Un aspetto enigmatico nella vita di D'Annunzio (Quarta e ultima parte)

Ricorrono in questi giorni 150 anni della nascita e 75 della morte dell'ultimo dei grandi poeti italiani, soprannominato "Il Vate"

Roma, (Zenit.org) Renzo Allegri | 1053 hits

Dopo dieci anni di amore e scandali con Eleonora Duse, Gabriele D’Annunzio perse subito la testa per Alessandra Carlotta marchesa di Rudinì, che egli subito cominciò a chiamare “Nike” per la sua bellezza statuaria. Infatti, si racconta che la marchesa Alessandra, alta un metro e ottantadue centimetri, robusta, vigorosa, slanciata, profilo greco, una folta capigliatura bionda, era di una bellezza irresistibile. Inoltre, era sportiva, anticonformista, elegantissima, vestiva spesso da amazzone ed era l’attrazione dei migliori salotti d’Europa.

Era figlia di Antonio Starabbia, marchese di Rudinì, uomo politico che fu ministro degli Interni, vice-presidente della Camera, presidente del Consiglio alla caduta di Crispi, e poi ministro degli Esteri.

A 18 anni, Alessandra aveva sposato il marchese Marcello Carlotti, discendente di una delle più antiche famiglie della Repubblica Veneta. A vent’anni aveva già due figli. Si dedicava con amore alla famiglia e ai figli, pur non rinunciando mai alla sua esistenza mondana e alla sua passione per i cavalli. A 24 anni rimase vedova. Cercò di affogare la tristezza e il dolore immergendosi nelle feste.

Nel 1903, quando aveva 27 anni, incontrò, a una festa a Firenze, Gabriele D’Annunzio, che era ancora l’amante di Eleonora Duse. D’Annunzio restò affascinato dalla bellezza di Alessandra e per lei lasciò la grande attrice.

Seguirono cinque anni di un amore sfrenato, turbolento. E fu uno scandalo che coinvolse l’Italia, perché il padre di Alessandra, il marchese Antonio Starabbia, era allora primo ministro. Alessandra si adeguò a tutti i vizi del poeta. Imparò a drogarsi. Divenne schiava della morfina. Per amore di D’Annunzio trascurava perfino i due figli, che erano ammalati di tisi. Le famiglie nobili, condannavano la condotta di Alessandra, ma a lei non importava niente.

La sua storia con D’Annunzio è nota fino a quando i due vissero insieme. Ma pochi conoscono ciò che avvenne dopo. D’Annunzio e Alessandra si lasciarono nel 1908. La loro storia finì anche a causa di una gravissima malattia che Alessandra aveva contratto, forse in seguito a un aborto. Nel periodo della malattia, si accorse che il poeta la tradiva e cominciò a riflettere. Ebbe una crisi religiosa. Si rese conto di aver buttato via cinque anni della sua esistenza.

Andò in pellegrinaggio a Lourdes e tornò decisa a cambiare vita. Per espiare le colpe e gli scandali che aveva dato, entrò nel Carmelo di Paray Le Monial diventando monaca di clausura con il nome di Suor Maria di Gesù. La sua vita spirituale era talmente esemplare che venne eletta maestra delle novizie, poi superiora del monastero. Sacerdoti, vescovi, intellettuali e anche il cardinale di Parigi ritenevano un privilegio e un onore poterla incontrare e parlare con lei. Fondò tre nuovi Monasteri: uno a Valenciennes, il secondo fu il Carmelo di Montmartre, voluto dallo stesso Cardinal Arcivescovo di Parigi. Seguì la fondazione del Carmelo Le Re­posoir in Alta Savoia dove Alessandra morì nel 1931.

L’ex amante di D’Annunzio è considerata una delle grandi mistiche del Novecento ed in corso il processo per la sua beatificazione.

(La terza parte è stata pubblicata lunedì 4 marzo)

*Renzo Allegri è giornalista, scrittore e critico musicale. Ha studiato giornalismo alla “Scuola superiore di Scienza Sociali” dell’Università Cattolica. E’ stato per 24 anni inviato speciale e critico musicale di “Gente” e poi caporedattore per la Cultura e lo Spettacolo ai settimanali “Noi” e “Chi”. Da dieci anni è collaboratore fisso di “Hongaku No Tomo” prestigiosa rivista musicale giapponese.

Ha pubblicato finora 53 libri, tutti di grandissimo successo. Diversi dei quali sono stati pubblicati in francese, tedesco, inglese, giapponese, spagnolo, portoghese, rumeno, slovacco, polacco, cinese e russo. Tra tutti ha avuto un successo straordinario “Il Papa di Fatima” (Mondadori).