Un anno di grazie vissuto con intensità

A pochi giorni dalla chiusura dell'Anno della Fede, monsignor Fisichella trae un bilancio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 338 hits

“Il popolo di Dio sparso nel mondo intero ha vissuto con grande intensità questo momento”. Con queste parole monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha tratto il proprio bilancio dell’Anno della Fede che ormai volge alla conclusione.

Incontrando i giornalisti accreditati alla Sala Stampa Vaticana, il presule ha dichiarato che il numero di 8 milioni e mezzo di pellegrini recatisi alla Tomba di San Pietro per professare la fede, “è solo un segno tra i più piccoli, anche se significativi, che rimarranno nel nostro ricordo”.

Le innumerevoli iniziative promosse, anche a livello locale, per l’Anno della Fede - momenti per ricordare l’insegnamento del Vaticano II, catechesi sulla fede, celebrazioni varie, testimonianze di carità, attività culturali di diverso genere - sono esperienze che permangono “come un segno che attesta l’impegno dei cristiani nel mondo”.

L’Anno della Fede, ha proseguito monsignor Fisichella, ha rappresentato un’occasione per “testimonianze commoventi che restano come documento vivo di una fede che sa dare significato alla vita anche nei luoghi più nascosti, di povertà, di sofferenza e là dove i cristiani sono una esigua minoranza”.

A tal proposito, stimolato dalla domanda di un giornalista, Fisichella ha ricordato la testimonianza di Marie Cecile, una donna del Niger, paese dove i cattolici sono l’1%, che ha raccontato: “Tornando nel mio paese non mi sentirò più sola. Qui ho fatto un’esperienza di fede che non avevo mai immaginato”.

Il presule ha anche riferito di un grazioso omaggio realizzato da un gruppo di detenuti in un carcere delle Filippine: un modellino di veliero imbottigliato, riproducente l’imbarcazione che fa da logo all’Anno della Fede.

Rispondendo a una domanda di ZENIT in merito all’aumento delle confessioni e delle conversioni con l’avvento del pontificato di papa Francesco – in particolare se questo fenomeno possa essere considerato un dono o una grazia dell’Anno della Fede - Fisichella ha affermato: “Direi che il Signore si serve di tutte le mediazioni possibili e immaginabili”, tra cui quella del nuovo pontefice, la cui parola ha aperto il cuore di molte persone.

“Il Signore - ha spiegato - si può servire di un Anno della Fede o di una parola pronunciata da un sacerdote nella sua omelia; sono tante le occasioni e le opportunità che vengono date”.

Tuttavia, ha aggiunto Fisichella, non va dimenticato che “tutti noi siamo soltanto mediatori” e che “chi agisce è la Grazia di Dio. Togliere il primato alla grazia di Dio significherebbe per noi equivocare tutto, quando quel primato si esprime attraverso mediazioni sempre preziosissime ma pur sempre mediazioni”.

L’Anno della Fede, infatti, ha inteso essere un momento “per una riflessione più profonda e per la riscoperta dell’incontro con Cristo e la sua Chiesa” e per far “ritrovare il gusto” della fede.

La fede va annunciata, celebrata e testimoniata, “come forma di nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia di credere e l’entusiasmo per comunicare la fede”.

Abituati come siamo a “evidenziare i fattori di crisi”, dimentichiamo di guardare anche ai “tanti segni positivi e di speranza che sono realmente presenti nella Chiesa”, che anche l’Anno della Fede ha contribuito a mostrare.

Ci sono quindi, ha sottolineato Fisichella, tutte le condizioni per attendersi consistenti “frutti” di questo passaggio della storia della Chiesa che, iniziato l’11 ottobre 2012, si concluderà il prossimo 24 novembre.

“Sostenuti da una testimonianza così imponente, entusiasta e convinta, che si esprime soprattutto nel silenzio della quotidianità, guardiamo al futuro con maggior serenità, forti dell’esperienza compiuta in questo Anno che speriamo possa prolungare a lungo nel tempo i suoi effetti positivi”, ha quindi concluso il responsabile vaticano per la Nuova Evangelizzazione.