Ucraina cerniera d'Eurasia

I violenti scontri a Kiev e la transizione geopolitica dall'unipolarismo a guida USA al multipolarismo

Roma, (Zenit.org) Filippo Romeo | 453 hits

Il nuovo assetto geopolitico che va definendosi a livello globale presenta, per come è ovvio, delle forti contrapposizioni a livello locale, in particolare in quelle aree, considerate da Samuel Huntington "linee di faglia", su cui convivono civiltà differenti e di cui l'Ucraina costituisce un esempio. Quanto sta avvenendo nel Paese, percorso in questi giorni da violenti tensioni, riassume efficacemente tanto la fase di transizione geopolitica in atto - dall'unipolarismo a guida statunitense al multipolarismo che coincide con la comparsa di più poli di potere nelle varie regioni del pianeta - quanto l'acerrimo confronto che questa determina.

La predisposizione dell'Ucraina a somatizzare le descritte tensioni dipende sia dall'ubicazione geografica che la pone al confine con la Russia, polo emergente del nuovo assetto multipolare, che dalla composizione culturale che fa di essa la patria di due distinte culture: quella occidentale e quella ortodossa. Divisione, questa, che rappresenta una pericolosa linea di faglia la quale, squarciando il cuore del Paese attraverso le anse del fiume Dneper, divide la zona orientale russofona depositaria di legami storici, religiosi e spirituali, da quella occidentale in cui sono presenti le maggiori componenti nazionaliste. Le origini di tale cesura sono rintracciabili nella storia di quelle popolazioni che, partendo da una genesi comune, ovvero quella delle tribù slavo-orientali riunitesi sotto la Rus' di Kiev, si distinsero successivamente in due componenti: quella ucraina e quella russa. Le ragioni di ciò vanno principalmente ricercate nella posizione di centralità che occupa il Paese rispetto alle due masse continentali europea e asiatica che fa di esso uno "Stato cerniera" esposto alle penetrazioni linguistiche culturali e religiose dei rispettivi poli. È indicativo al riguardo il fatto che sotto il profilo confessionale, un'ampia parte della popolazione aderisce alla Chiesa uniate che segue il rito ortodosso pur riconoscendo l'autorità del Papa.

Il ruolo dell'Ucraina è divenuto ancor più strategico e fondamentale per i destini del mondo con l'acquisizione dell'indipendenza all'indomani della crollo dell'Unione Sovietica, nel momento in cui gli Stati Uniti, unica potenza sopravvissuta a cui rimaneva l'arduo compito di mantenere e amministrare i futuri equilibri globali, si posero l'obiettivo di espandere la loro influenza in Eurasia al fine di impedire la rinascita, o il sorgere, di una potenza egemone che potesse minare il loro primato. Tale strategia, descritta magistralmente nella "Grande Scacchiera" di Zbigniew Brzezinski - uno dei migliori strateghi della politica estera degli Stati Uniti - mette in evidenza come l'Ucraina, unitamente a Turchia, Iran, Azerbaijan e Corea del sud, rappresenti uno dei "perni" su cui far base per spostare il baricentro verso oriente. In particolare, Brzezinski mette in luce l'importanza che il Paese potrebbe rivestire per la Russia osservando che «senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero, ma con l’Ucraina subalterna e quindi subordinata, la Russia diventa automaticamente un impero». Se fino ai primi anni del secondo millennio il primato assoluto degli Stati Uniti appariva inespugnabile, nel corso del tempo si sono profilati nuovi scenari che, mettendo in discussione i precedenti, hanno configurato quelle minacce che i più acuti analisti si erano prefigurati. Ciò è avvenuto grazie all'irruzione sulla scena di nuove potenze quali i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che hanno definitivamente stravolto l'assetto geopolitico precedente. In particolare, l'avanzamento della Russia nelle sue naturali aree di influenza, sta mettendo in serio pericolo la sicurezza del colosso americano che, percependosi come «isola al largo del grande continente euroasiatico», teme che il predominio in una delle due principali sfere dell'Eurasia - Europa e Asia - di una sola potenza, o un'alleanza fra più potenze, possa realmente costituire una seria minaccia di pericolo strategico. Pertanto, temendo che l'integrazione dell'Ucraina con la Russia e la loro reciproca collaborazione rafforzerebbe quest'ultima, gli Stati Uniti stanno "lavorando" per impedirne il riavvicinamento, cercando di spingere l'Ucraina verso il percorso inverso, cioè all'interno del contesto dell'Unione Europea. Questa seconda eventualità, infatti, non solo indebolirebbe la Russia ma la spingerebbe a spostare oltremodo il suo baricentro verso l'Asia Centrale per il cui controllo potrebbero sorgere dissidi e conflitti con la Cina e i Paesi islamici. Di contro, un'Ucraina proiettata verso il Progetto di Unione Euroasiatica messo in campo dal presidente Vladimir Putin oltre a risultare la "quinta colonna" della Russia in Europa, potrebbe costituire un ponte verso quest'ultima tale da rivelarsi un'atroce minaccia tanto per la presenza statunitense nel vecchio continente quanto per la loro influenza globale. Tale minaccia appare ancora più concreta se si tiene conto anche dei riscontri geopolitici che potrebbero originare dal dialogo interreligioso tra cristiani.

Ebbene, partendo dal presupposto che oggi l’Unione Europea oltre ad essere in preda ad una terribile crisi economica, sembra aver perso compattezza politica e senso di solidarietà tra gli Stati membri, riducendosi ad una sovrastruttura burocratica e finanziaria incapace sia di elaborare una forte identità politica e culturale che di dotarsi di una propria sovranità nonché di una visione geostrategica indipendente, ci si pone la domanda se un eventuale ingresso dell'Ucraina nell'organizzazione possa o meno produrre concreti benefici al Paese. Sicuramente ciò non andrebbe a saturare la linea di faglia che la percorre, ma probabilmente contribuirebbe a dilatarla impedendo sia che le sponde dei due continenti possano essere congiunte dal "ponte Ucraina" sia che, di conseguenza, si consolidi un blocco euroasiatico capace di ristabilire gli equilibri e la Pace. I fatti, però, forse ci stanno smentendo.