To The Wonder

Un film-poesia dove si confrontano l'amore umano e quello divino, l'amore eterno che sgorga come una sorgente e la passione mutevole degli esseri umani

Roma, (Zenit.org) Laura Cotta Ramosino | 324 hits

Neil e Marina si conoscono in Francia, si innamorano sulle spiagge invernali attorno a Mont Saint-Michel e nelle strade di Parigi; lei è già stata sposata, molto giovane, e ha una bambina. Poi lui torna negli Stati Uniti e lei lo raggiunge. La vita insieme è più complicata del previsto, lei se ne va, lui inizia a frequentare un’amica d’infanzia, ma poi richiama Marina e la sposa. Le cose, però, non sono facili, l’amore sembra inaridirsi… Marina chiede aiuto a un sacerdote, Padre Quintana, che a sua volta si dibatte in una notte dell’anima in cui non sente più la voce di Dio…

L’amore umano e quello divino, l’amore eterno che sgorga come una sorgente e la passione mutevole degli esseri umani, un ruscello che a volte si interrompe, che si protende all’infinito ma subisce la sfida della morte, l’usura del tempo e della quotidianità…

Ancora una volta Terrence Malick mira alto con un’opera la cui trama (solo inadeguatamente qui riassunta) più che a una normale narrazione cinematografica dovrebbe essere accostata ad un’opera di poesia o a una partitura musicale. Del resto la colonna sonora del film, bellissima e raffinata come sempre, è un elemento vitale per la comprensione del flusso di esperienze che il regista offre al pubblico invitandolo a partecipare al percorso dei suoi personaggi, a condividere profondamente i loro palpiti, i loro desideri e le loro fragilità.

Questo avviene anche grazie alla pressoché costante presenza di voci fuori campo (soprattutto quella di Marina e del sacerdote) che sostituiscono quasi completamente il dialogo così più che cogliere con precisione ciò che accade ai personaggi ne avvertiamo le motivazioni intime e l’impatto degli eventi sul loro cuore.

Queste voci ci parlano dell’estasi dell’amore umano consumato e vissuto con l’abbandono totale dei primi momenti dell’innamoramento, suggestivamente ambientati nello sfondo invernale di Mont Saint Michel (e in particolare nella Meraviglia, il chiostro sospeso tra il cielo e la vertigine della roccia, che dà anche il titolo al film), ma anche del dramma dell’impossibilità di un’appartenenza totale, del tradimento fisico e spirituale, della possibilità del perdono e dell’abbandono.

Che quella dell’amore tra uomo e donna (e del matrimonio come sua realizzazione più alta e in un certo senso inevitabile) sia una vocazione esigente quanto quella della dedizione totale del sacerdozio è mostrato dall’accostamento della vicenda drammatica di Marina alle sofferenze spirituali del prete cattolico cui confessa i suoi cedimenti. Padre Quintana (Javier Bardem, che è il migliore sullo schermo) appare un sacerdote impegnato e sensibile nelle sue funzioni sacramentali e pastorali, ma anche un uomo tormentato dal silenzio di un Dio cui non può fare a meno di ripetere incessantemente la sua domanda di senso di fronte al male fisico e spirituale di cui è testimone.

Una “notte dell’anima”, la sua, che ricorda nelle espressioni quelle di grandi santi e mistici (a partire da Madre Teresa), che diventa non l’ostacolo ma lo stimolo alla sua azione di pastore e che nel finale sfocia in un commoventissimo inno a quel Dio che si fa presente in Cristo e che accompagna anche gli ultimi drammatici atti della storia d’amore di Marina e Neil.

Quest’ultimo resta, per la maggior parte del tempo, l’altro ultimamente sconosciuto, che Marina circumnaviga con il suo amore, cercando di definirlo, di comprenderlo senza l’aiuto (o l’ostacolo) delle parole, ma piuttosto protendendosi, in un’ininterrotta danza (che è fisica e spirituale), nel tentativo di abbracciarne l’essenza. In questo percorso non lineare e talora criptico per lo spettatore, alcune digressioni, anche ampie, come quella della relazione tra Neil e la sua vecchia compagna di infanzia, pure suggestive, restano difficili da collocare e comprendere fino a fondo.

L’ultima pellicola di Malick, probabilmente meno perfetta e assoluta di The Tree of Life, ma altrettanto affascinante, condivide con quel film il desiderio di portare il pubblico al fondo delle sue domande più profonde e di sfidarlo, sia dal punto di vista estetico e intellettuale (il film è percorso da innumerevoli richiami tematici, visivi, verbali e musicali che richiedono un’estrema apertura e disponibilità per essere colti e riconosciuti) che emotivo. Una liturgia di immagini e parole ricca e profonda (unica inspiegabile caduta un cameo assai poco chiaro e comunque inutile dell’italiana Romina Mondello) che affronta un tema solo apparentemente più intimo e privato della grandiosa cosmologia del film precedente, ma che in fondo ne è un suggestivo e non accessorio corollario.  C’è anche chi, non senza ragioni, ha voluto vedere in questa storia d’amore una metafora più generale del percorso dell’anima, e la tradizione filosofica e religiosa (basti pensare al mito di Amore e Psiche), anche precedente al Cristianesimo, renderebbe legittimo un approccio di questo genere.

Una parte del pubblico, tuttavia, non ha gradito (anche se forse alcuni critici hanno avuto da ridire su una professione di fede così esplicita come quella qui contenuta, che supera il senso religioso più vago di Tree of Life). Al di là della fatica che obiettivamente un’operazione come questa richiede anche a chi ne è appassionato, non si può non riconoscere alla pellicola una qualità ormai assai rara nel cinema falsamente provocatorio di oggi: l’ardimento. 

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Titolo Originale: To The Wonder
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Produzione: Filmnation Entertainment/Redbud Pictures
Durata: 112
Interpreti: Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem

Per ogni approfondimento: http://www.familycinematv.it/