Tra i cristiani l'unità è sempre superiore alle divisioni

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco invita a stare alla larga dalle "chiacchiere", dagli "interessi meschini" e dagli "egoismi" che creano discordia

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 654 hits

Come anche il Concilio Vaticano II ha ribadito, la Chiesa è il Corpo di Cristo. Su questo assunto fondamentale della fede cristiana, papa Francesco ha articolato la sua catechesi in occasione dell’Udienza Generale.

Il Santo Padre ha esordito meditando il notissimo passo neotestamentario della conversione di San Paolo (cfr. At 9,4-5). “Questa esperienza di san Paolo ci dice quanto sia profonda l’unione tra noi cristiani e Cristo stesso – ha commentato il Papa -. Quando Gesù è salito al cielo non ci ha lasciati orfani, ma con il dono dello Spirito Santo l’unione con Lui è diventata ancora più intensa”.

Il Pontefice ha poi ripreso l’affermazione della Lumen Gentium (n°7), secondo cui Gesù “comunicando il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, chiamati da tutti i popoli”. L’immagine del corpo, ha spiegato, “ci richiama ad una realtà viva”.

La Chiesa, quindi, “non è un’associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia” e che ha come capo “Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge”. E se si separa il capo dal resto del corpo, “l’intera persona non può sopravvivere”.

Pertanto, nell’ambito della Chiesa, “dobbiamo rimanere legati in modo sempre più intenso a Gesù” in particolare con “la preghiera quotidiana, l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai Sacramenti”, ha proseguito il Papa.

Sempre sulla scia di San Paolo, il Pontefice ha ricordato che la Chiesa è un corpo con una pluralità di membra e che, quindi, “c’è una varietà, una diversità di compiti e di funzioni; non c’è la piatta uniformità, ma la ricchezza dei doni che distribuisce lo Spirito Santo”.

Inoltre questi membri sono “tutti in relazione gli uni con gli altri e tutti concorrono a formare un unico corpo vitale, profondamente legato a Cristo” al quale i cristiani sono legati attraverso il Papa e i Vescovi “che sono strumenti di unità e di comunione”.

Essere uniti a Cristo significa anche “imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni”.

A tal proposito, il Santo Padre ha osservato che “il conflitto può aiutarci a crescere, ma anche può dividerci”. L’unità, tuttavia, è sempre “superiore ai conflitti” e noi siamo tenuti a rimanere “tutti uniti contro le nostre differenze”.

Quella della “divisione”, delle “lotte fra noi”, degli “egoismi” e, in particolare, delle “chiacchiere” è una “tentazione” che arreca molto “danno” alla Chiesa, assieme all’“essere di parte” e agli “interessi meschini”.

Con rifermenti alle divisioni reali all’interno della Chiesa - cristiani evangelici, cristiani ortodossi, cristiani cattolici – “dobbiamo cercare di riportare l’unità” e, perché questa si realizzi, è necessaria la “preghiera”, in special modo “fra noi cattolici e anche con gli altri cristiani”, ha affermato papa Francesco.

E tuttavia, “come avremo l'unità fra i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici?”, si è domandato il Pontefice. “Quante famiglie lottano e si dividono! Cercate l'unità, l'unità che fa la Chiesa. L'unità viene da Gesù Cristo. Lui ci invia lo Spirito Santo per fare l'unità”, ha aggiunto.

Nella sua preghiera finale, il Santo Padre ha chiesto a Dio: “aiutaci a non far soffrire il Corpo della Chiesa con i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi” e ad “essere membra vive legate le une con le altre da un’unica forza, quella dell’amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5)”.