"Turismo e acqua: proteggere il nostro comune futuro"

Discorso pronunciato questa mattina ad Amalfi dal cardinale Antonio Maria Vegliò per la Giornata nazionale del Turismo

Roma, (Zenit.org) | 207 hits

Riprendiamo di seguito il testo del discorso pronunciato questa mattina ad Amalfi dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, per la celebrazione nazionale della Giornata Mondiale del Turismo. 

*** 

Ringrazio per avermi invitato a prendere parte a questo Convegno e saluto cordialmente tutti i presenti. Con piacere affronterò con voi il tema che ci ha convocati, rileggendo e approfondendo alcuni passaggi del Messaggio che il mio Dicastero ha preparato per la Giornata Mondialedel Turismo di quest’anno, dedicato a “Turismo e acqua: proteggere il nostro comune futuro”.

1. La Giornata Mondiale del Turismo e la pastorale del turismo

Ogni anno il 27 settembre, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) ci invita a celebrare la GiornataMondialedel Turismo come opportunità per “approfondire la consapevolezza della comunità internazionale rispetto all’importanza del turismo e del suo valore sociale, culturale, politico ed economico”. La Santa Sede ha aderito a questa giornata fin dalla sua prima edizione nel 1980, sottolineandone anche il valore pastorale. Sì, è vero, il turismo ha un forte valore pastorale, e fa parte a pieno titolo della missione della Chiesa.

L’anno scorso abbiamo celebrato a Cancún il VII Congresso mondiale di pastorale del turismo, partendo da un’idea base: la Chiesa, guardando alla persona umana in modo integrale, è convinta sia dell’importanza che il turismo ha nel momento presente, sia del fatto che “come tutta la realtà umana, anch’esso deve essere illuminato e trasformato dalla Parola di Dio”.[1] È proprio da questo presupposto che nasce la nostra sollecitudine pastorale per il turismo.

Nel messaggio inviato da Benedetto XVI a quel Congresso si evidenziavano tre linee di lavoro.

La prima, l’invito del Santo Padre a “illuminare questo fenomeno con la dottrina sociale della Chiesa”,[2] per cercare di renderlo un ambito veramente umano e umanizzante, “etico e responsabile, [...] rispettoso della dignità delle persone e dei popoli, accessibile a tutti, giusto, sostenibile ed ecologico”.[3]

Le altre due linee di lavoro si riferivano sia al “turismo religioso”, mettendo il nostro patrimonio religioso storico-culturale a servizio della nuova evangelizzazione, sia al turismo dei cristiani, accompagnandoli pastoralmente nelle loro vacanze.

In questo contesto, la Giornata mondiale del turismo è un’occasione adeguata per riflettere sulla nostra azione pastorale in questo settore, per dialogare con il mondo civile, e per sensibilizzare tutta la Chiesa sull’importanza del turismo. E in questa linea si situano le numerose iniziative promosse tanto dalla Santa Sede (con la pubblicazione del nostro annuale Messaggio) come dalle diverse istanze nazionali, diocesane o locali.

2. Turismo e acqua: proteggere il nostro comune futuro

            Per questa celebrazione non soltanto facciamo nostra la data che propone l’OMT, il 27 settembre, ma anche il tema della giornata che la stessa organizzazione stabilisce, e che, come è a tutti noto, quest’anno è “Turismo e acqua: proteggere il nostro comune futuro”.

A questo punto vi posso annunciare che i temi delle prossime due giornate mondiali del turismo, approvati proprio nei giorni scorsi, saranno “Turismo e sviluppo comunitario”, nel 2014, e “Un miliardo di turisti, un miliardo di opportunità”, per il 2015.

Negli ultimi anni, l’OMT titola la giornata mondiale in base alle proposte sulle quali stanno lavorando le Nazione Unite. Così, lo scorso anno, il tema della nostra giornata, “Turismo e sostenibilità energetica: propulsori di sviluppo sostenibile”, era in consonanza con l’“Anno internazionale dell’energia sostenibile per tutti”, promulgato dall’ONU.

Così avviene anche per l’attuale edizione, il cui titolo risponde perfettamente al presente “Anno internazionale della Cooperazione per l’Acqua”, che è stato proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel contesto del Decennio Internazionale per l’Azione “L’acqua, fonte di vita” (2005-2015).

            Quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere con questo tema?

