Tutelati i diritti dei nascituri: la legge 40 è salva!

La Corte si pronuncia sulla fecondazione eterologa

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di Ada Urbani*

ROMA, martedì, 29 maggio 2012 (ZENIT.org).- Volere un figlio non è un diritto, ma comprensibile è il tentativo per averlo; disseminare però la sua strada di “non nati” non solo non è consentito dalla legislazione italiana, ma neanche eticamente accettabile perché in quegli embrioni c’è la vita.

La sentenza della Corte europea del 3 novembre scorso stabilì che la vita inizia nel momento del concepimento e per questo invitò ad una campagna contro l’aborto.

La pronuncia della Corte Costituzionale del 22 maggio scorso, sulla legittimità del divieto di fecondazione eterologa, non lascia spazio a dubbi: nella legge 40/2004 non è violata la Costituzione ed impedire per legge la fecondazione in vitro eterologa non è una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Toccherà dunque ai tribunali, che avevano opposto la questione di legittimità costituzionale alla Consulta, applicare la legge dello Stato, cioè quanto stabilito dalla legge 40.

Credo che si possano ormai ritenere definitivamente chiusi i tentativi di abrogare una legge che ha suscitato un importante confronto nel Parlamento e nel paese, voluta da un Governo e da una maggioranza per i quali la procreazione medica assistita ha ragione di essere solo qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

Resta quindi in vigore la legge 40/2004 e con essa sono vietate la clonazione umana, e la fecondazione eterologa, quella che avviene con un donatore esterno alla coppia. Restano altresì vietate le sperimentazioni sugli embrioni umani, nonché qualsiasi forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni.

La sentenza della Corte Costituzionale è un piccolo spiraglio di luce in un momento in cui la notte dei valori sembra farsi sempre più scura e con essa la crisi della nostra società.

*Senatrice PdL