa, per renderla semplice, chiara, facile, vera; perché sapeva leggere la vita in termini di essenzialità evangelica, quasi di eternità».

Con adesione positiva di tutta la comunità diocesana nel 2006 fu deciso di dedicare a Franco e Maria Rosaria il consultorio familiare di ispirazione cristiana e nel salutare la diocesi, prima di raggiungere la nuova sede di Campobasso-Bojano, Mons. Giancarlo Maria Bregantini volle ricordare la testimonianza di vita di Franco Bono e Maria Rosaria de Angelis e prospettando la possibilità di predisporre il materiale per una possibile causa di beatificazione, ricordò che quella coppia aveva testimoniato fortemente che «l’una era corsa per l’altro verso il Paradiso; vette di mistero, eroismo nel presente, professionalità nel servizio, accoglienza nella vastità incomprensibile della volontà di Dio; mano tesa alla santità che attrae».