Udienza di Benedetto XVI ai rappresentanti pontifici in America Latina

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 19 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato da Benedetto XVI questo sabato ricevendo in udienza, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, i rappresentanti pontifici in America Latina al termine della riunione in preparazione alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, che si svolgerà a maggio ad Aparecida (Brasile).



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Venerati Fratelli,

sono molto lieto di accogliervi, al termine della vostra riunione in preparazione alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano. Porgo a ciascuno il mio cordiale saluto, ad iniziare dal Signor Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, che ringrazio per le parole con cui si è fatto interprete dei comuni sentimenti. Ringrazio i Signori Cardinali presidenti del CELAM e i responsabili dei Dicasteri della Curia Romana, che hanno offerto il loro contributo ai vostri lavori. Colgo soprattutto questa occasione per rinnovare a voi, Nunzi Apostolici presenti, e a tutti i Rappresentanti Pontifici l’espressione del mio apprezzamento per l’importante servizio ecclesiale che svolgete, spesso tra non poche difficoltà dovute alla lontananza dalla patria d’origine, ai frequenti spostamenti e, talora, anche alle tensioni socio-politiche presenti là dove operate. Nello svolgimento del vostro delicato ufficio, che certamente è sempre animato da profondo spirito di fede, ognuno di voi si senta accompagnato dalla stima, dall’affetto e dalla preghiera del Papa.

Ogni Nunzio Apostolico è chiamato a consolidare i legami di comunione tra le Chiese particolari e il Successore di Pietro. A lui è affidata la responsabilità di promuovere, insieme con i Pastori e l’intero Popolo di Dio, il dialogo e la collaborazione con la società civile per realizzare il bene comune. I Rappresentanti Pontifici sono la presenza del Papa, che si fa vicino attraverso di loro a quanti Egli non può incontrare di persona e, in modo speciale, a chi vive in condizioni di difficoltà e di sofferenza. Il vostro, cari Fratelli, è un ministero di comunione ecclesiale e un servizio alla pace e alla concordia nella Chiesa e tra i popoli. Siate sempre consapevoli dell’importanza, della grandezza e della bellezza di questa vostra missione e tendete senza stancarvi a realizzarla con generosa dedizione.

La Provvidenza divina ha chiamato voi, qui presenti, a svolgere il vostro servizio in America Latina, definita dall’amato Giovanni Paolo II – che più volte l’ha visitata – "Continente della speranza", come è già stato detto. Avrò la gioia di prendere, se Dio vuole, personalmente contatto con la realtà di quei Paesi intervenendo, a Dio piacendo, all’apertura della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, ad Aparecida, in Brasile, nel prossimo mese di maggio. In un certo senso, tale assemblea ricapitola e dà seguito alle Conferenze Generali precedenti, mentre si arricchisce dei numerosi doni "post-conciliari" del Magistero Pontificio – il pensiero va in particolare all’Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in America – come anche dei frutti del cammino sinodale della Chiesa Cattolica. Si propone di definire le grandi priorità e di suscitare un rinnovato slancio alla missione della Chiesa al servizio dei popoli latino-americani nelle circostanze concrete dell'inizio di questo secolo XXI. Tale ricapitolazione rinvia alla tradizione della cattolicità, la quale, grazie ad una straordinaria epopea missionaria, si è fatta presente ed ha segnato con la sua impronta la struttura culturale che caratterizza fino ad oggi l'identità latino-americana. Tale è la vocazione originale - come diceva il mio compianto predecessore Giovanni Paolo II a Santo Domingo – "di popoli che la stessa geografia, la fede cristiana, la lingua e la cultura hanno unito definitivamente nel cammino della Storia" (Discorso di apertura della IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, 12.X.1992, n. 15: Insegnamenti, XV, 2 [1992], p. 326).

A partire proprio dal tema di tale importante riunione: "Discípulos y misioneros de Jesucristo para que nuestros pueblos en Él tengan vida", anche voi, in questi giorni, avete avuto modo di evidenziare alcune sfide che la Chiesa incontra nella vasta area latino-americana, inserita nelle dinamiche mondiali e condizionata sempre più dagli effetti della globalizzazione. Davanti a questa sfida le nazioni che la compongono cercano in diversi modi di affermare la propria identità ed il loro proprio peso nel cammino storico del mondo di oggi; cercano, non raramente tra tante difficoltà, di consolidare la pace interna della propria Nazione. Sentendosi come "sorelle", mirano a diventare anche una comunità, unita nella pace e nello sviluppo culturale ed economico. La Chiesa, segno e strumento di unità per l’intero genere umano (cfr Lumen gentium, 1), si trova naturalmente in sintonia con ogni legittima aspirazione dei popoli ad una maggiore armonia e cooperazione, e reca il contributo che le è proprio, cioè quello del Vangelo. Essa auspica che nei Paesi latino-americani dove le Carte costituzionali si limitano a "concedere" libertà di credo e di culto, ma non "riconoscono" ancora la libertà religiosa, si possano quanto prima definire le reciproche relazioni fondate sui principi di autonomia e di sana e rispettosa collaborazione. Ciò permetterà alla Comunità ecclesiale di sviluppare tutte le sue potenzialità a vantaggio della società e di ogni singola persona umana, creata ad immagine di Dio. Una corretta formulazione giuridica di tali relazioni non potrà non tenere conto del ruolo storico, spirituale, culturale e sociale svolto dalla Chiesa Cattolica nell’America Latina.

