"Tu sei mio fratello"

Intervista con padre Richard Ho Lung, fondatore dei Missionari dei Poveri in Giamaica

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ROMA, martedì, 27 novembre 2012 (ZENIT.org) - La Giamaica è ben nota a livello globale grazie al suo turismo e alla sua cultura musicale riflessa da personalità come il genio del reggae, Bob Marley. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. La capitale della Giamaica, Kingston, è considerata una delle città più pericolose al mondo. In un Paese di appena 2,7 milioni di abitanti, più di 1.500 muoiono ogni anno vittime della guerra tra bande di narcotrafficanti.

In questa terribile realtà, un nuovo movimento cattolico - i Missionari dei Poveri - serve Cristo con gioia. L’istituto, fondato nel 1981 a Kingston, conta attualmente più di 500 membri ed è stato riconosciuto ufficialmente dalla Santa Sede.

In collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), Marie Pauline Meyer ha intervistato per Where God Weeps (Dove Dio Piange) il fondatore e superiore generale della Congregazione dei Missionari dei Poveri, padre Richard Ho Lung.

Buongiorno padre Richard. Grazie per essere con noi. Lei è un appassionato di musica ed un musicista provetto, che scrive canzoni e compone musical. Che bellissimi doni!

Padre Richard Ho Lung: È veramente un piacere ed una sorpresa completa nella mia vita. Non è qualcosa che ho chiesto ma so semplicemente che Dio ha fatto comparire nel mio cuore e nella mia mente così tante di quelle melodie ed idee poetiche che sono costretto a scriverle, ma non sono un musicista. Non so leggere la musica. Non suono alcuno strumento, ma ho così tante belle parole e canzoni in testa, a volte nel sonno, a volte durante il giorno.

I giamaicani hanno la musica nel sangue?

Padre Richard Ho Lung: Si respira. È nell’aria in Giamaica. Vai a messa e i corpi delle persone si muovono quando cantano. Quando la gente parla o si esprime, è sempre molto, molto drammatico. L’isola, infatti, è molto poetica e magnifica: grandi montagne, fiumi, il mare, le foreste. La natura è così straordinariamente ricca che non puoi non pensare all’artista, al colore, alla mano di Dio che ha modellato tutto il Paese, perciò penso che l’arte faccia parte della nostra natura. Mia madre amava la musica e molto spesso ci portavo lungo il fiume e ci chiedeva di fare silenzio, per ascoltare la musica della natura: gli uccelli, il vento e l’aria, e quindi penso che tutto faccia parte della mia natura.

Lei non solo è un musicista, ma anche uno dei fondatori di un nuovo movimento.

Padre Richard Ho Lung: Sì, i Missionari dei Poveri, che è una fraternità. Si tratta di una consacrazione religiosa basata sui quattro voti di povertà, castità, obbedienza e servizio gratuito.

Qual è l’intento dei Missionari dei Poveri?

Padre Richard Ho Lung: Siamo molto diretti al servizio per i senzatetto e per gli indigenti. La più grande povertà che si possa mai soffrire è quella di non essere desiderati, perciò noi ci rivolgiamo principalmente alla gente della strada, molti bambini piccoli che sono storpi, ciechi, sordi, muti, possono avere l’HIV-AIDS, sono malati e moribondi. Vengono abbandonati presso gli ospedali e gli ospedali ci chiamano e dicono: ‘potete accogliere un senzatetto, perché non sanno dove andare…’.

Come mai avviene questo, visto che la Giamaica viene percepita come un’attrazione turistica con tutte le sue ricchezze naturalistiche?

Padre Richard Ho Lung: Siamo a Kingston, che non è la destinazione turistica dell’isola. Siamo nel cuore della parte più dura, dove la violenza e la povertà dilagano, dove praticamente tutti sono squatter (occupanti abusivi, ndr.) che non hanno case proprie. In Giamaica, si usa il termine “catturare”. Vedono una casa che è vuota. Entrano in quella casa e ci vivono. A volte vivono in una piccola stanza, grande tre metri e mezzo per tre metri e mezzo, fatta di cartone e zinco. Il tetto viene realizzato con pezzi di legno e così via, e ci sono migliaia e migliaia di queste abitazioni dove noi viviamo.

