Un Anno Eucaristico significa ritrovare la gioia e la forza di essere testimoni di Cristo

Parla il teologo Bruno Forte

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 13 giugno 2004 (ZENIT.org).- In un’intervista rilasciata a “Radio Vaticana” (12 giugno 2004) il teologo napoletano, monsignor Bruno Forte, ha commentato l’intenzione espressa dal Pontefice di voler indire un Anno Eucaristico che verrà celebrato dalla Chiesa cattolica dall’ottobre del 2004 fino all’ottobre del 2005. (cfr. ZENIT, Servizio Giornaliero, 10 giugno 2004).



“Poiché l’Eucaristia è Cristo che si dona in persona, vivo, vero, celebrare un anno eucaristico significa porre con nuovo slancio al centro della vita e della missione della Chiesa l’unico suo Signore, Cristo”, ha spiegato monsignor Bruno Forte.

Il teologo ha spiegato che l’Anno eucaristico “è un ritrovare la gioia e la forza di essere i testimoni non di qualcosa, di una ideologia, di una dottrina, ma di Qualcuno, il Signore vivente che dà senso e bellezza alla nostra vita e alla vita del mondo”.

In merito ai gravi problemi che il mondo deve affrontare Forte ha detto: “Di fronte alla caduta dei grandi miti della modernità, le ideologie c’è bisogno di dare una ragione di vita e di speranza che non sia ideologica e dunque violenta”.

Ma “che aiuti – ha poi proseguito – a superare il senso di abbandono e di vittimismo che spesso prende i nostri contemporanei, che spesso è mascherato sotto spoglie diverse che sono la ricerca del potere, dei consumi: e mettere al centro Colui che dà senso alla vita significa rispondere ad un bisogno profondissimo dell’epoca in cui viviamo”.

“Anche di fronte agli scenari di violenza e di guerra cui stiamo assistendo in modo particolare a partire dal 2001 e dalla risposta tragica della guerra alla non meno tragica, anzi ancor più barbara violenza del terrorismo, credo che sia importante richiamare che la verità non è qualcosa che si possiede, ma Qualcuno”, ha continuato il prelato.

Alla domanda sul significato della comunione con il Corpo e Sangue di Cristo, Forte ha risposto: “Se il Figlio di Dio ha assunto un corpo, se l’Eucaristia, il pane e il vino transustanziati sono il Corpo e il Sangue di Cristo, allora questa materia di cui è fatto il mondo non è materia dannata, non è negatività, ma un valore profondo, quel valore che il suo Creatore le ha attribuito, che il peccato dell’uomo ha in qualche modo oscurato ma che proprio la Redenzione di Cristo le restituisce”.

In merito alle deviazioni della New Age, il teologo ha asserito che “La New Age è la gnosi moderna, un tentativo di far credere all’uomo che può redimersi da solo. L’Eucaristia, mentre è profondamente umana e vicina all’uomo perché materia di questo mondo transustanziata, è anche il cibo che viene dal cielo, proprio perché non è semplicemente un frutto della terra”.

“Un mondo che si apre nell’invocazione al dono di Dio è destinato non solo alla salvezza eterna, ma anche a rivalutare l’umanità dell’uomo, la condizione di carne, di lacrime, di storia, di terra di cui siamo fatti, che è stata assunta dal Figlio di Dio e da lui trasfigurata”, ha affermato il teologo.

Sul significato salvifico di Cristo, monsignor Bruno Forte ha così concluso: “Cristo è venuto per la salvezza di tutti e di ciascuno. Un Anno Eucaristico significa non soltanto riscoprire Cristo come centro del cuore e della fede del credente, ma significa anche riscoprire lo slancio e la passione missionaria di annunciare Lui la Verità che salva fino agli estremi confini della terra”.