Trasformare le ferite della vita in feritorie di speranza

Ordinazione sacerdotale di sette diaconi gesuiti da parte di Mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 16 aprile 2012 (ZENIT.org).- E' stata un’esperienza particolarmente intensa a livello liturgico e con una forte commozione nelle migliaia di partecipanti l’Ordinazione sacerdotale che sabato 14 aprile 2012 Mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano, ha fatto a sette giovani gesuiti nella Chiesa del Gesù di Roma.

Richiamando il cuore di tutti a esprimere il ringraziamento per la scelta vocazionale che caratterizzava i sette neo-sacerdoti, Mons. Bregantini all’inizio dell’omelia ha sottolineato singolarmente alcune loro caratteristiche: «Giuseppe Trotta, nato a Campobasso 45 anni fa, ha lavorato pastoralmente con molto impegno nel settore dello scoutismo, grazie al quale ha appreso il senso del dovere, dell’onore e del servizio. Ronny Alessio, nato a Bassano del Grappa nel 1974, nel corso degli studi universitari ha frequentato una comunità di accoglienza che gli ha insegnato il rispetto e l’attenzione nella quotidianità ed ha anche effettuato una profonda esperienza apostolica a Scutari (Abania) presso la scuola Atë Pjetër Meshkalla. Narciso Sunda, nato a Cagliari nel 1972, svolge il suo servizio nella casa di esercizi spirituali e di accoglienza vocazionale, dedicando il resto del tempo alla pastorale giovanile e universitaria. Valère Nkouaya Mbandji, nato a Moya nel Casmerun nel 1981, allarga gli orizzonti pastorali e fa ricordare in benedizione il lavoro che porta avanti con entusiasmo e profonda formazione con i CVX. Leonardo Vezzani, nato a Prato nel 1978, presta servizio nella cappella universitaria e nella residenza per universitari a L’Aquila. Renato Colizzi, nato a Roma nel 1974, dopo la laurea in medicina ha iniziato un cammino di discernimento vocazionale nella casa di Esercizi Villa San Giuseppe a Bologna. Rosario Maria Antonio Meli, nato a Comiso nel 1978, conclusi gli studi di filosofia, collabora a Palermo nelle attività apostoliche del Centro Educativo Ignaziano».

Riconoscendo con entusiasmo nel sette neo-ordinandi il «variegato mondo dei Gesuiti» Mons. Bregantini ha affermato con estremo realismo che in ogni credente «il cuore batte con il ritmo del mondo, ma insieme fa emergere la forza di amare con passione nel luogo dove Dio invia».

E facendo riferimento all’apostolo Tommaso, il cui itinerario di crescita nell’incontro con il Cristo è di modello e di guida, ha sottolineato che «per i futuri preti e per tutti i credenti in Gesù Risorto il contesto in cui avviene l’incontro diretto tra il Cristo e Tommaso è quello di un “soffio” che cambia la storia. Come il soffio della creazione, qui si vive e di respira il soffio della nuova creazione, che ogni prete deve sentire nel momento in cui vengono poste le mani della Chiesa sul suo capo, silenziose, incisive, tenaci, fedeli. Mani che cambiano, come il soffio crea e ricrea».

E approfondendo il ruolo del soffio dello Spirito, che «permette al Cristo di attraversare le porte chiuse», Mons. Bregantini ha fatto un richiamo all’esperienza da lui effettuato quando era cappellano del carcere di Crotone in Calabria e nel corso della quale sentiva che «il Signore Gesù, il Risorto, non ha limiti, non ha confini, non ha porte chiuse. Le spalanca, le attraversa, le supera. Va oltre: quell’oltre che mi ha tanto sostenuto e mi aiuta nella mia vita di Vescovo, quando anch’io mi trovo le porte chiuse, sbarrate. Porte anche di cuori di presbiteri o di comunità. E mi pare di impazzire dal dolore. Come per Gesù, il saper andare “oltre”, attraversare le porte della morte mi permette di ritrovare luce e risentire la forza dello Spirito, in nuovo slancio vitale dentro il tessuto della storia».

Un forte richiamo è stato anche fatto da Mons. Bregantini alle testimonianze vive del dolore che favoriscono la maturazione di una fede vera, ben calibrata, fondata, toccata. E riprendendo i tre verbi presenti nella frase pronunciata da Gesù a Tommaso che aveva manifestato il desiderio di mettere le mani sul segno dei chiodi così li ha commentati con esplicito riferimento ai sette ordinandi: «Guarda: cioè contempla, alza gli occhi, vai oltre. Adora. Abbiate sempre occhi di stupore, con cui guardare con gioia la vostra comunità e la chiesa del nostro tempo. Sguardo positivo, ottimista, purificato dall’attesa e dal dolore! Stendi: cioè esci, supera, apri la tua mano, apri il tuo cuore. Il vostro Ordine vi ha tanto abituato a questa mentalità di apertura. Siatene grati, avvolti da orizzonti nuovi! Metti: cioè tocca, sperimenta, sii sempre concreto, palpabile».

E avendo riconosciuto Gesù non attraverso un libro, bensì le stigmate aperte e conservate con cura, Mons. Bregantini ha invitato i sette nuovi sacerdoti ad ammirare Tommaso riconoscendolo come colui che, avendo assunto il compito di «trasformare le ferite della vita in feritorie di speranza», invita ad accettare la sfida del dolore e la crisi dei drammi immensi così da essere presente a chi attraversa esperienze di tristezza e di sofferenza sentendosi accompagnato da mani solidali che facilitano la condivisione della speranza.