Tutto quello che si vuole sapere ancora sulle dimissioni di Benedetto XVI

Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, risponde alle domande e ai dubbi dei giornalisti su cosa accadrà dopo il fatidico 28 febbraio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1326 hits

Un Pontefice che dà le dimissioni è un evento che non avviene tutti i giorni, anzi, per la precisione, non avveniva da 600 anni. Sono ancora tante, quindi, le curiosità e le domande che animano la stampa e la gente comune. Nel briefing di oggi con i giornalisti, in cui è stato presentato il calendario degli ultimi eventi del Pontificato di Benedetto XVI, padre Federico Lombardi ha quindi risposto a numerosi interrogativi su cosa succederà prima e dopo il fatidico 28 febbraio.

Di particolare rilievo sono le informazioni fornite dal portavoce vaticano sull’inizio del Conclave. Secondo quanto previsto dalla Costituzione – ha spiegato – dall’inizio della sede vacante si dà il via alle congregazioni dei cardinali.

Saranno questi momenti importanti, ma anche delicati, durante i quali, oltre ai diversi adempimenti giuridici da fare, si prevedono conversazioni e scambi tra porporati circa i problemi da affrontare e la situazione della Chiesa, “in modo da maturare per i singoli membri del collegio, criteri e informazioni utili in vista delle elezioni”.

“C’è un lavoro che non porta alle elezioni subito – ha sottolineato Lombardi - un discernimento da fare da parte del collegio che arriva ai giorni chiave del conclave ed elezione con una preparazione”. Per questo, la normativa prevede che l’inizio del conclave debba essere stabilito tra i 15 e i 20 giorni dall’inizio della sede vacante.

Quindi - ha proseguito il direttore della Sala Stampa vaticana - “se tutto si svolge normalmente, si prevede che il conclave potrebbe cominciare tra il 15 e il 19 marzo”, anche se adesso “non si può dare una data precisa perché tocca ai cardinali stabilire esattamente il calendario”.

Riguardo alle questioni del nome e del vestito di Benedetto XVI dopo il 28 febbraio, padre Lombardi ha dichiarato che, “per quanto possano sembrare queste questioni secondarie o formali”, richiedono “importanti aspetti di carattere giuridico e risvolti su cui bisogna riflettere, in cui è coinvolto il Papa stesso”. Per cui, attualmente, non ci sono informazioni attendibili.

Non ci sarà inoltre un momento particolarmente significativo o giuridicamente rilevante che identificherà il termine del Pontificato di Papa Ratzinger. Le norme del codice di diritto canonico – ha spiegato Lombardi - prevedono l’opzione che il Papa possa rinunciare al suo ministero, a condizione che la decisione venga “presa liberamente e manifestata adeguatamente”. “Questo il Papa lo ha fatto – ha sottolineato -. Ritengo, quindi, che non ci siano altri atti da fare, la rinuncia è valida nella sua forma, visto che lunedì è stata fatta in latino, firmata dal Papa e pronunciata davanti ai cardinali”.

Gli stessi cardinali che alle parole del Papa hanno mostrato in diretta tutto il loro stupore, Sua Eminenza Sodano in primis. Ma adesso, a distanza di tre giorni dallo shock iniziale dalla notizia, quale spirito aleggia nella Loggia vaticana? La domanda è curiosa e padre Lombardi risponde che “per molti lo stato d’animo fondamentale è ancora di sorpresa, e quindi di riflessione sul significato che questa decisione comporta per la Chiesa e per la Curia romana che ne è coinvolta”.

“Da parte mia - ha aggiunto - sento un sentimento di grande ammirazione per questa decisione libera, umile, responsabile, lucida del Santo Padre, con le motivazioni chiarissime che ha portato della valutazione delle sue forze che diminuiscono e del bene della Chiesa”.

“Tutti noi lo abbiamo visto diventare più fragile – ha proseguito - anche se toccava a lui valutarne la gravità o serietà. Io sono ammirato del fatto che il Papa abbia fatto questa sua valutazione avendo vissuto pienamente il suo ministero fino ad oggi, ed è ammirabile che egli valuti ‘Ho fatto il mio ministero finora, ora perché venga fatto adeguatamente nel mondo di oggi, ci vogliono maggiori forze’”.

La rinuncia di un Papa al proprio ministero, ha ribadito il portavoce della Santa Sede, “non l’ha inventata Benedetto XVI”, egli “l’ha solo messa in pratica, mostrando un grande coraggio ad utilizzarla per primo in questa forma, con uno spirito di fede e di amore per la Chiesa”.

E proprio in virtù di questo forte legame con la Chiesa e della grande discrezione e saggezza che da sempre contraddistingue la sua personalità, Benedetto XVI, nonostante dal primo di marzo sarà libero di muoversi dentro lo Stato di Città del Vaticano, si asterrà da ogni forma di comunicazione o di ingerenza.

Sia a livello personale con i cardinali o altri uomini di Curia, appunto per rendere chiara la loro piena libertà e autonomia (questo giustifica anche la scelta di recarsi per un tempo a Castel Gandolfo). Sia a livello pubblico, evitando dichiarazioni che potrebbero “dare adito ad un senso di interferenza o di prese di posizione influenzanti”. Tuttavia, ha precisato Lombardi, “se si tratta di scrivere un testo teologico spirituale di utile nutrimento del Popolo di Dio, può anche darsi che ciò avvenga”.

Proprio per questo, ha affermato padre Lombardi, “non c’è alcuna preoccupazione da parte del collegio cardinalizio che il Papa continui a risiedere in Vaticano”. Anzi, “è una saggia decisione rimanere nelle mura vaticane, con la sua possibilità di studiare e pregare. E anche i cardinali saranno felici di avere molto vicini una persona che più di tutti può comprendere quali sono le necessità spirituali della Chiesa e del successore di Pietro”.

Tra le curiosità anche il destino di monsignor Georg Gaenswein. Rimarrà Prefetto nella sede vacante o andrà con il Papa come segretario? “Ritengo che queste domande hanno bisogno di una risposta da parte di don Georg” ha detto padre Lombardi. È certo che il compito di Prefetto della Casa Pontificia non decada, mentre riguardo al ruolo di segretario personale Lombardi ha assicurato: “Se conosco lo stile del Santo Padre, non penso che voglia ricorrere, nel suo ritiro in monastero, a un vescovo come segretario personale”.

Importante, poi, la notizia di una eventuale nomina, nei prossimi giorni, del nuovo presidente IOR, in quanto il procedimento “era in corso da diverso tempo, e non è stato interrotto perché il Papa ha annunciato le sue dimissioni”.

L’ultimo dubbio si è risolto al termine del briefing: “Se un giorno Joseph Ratzinger da ex Papa discordasse su una scelta del suo successore chi avrebbe ragione?” chiedono i giornalisti. Il portavoce risponde semplicemente: “Il Papa è il Papa, e come la teologia insegna ci sono condizioni di affidabilità per l’assistenza dello Spirito Santo. Condizioni rare che sono connesse al ministero petrino, al servizio del Papa”. Pertanto, “la persona che ha rinunciato a questo ministero non ha questo titolo di assistenza particolare, di guida della Chiesa universale, e quindi il problema non si pone”.