Questo ruolo continua ad essere primario, grazie pure alla felice fusione tra l’antica e ricca sensibilità dei popoli indigeni con il cristianesimo e con la cultura moderna. Alcuni ambienti, lo sappiamo, affermano un contrasto tra la ricchezza e profondità delle culture precolombiane e la fede cristiana presentata come un’imposizione esteriore o un’alienazione per i popoli dell’America Latina. In verità, l’incontro tra queste culture e la fede in Cristo fu una risposta interiormente aspettata da tali culture. Questo incontro quindi non è da rinnegare, ma da approfondire e ha creato la vera identità dei popoli dell’America Latina. Infatti, la Chiesa Cattolica è l’istituzione che gode del maggior credito da parte delle popolazioni latino-americane. E’ attiva nella vita della gente, stimata per il lavoro che compie negli ambiti dell’educazione, della salute e della solidarietà verso i bisognosi. L’aiuto per i poveri e la lotta contro la povertà sono e rimangono una fondamentale priorità nella vita delle Chiese in America Latina. La Chiesa e anche attiva per gli interventi di mediazione che non raramente le vengono richiesti in occasione di conflitti interni. Una così consolidata presenza deve però oggi tener conto, tra l’altro, del proselitismo delle sette e dell’influenza crescente del secolarismo edonista postmoderno. Sulle cause dell’attrazione delle sette dobbiamo seriamente riflettere per trovare le risposte giuste. Dinanzi alle sfide dell’attuale momento storico le nostre comunità sono chiamate a rinsaldare la loro adesione a Cristo per testimoniare una fede matura e piena di gioia e veramente – nonostante tutti i problemi – enormi sono le potenzialità. E veramente enormi sono le potenzialità spirituali a cui può attingere l’America Latina, dove i misteri della fede sono celebrati con fervida devozione e la fiducia nel futuro è alimentata dall’aumento delle vocazioni sacerdotali e religiose. È naturalmente necessario accompagnare con grande attenzione i giovani nel cammino della vocazione, ed aiutare i sacerdoti, i religiosi e le religiose a perseverare nella loro vocazione. Un immenso potenziale missionario ed evangelizzatore è poi offerto dai giovani, che costituiscono più dei due terzi della popolazione, mentre la famiglia resta "una caratteristica primordiale della cultura latino-americana", come ebbe a dire il mio venerato predecessore, Giovanni Paolo II, nell’incontro di Puebla, in Messico, nel gennaio del 1979.

Un’attenzione prioritaria merita proprio la famiglia, che mostra segni di cedimento sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi. Divorzi e unioni libere sono in aumento, mentre l’adulterio è guardato con ingiustificabile tolleranza. Occorre ribadire che il matrimonio e la famiglia hanno il loro fondamento nel nucleo più intimo della verità sull’uomo e sul suo destino; solo sulla roccia dell’amore coniugale, fedele e stabile, tra un uomo e una donna si può edificare una comunità degna dell’essere umano. Mi piacerebbe evidenziare altre tematiche religiose e sociali sulle quali avete avuto modo di riflettere. Mi limito a citare il fenomeno della migrazione, strettamente collegato con la famiglia; l’importanza della scuola e l’attenzione ai valori e alla coscienza, per formare laici maturi che siano in grado di offrire un contributo qualificato nella vita sociale e civile; l’educazione dei giovani con piani vocazionali appropriati che accompagnino, in particolar modo, i seminaristi e gli aspiranti alla vita consacrata nel loro cammino formativo; l’impegno ad informare in modo adeguato l’opinione pubblica sulle grandi questioni etiche secondo i principi del Magistero della Chiesa e una presenza efficace nel campo degli strumenti di comunicazione anche per rispondere alle sfide delle sette. I movimenti ecclesiali costituiscono certo una valida risorsa per l’apostolato, ma vanno aiutati a mantenersi sempre fedeli al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa, anche quando operano nel campo sociale e politico. In particolare, sento il dovere di ribadire che non spetta agli ecclesiastici capeggiare aggregazioni sociali o politiche, ma ai laici maturi e professionalmente preparati.

Cari Fratelli, in questi giorni avete pensato e dialogato insieme; insieme avete soprattutto pregato. Domandiamo al Signore, per intercessione di Maria, che i frutti di questa vostra riunione e della prossima Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano vadano a beneficio di tutta la Chiesa. A voi ancora grazie per il lavoro che avete compiuto. Tornando nei vostri Paesi fatevi interpreti dei miei cordiali sentimenti presso i Pastori e le Comunità cristiane, i Governi e le popolazioni. Assicurate la vicinanza spirituale del Papa in special modo ai vostri collaboratori, alle religiose e a quanti cooperano al buon andamento delle sedi delle vostre Nunziature. A tutti e ciascuno imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.

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