UK: 30 anni di relazioni diplomatiche con la Santa Sede

L'impatto positivo dei viaggi apostolici

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di Ann Schneible

ROMA, giovedì, 5 aprile 2012 (ZENIT.org) – “Oggi, per la prima volta nella storia, un Vescovo di Roma mette piede sulla terra d’Inghilterra. Questa bella terra, una volta avamposto del mondo pagano, è diventata, attraverso la partecipazione del Vangelo, parte diletta e preziosa della vigna di Cristo”.

Queste parole sono state pronunciate dal beato Giovanni Paolo II nella sua omelia durante la Messa celebrata nella cattedrale di Westminster il 28 maggio del 1982, il primo giorno della sua prima visita pastorale in Gran Bretagna.

Questa visita apostolica del 1982 è stata uno dei temi principali di un colloquio organizzato venerdì scorso per celebrare i 30 anni di relazioni diplomatiche tra il Regno Unito e la Santa Sede.

Il convegno, intitolato “Britain and the Holy See: A Celebration of 1982 and the Wider Relationship”, è stato promosso dall'Ambasciata della Gran Bretagna presso la Santa Sede ed ospitato dal Venerabile Collegio Inglese.

Le diverse sessioni del convegno erano dedicate a vari temi legati alle relazioni diplomatiche tra Gran Bretagna e Santa Sede.

Una sessione mattutina era intitolata “1982: la prima visita papale e il suo impatto”.

Uno dei relatori è stato l'arcivescovo di Glasgow, monsignor Mario Conti, il quale ha condiviso la sua testimonianza sulla visita del Beato Giovanni Paolo II.

“Nonostante i timori, la visita del Beato Giovanni Paolo II nel 1982 e quella del suo successore Benedetto XVI nel 2010 sono state acclamate, dopo la loro conclusione, come un evento molto positivo”.

“Non solo in questa era della nostra Chiesa, e delle Chiese, ma anche per il nostro Stato”, ha detto Conti.

“In entrambi i casi, hanno aperto nuovi dialoghi che, per quanto riguarda lo Stato, sono ancora in corso di valutazione, ma in termini di Chiese, hanno portato ad un cambiamento qualitativo nelle relazioni ecumeniche”, ha proseguito l'arcivescovo.

“Noi rispettiamo l'un l'altro, anche se sosteniamo che non ascoltiamo abbastanza gli uni gli altri. Ma questo in sé invita ad un dialogo più proficuo. L'Ambasciata britannica presso la Santa Sede e la Nunziatura Apostolica presso la Corte di San Giacomo esistono proprio per incoraggiare questo e hanno mostrato negli ultimi anni la capacità di farlo, la volontà di farlo, e la gioia nel farlo”.

Altre sessioni del convegno hanno fronteggiato il problema delle relazioni diplomatiche tra la Gran Bretagna e la Santa Sede da una prospettiva ecumenica (“Vaticano II, 1982 e oggi: il rapporto ecumenico”), politica (“La relazione diplomatica e politica”) e storica (“Da Consalvi a Newman: il XIX secolo”).

Altri relatori di spicco sono stati tra gli altri l'ambasciatore di Sua Maestà presso la Santa Sede, Nigel Baker, il cardinale Cormac Murphy-O'Connor, monsignor Edwin Regan, vescovo di Wrexham (Galles), e il cardinale Keith Patrick O'Brien, arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo (Scozia), nella veste di moderatore. Ha partecipato inoltre il rappresentante dell'arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede, il canonico David Richardson, direttore dell'Anglican Center a Roma.

[Traduzione dall'inglese a cura di Paul De Maeyer]