Perché c’è questa disparità? Da un lato il lusso e dall’altro tanta povertà…

Padre Richard Ho Lung: C’è un enorme divario tra ricchi e poveri. I ricchi sono straordinariamente ricchi e poveri sono straordinariamente poveri e dimenticati. Inoltre, in Giamaica - poiché abbiamo avuto una storia di schiavitù - una certa idea ha permeato l’uomo e la donna giamaicana, cioè che gli schiavi non si sposano. Noi non ci sposiamo perché non era permesso. Cosicché, persino adesso, nonostante il fatto che la schiavitù è stata abolita da molti anni, nella psiche, nella mentalità e nelle emozioni delle persone è ritenuto sbagliato che la povera gente nera si sposi veramente. Non è un diritto che è stato dato loro. Quindi ci siamo noi. Abbiamo scelto di vivere nelle baraccopoli, perché vogliamo che la gente abbia un maggiore accesso a noi e noi a loro. Noi non siamo un istituto sacerdotale. Abbiamo alcuni sacerdoti, ma siamo una fraternità per i poveri. È molto evocativo. È molto forte ed emozionante per la gente che può rivolgersi ad un religioso e dirgli: ‘fratello... tu sei mio fratello. Devi venire a trovarmi di nuovo. Sei venuto per nutrirmi e vestirmi’.

È difficile vivere con i poveri?

Padre Richard Ho Lung: No, non proprio. In un primo momento può sembrare un po’ strano e difficile perché fai un lavoro semplice come pulire la loro sporcizia, tirare lo sciacquone, fare loro il bagno, lavare loro i denti, ma dopo un po’ si scopre l’umorismo, la gioia e la felicità della gente ed è veramente - nel profondo - una scoperta di Cristo. Incontrare i poveri è un’esperienza molto radicale: ti impegni per loro così come Cristo si è impegnato per i poveri, per i lebbrosi, come si vede dalle Scritture. C’è una tale soddisfazione nel profondo del tuo cuore, quando sai che stai facendo le opere di Cristo. Si cammina sulle orme di Cristo. Si fa esattamente quello che ha fatto Lui, cosicché te ne vai molto, molto felice. Quindi, le croci e le difficoltà non sono nulla.

Tutto questo suona molto semplice, eppure è un ghetto, un luogo di crimini, di omicidi...

Padre Richard Ho Lung: Sì, per la mancanza d’amore. Penso che l’amore è una forza molto potente che può prendere il posto di qualsiasi grande odio, invidia, corruzione, rifiuto. Vedo l’amore come una forza miracolosa che trasforma le persone. È davvero così. L’ho notato nei ghetti. E abbiamo notato, ad esempio, una più grande dedizione tra uomini e donne. Siamo nei ghetti da oltre trenta anni e loro conoscono i fratelli. Vedono che queste sono persone che veramente e realmente li amano e non li abbandonano per alcun motivo.

Perché allora così tanti giamaicani - circa 20.000 all’anno – decidono di andare negli Stati Uniti?

Padre Richard Ho Lung: A causa della mancanza di opportunità e c’è anche una grande tentazione di trasferirsi altrove dove si è assolutamente sicuri di trovare un lavoro e di far progredire la propria famiglia, ma ci si accorge che la maggior parte dei giamaicani, in realtà, non vuole partire. È gente molto orgogliosa, che ama il suo Paese a causa della sua bellezza e cultura e, perché sei a casa con la tua gente. Tuttavia l’esegesi della vita, la necessita di un alloggio, cibo, vestiti, istruzione diventano una forza così grande che poi, quando hai la possibilità, te ne vai.

Si può invertire questa tendenza?

Padre Richard Ho Lung: Sì, ma dobbiamo capire, essendo noi una nazione giovane, che dobbiamo imparare a lavorare, ad essere indipendenti. Dobbiamo capire che le forze di Dio sono dentro di noi per farci diventare un popolo che è indipendente e in grado di realizzare una nuova Giamaica. Non credo che abbia senso autocommiserarsi. Non ha senso neppure ricordare la schiavitù, che ormai appartiene alla storia, ma andiamo avanti con la vita. Questo è lo spirito del cristianesimo. Andiamo sempre avanti, sperando.

E questo è il suo messaggio?

Padre Richard Ho Lung: Sì, e la musica fa parte di questo: rimanere gioiosi, ottimisti e festosi e con una profonda comprensione della grandezza e bontà della vita.

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Questa intervista è stata condotta da Marie Pauline Meyer per Where God Weeps, un programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network, in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.

In rete:

Aiuto alla Chiesa che soffre: www.acn-intl.org
Aiuto alla Chiesa che soffre Italia: www.acs-italia.glauco.it
Where God Wheeps: www.wheregodweeps.org