Nel messaggio per l’occasione, il Segretario Generale delle Nazione Unite, Ban Ki-moon, afferma: “Data la minaccia che i consumi non sostenibili e i cambiamenti climatici rappresentano per le risorse idriche mondiali, la Giornata Mondiale del Turismo di quest’anno mette in evidenza la responsabilità dell’industria turistica nella salvaguardia e nella gestione dell’acqua in modo intelligente”.[4]

E secondo le parole del Dott. Taleb Rifai, Segretario Generale dell’OMT, la presente giornata “è un’occasione unica per richiamare l’attenzione sull’acqua come bene e risorsa, nonché sulle misure necessarie per affrontare la sfida dell’acqua”.[5]

Certamente, per il settore turistico, l’acqua è di cruciale importanza, e appare tanto come un bene quanto come una risorsa. È un bene in quanto, sentendosi naturalmente attratti da questo elemento, milioni di turisti scelgono come destinazione alcuni ecosistemi in cui l’acqua è il tratto più caratteristico, quali le zone umide, le spiagge, i fiumi, i laghi, le isole, i ghiacciai o i nevai, per citarne alcuni. Altri cercano di cogliere i suoi numerosi vantaggi, particolarmente in centri balneari o termali, che in Italia sono numerosi. Questo ci permette di parlare di un turismo specifico come, per esempio, quello balneare, termale, lacustre, fluviale o crocieristico.

Al tempo stesso, l’acqua è anche una risorsa per il settore turistico ed è indispensabile, fra l’altro, per il normale funzionamento degli alberghi, dei ristoranti e delle proposte di tempo libero. Senza questo elemento, tante semplici attività sarebbero irrealizzabili.

Ma a questo punto ci troviamo di fronte a un paradosso. Se, da una parte, il turismo ha bisogno dell’acqua e le destinazioni acquatiche attraggono tantissime persone, dall’altra il turismo stesso può farne un uso inadeguato, con un consumo smisurato rispetto alle limitate risorse o inquinandola. Questo conduce in alcuni casi a un deterioramento tale che finisce per cancellare una località dall’elenco delle destinazioni desiderate.

In conseguenza con quanto detto, possiamo affermare con il nostro documento che “non c’è dubbio che il turismo abbia un ruolo fondamentale nella tutela dell’ambiente, potendo essere un suo grande alleato, ma anche un feroce nemico” (GMT 2013).[6]

Pertanto, la nostra proposta non può essere altra che quella di un “turismo sostenibile”, che garantisca il rispetto ambientale. Con questo concetto, come si segnalava nel Messaggio dell’anno scorso, “non ci stiamo riferendo a una modalità fra le altre, come potrebbe essere il turismo culturale, quello di spiaggia o di avventura. Ogni forma ed espressione del turismo deve essere necessariamente sostenibile, e non può essere altrimenti”.[7]

Nel marzo scorso, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il Segretario Generale delle Nazioni Unite segnalava che “anno dopo anno aumenta la pressione su questa risorsa. Una persona su tre vive in un Paese con scarsità di acqua da moderata ad alta, ed è possibile che per il 2030 la carenza colpisca quasi la metà della popolazione mondiale, giacché la domanda potrebbe superare del 40% l’offerta”.[8] I dati delle Nazioni Unite parlano di circa un miliardo di persone che non ha accesso all’acqua potabile. E questo problema aumenterà in un futuro prossimo per impulso del cambiamento climatico, dello spreco, di un uso irrazionale o di una cattiva distribuzione. “Anche il turismo compete molte volte con altri settori per il suo utilizzo e non di rado si costata che l’acqua è abbondante e si sperpera nelle strutture turistiche, mentre per le popolazioni circostanti scarseggia” (GMT 2013).

            Per tutto questo, il nostro Messaggio conclude che “il turismo sarà un vero vantaggio nella misura in cui riuscirà a gestire le risorse secondo criteri di ‘green economy’, un’economia il cui impatto ambientale si mantenga entro limiti accettabili. Siamo chiamati, quindi, a promuovere un turismo ecologico, rispettoso e sostenibile, che può certamente favorire la creazione di posti di lavoro, sostenere l’economia locale e ridurre la povertà” (GMT 2013).

3. Contributo della Chiesa: proposte pastorali

Dopo aver presentato il rapporto tra turismo e acqua, ci chiediamo: quale può essere il contributo della Chiesa per favorire questa relazione?

Il nostro Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo accenna a tre ambiti diversi sui quali può lavorare la pastorale del turismo, vale a dire: la riflessione etica, l’approfondimento spirituale e la ricerca di un cambiamento di atteggiamenti e di azioni.

In primo luogo, bisogna contribuire a una riflessione etica sull’uso dell’acqua. “La gestione sostenibile di questa risorsa naturale è una sfida di ordine sociale, economico e ambientale, ma soprattutto di natura etica, a partire dal principio della destinazione universale dei beni della terra, che è un diritto naturale, originario, al quale si deve sottomettere tutto l’ordinamento giuridico relativo a tali beni” (GMT 2013). Sono convinto che “la Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico”, così come ha affermato Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in veritate (n. 51). E in questa linea, la Dottrina Sociale della Chiesa insiste sulla validità e l’applicazione del menzionato principio,[9] con riferimenti espliciti all’acqua.

