Un amico ricorda padre Ganni, ucciso in Iraq

“Sei stato un servo buono e fedele”

| 827 hits

CITY BEACH (AUSTRALIA), martedì, 12 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo la lettera inviata a ZENIT da un compagno di padre Ragheed Ganni, ucciso con tre suddiaconi a Mosul (Iraq) domenica dopo aver celebrato la Messa.



* * *

Ho studiato a Roma come seminarista per l’Arcidiocesi di Perth, Australia Occidentale, al Pontificio Collegio Irlandese, e ho frequentato la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino dal 1997 al 2001. Ora sono parroco della parrocchia dello Spirito Santo a City Beach, Perth, Australia Occidentale.

Padre Ragheed Ganni è stato il primo seminarista che ho conosciuto; è stato tanto gentile da accompagnarmi nella mia stanza.

Anche se all’inizio non riuscivamo a comunicare con le parole perché io non parlavo aramaico e padre Ragheed ancora non parlava inglese, nel corso degli anni di seminario siamo diventati buoni amici.

Padre Ragheed aveva un carattere amichevole e un caldo sorriso di benvenuto. Era molto dedito alla preghiera e aveva un grande senso del sacro, con una profonda spiritualità e unione con Dio. Era diligente negli studi e molto rispettato dalla Facoltà e dai suoi colleghi. Era sempre pronto ad aiutare quanti ne avevano bisogno, o anche solo a trascorrere del tempo chiacchierando amichevolmente.

Era un compagno estremamente intelligente. Parlava sei lingue e sarebbe dovuto tornare al Collegio Irlandese l’anno prossimo per la sua tesi di dottorato.

Ogni anno padre Ragheed trascorreva l’estate in Irlanda lavorando a Lough Derg, un luogo di pellegrinaggio nel nord dell’Irlanda, così da inviare denaro a casa per comprare i medicinali necessari. Lavorava anche molto dietro le quinte per gli Iracheni. Metteva sempre al primo posto gli altri.

Ricordo che un’estate padre Ragheed è stato con me al Seminario di St. Malcay a Belfast. Era circa il 12 luglio, che nel nord è il giorno che ricorda la marcia [si ricorda con una grande parata la vittoria nel 1690 del re protestante Gugliemo III d’Orange sul re cattolico inglese Giacomo II, ndt.].

Quella notte c’è stata una rivolta proprio fuori il seminario e abbiamo sentito dei colpi di arma da fuoco, le grida della polizia e le sirene delle ambulanze. E’ stata una lunga notte e padre Ragheed ha parlato delle sofferenze e delle persecuzioni dei cristiani che vivono in Iraq.

Quando è scoppiata la Guerra in Iraq, padre Ragheed era distrutto, poiché era lontano dalla sua famiglia da sette anni e tutte le comunicazioni con la sua patria erano interrotte. Ci sono voluti mesi prima che riuscisse a sapere se la sua famiglia era salva oppure no. E’ stato un periodo estremamente difficile per lui, ma ha trovato consolazione nella preghiera.

Padre Ragheed mi ha fatto visita a Perth nel 2003 per l’estate; è stato bellissimo trascorrere del tempo insieme in parrocchia. Abbiamo parlato del suo ritorno in Iraq e di ciò che avrebbe potuto significare.

Padre Ragheed è stato molto leale nei confronti del suo Vescovo e della gente della sua diocesi. Era consapevole dei pericoli insiti nel suo ritorno in Iraq, dove i cristiani erano bersaglio degli estremisti musulmani. Pur sapendo dei rischi per la sua vita, ha accettato la sfida di amministrare i sacramenti al suo popolo.

Padre Ragheed era come un fratello per me, e il mio cuore è triste perché il mondo è un posto molto più solitario senza di lui.

Mi ricordo le volte che abbiamo trascorso il Natale in collegio quando tutti gli altri studenti tornavano a casa. Avevamo Roma tutta per noi.

Riposa in pace, amico mio, perché sei stato un servo buono e fedele, il tuo martirio vive e, sono sicuro, incoraggerà altri giovani ad unirsi a Cristo per continuare l’opera di salvezza.

Ora inizia il tuo sacerdozio eterno, con l’intera corte celeste dietro di te.

Sono certo che padre Ragheed e il martirio dei suoi compagni porteranno molto frutto favorendo la libertà religiosa, l’unità e la pace del popolo dell’Iraq.

Le mie preghiere sono per la famiglia di padre Ragheed e per le famiglie dei suoi compagni: Basman Yousef Daoud, Ghasan Bidawid e Wadid Hanna.

Possa esserci pace in Iraq.

Pax Christi,
Padre Don Kettle