Tristezza nella Santa Sede per la morte di Terri Schiavo

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1 aprile 2005 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha espresso ufficialmente la propria profonda tristezza per la morte di Terri Schiavo, la donna con gravi danni cerebrali, che la Giustizia statunitense, su richiesta del marito, ha condannato ad una morte per inedia, privandola della sonda per l’alimentazione e l’idratazione.



Nella tarda serata di questo giovedì, Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha riconosciuto che “le circostanze della morte”, avvenuta questo giovedì, “hanno giustamente sconvolto le coscienze”.

“È stata interrotta un’esistenza. È stata anticipata arbitrariamente una morte, poiché nutrire una persona non può essere mai considerato un accanimento terapeutico”, ha affermato il portavoce vaticano in un comunicato.

“Non vi è dubbio che non si possono ammettere eccezioni al principio della sacralità della vita dal concepimento sino alla sua fine naturale – aggiunge il testo –. Oltre che un principio dell’etica cristiana, questo è anche un principio di civiltà umana”.

“C’è da sperare che da questa drammatica esperienza maturi nell’opinione pubblica una maggiore consapevolezza della dignità umana e porti ad una maggiore tutela della vita anche a livello legale”, ha quindi concluso Navarro-Valls.

Il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha definido la morte della 41enne donna della Florida come “un omicidio cui è impossibile assistere inerti senza diventarne complici”.

Per il porporato si è trattato di “una ingiusta condanna a morte di un'innocente, in una delle forme più disumane e crudeli, quale quella per fame e per sete”.