Partendo dalla premessa che si tratta di un dono di Dio e un diritto di tutti, affermiamo che “l’utilizzazione dell’acqua e dei servizi connessi deve essere orientata al soddisfacimento dei bisogni di tutti e soprattutto delle persone che vivono in povertà”,[10] e proprio per questo detta questione “deve essere inquadrata in modo da stabilire criteri morali basati proprio sul valore della vita e sul rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli esseri umani”.[11] Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa ci ricorda che “il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile”,[12] e che “l’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale”.[13]

            Il secondo ambito sul quale si può soffermare la nostra azione pastorale è quello dell’approfondimento teologico-spirituale. Il Messaggio di cui ci occupiamo oggi afferma che “il nostro impegno in favore del rispetto della creazione nasce dal riconoscerla come un dono di Dio per tutta la famiglia umana e dall’ascoltare la richiesta del Creatore, che ci invita a custodirla, consapevoli di essere amministratori, e non padroni, del dono che ci fa” (GMT 2013).

È questo un tema che Papa Francesco ha molto a cuore. Già nella celebrazione eucaristica di inizio del suo pontificato ci invitava a essere “custodi della creazione”, ricordando che “tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti”.[14]

Durante un’Udienza generale, il Santo Padre ha approfondito questo pensiero dicendo che: “Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la ‘custodiamo’, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione”.[15]

Il nostro Messaggio ci invita a coltivare questo atteggiamento di ascolto, in modo da poter scoprire che l’acqua ci parla anche del suo Creatore e ci ricorda la sua storia di amore per l’umanità. Quanto è bella la preghiera liturgica di benedizione dell’acqua, nella quale si ricorda che “il Signore si è servito di questo dono come segno e memoria della sua bontà: la Creazione, il diluvio che pone fine al peccato, il passaggio del Mar Rosso che libera dalla schiavitù, il battesimo di Gesù nel Giordano, la lavanda dei piedi che si trasforma in precetto d’amore, l’acqua che emana dal costato del Crocifisso, il mandato del Risorto di fare discepoli e battezzarli… sono pietre miliari della storia della Salvezza, nelle quali l’acqua assume un elevato valore simbolico” (GMT 2013). Sappiamo bene che l’acqua ci parla di vita, di purificazione e di trascendenza, e, nella liturgia, manifesta la vita di Dio che ci viene comunicata in Cristo, colui che è la sorgente di acqua viva.

Il terzo ambito pastorale su cui il nostro Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo si sofferma è l’invito a favorire un cambiamento, una conversione direi, degli atteggiamenti e delle azioni.

Prima di tutto è fondamentale favorire un cambiamento di mentalità che si traduca in uno stile di vita caratterizzato dalla sobrietà, dall’autodisciplina, dalla responsabilità, dalla prudenza e dal senso del limite. Si deve far sì che il turista si interroghi sull’impatto e sulle conseguenze delle sue azioni, decisioni e atteggiamenti, in modo che possa “giungere alla convinzione che non tutto è permesso, anche se personalmente ne potrebbe assumere l’onere economico. Dobbiamo educare e incoraggiare i piccoli gesti che ci permettono di non sprecare o contaminare l’acqua e che, al tempo stesso, ci aiutano ad apprezzare ancor più la sua importanza” (GMT 2013).

Ma la conversione riguarda anche l’ambito delle azioni. Per questo, mentre si lavora per riparare i danni causati, si deve anche favorire un uso razionale dell’acqua, tramite politiche adeguate e fornendo dotazioni efficienti. Il nostro documento segnala che è necessaria una maggiore determinazione da parte dei politici e degli imprenditori, che si concretizzi in impegni vincolanti, precisi e verificabili.

Facciamo nostro il desiderio del Santo Padre di prendere “tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro”.[16]

Con San Francesco, il “poverello” di Assisi, eleviamo la nostra lode a Dio, benedicendolo per le sue creature: “Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”.

S.Em.za il Sig. Card. Antonio Maria VEGLIÒ
Presidente del Pontificio Consiglio
della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Santa Sede

*

NOTE

[1] Benedetto XVI, Messaggio in occasione del VII Congresso mondiale della pastorale del turismo (Cancún, 23-27 aprile 2012), 18 aprile 2012.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’ONU, Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2013.

[5] Taleb Rifai, Segretario Generale dell’OMT, Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2013.

[6] D’ora in poi, l’abbreviazione “GMT 2013” per indicare: Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Messaggio pastorale in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2013, 24 giugno 2013.

[7] Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Messaggio pastorale in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2012, 16 luglio 2012.

[8] Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Messaggio in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, 22 marzo 2013.

[9] Cfr. Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 2 aprile 2004, nn. 171-175.

[10] Idem, n. 484.

[11] Ibidem.

[12] Idem, n. 485.

[13] Ibidem.

[14] Francesco, Santa Messa per l’inizio del Pontificato, 19 marzo 2013.

[15] Francesco, Udienza generale, 5 giugno 2013.

[16] Ibidem.