Un calcio sereno che fa pensare e sognare

Finché ci saranno uomini come l'allenatore Zeman, i giovani potranno guardare con fiducia e speranza al mondo dello sport

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di Carlo Climati

ROMA, venerdì, 23 novembre 2012 (ZENIT.org).– Questa settimana voglio dedicare la mia rubrica “Camminando con i giovani” ad un allenatore di calcio che amo profondamente e che considero un grande uomo: l'allenatore della Roma, Zdenek Zeman.

Qualcuno potrebbe obiettare: che cosa c'entra Zeman con una rubrica sul mondo giovanile? C'entra moltissimo, perché Zeman è un bellissimo esempio per le nuove generazioni, in un'epoca in cui lo sport appare schiacciato da una certa non-cultura dell'arrivismo e dell'eccesso.

Seguo Zeman da tanti anni. Non mi ha fatto solo divertire ed emozionare. Spesso mi ha fatto anche pensare. In questo articolo, che voglio dedicargli con autentica stima ed affetto, vorrei elencare tutte le cose che questo grande uomo mi ha insegnato, anche se non l'ho mai conosciuto personalmente. E sapete come me le ha insegnate?  Allenando squadre di calcio!

Prima di tutto, la grandezza di Zeman sta nel considerare lo sport come momento d'incontro e non di scontro. E’ un momento di confronto con gli altri, che può educare ad essere migliori e a svolgere in modo costruttivo la propria missione di cittadini del mondo.

Fare sport significa conoscersi, dialogare, abbattere ogni barriera. Se si vuole fare goal, bisogna passare il pallone al proprio compagno. Non lo si può tenere tutto per sé. E questo abitua, inevitabilmente, ad uscire dal proprio guscio. Aiuta a costruire una sana cultura della collaborazione e del gioco di squadra.

Non è questo, forse, un bellissimo esempio da seguire anche nella vita di tutti i giorni? Collaborare. Dialogare. Abituarsi a “non tenere il pallone”. Educarsi a “passarlo”, per “fare goal” ed abbracciarsi tutti insieme.

Un altro importante valore che Zeman mi ha fatto scoprire è la cultura dell’impegno. Nell’attività sportiva, se si vuole raggiungere un obiettivo, non ci sono alternative. Ci vogliono ore di sudore e di allenamento.

Questo atteggiamento può anche essere utile nella vita quotidiana. Può aiutare i ragazzi a valorizzare un sano spirito di sacrificio. E sappiamo bene quanto sia importante questa mentalità in un mondo come quello di oggi.

Nella nostra epoca, purtroppo, si sta facendo di tutto per cancellare la parola “sforzo” dal vocabolario, per sostituirla con una triste non-cultura del “Voglio tutto e subito”.

Nello sport, fortunatamente, certe scorciatoie non esistono. L’allenamento, il sudore  e lo sforzo personale sono elementi essenziali, irrinunciabili. Qualche volta anche un po’ di fortuna può aiutare. Ma senza una solida base di impegno non si va da nessuna da parte.

Un altro valore che ho apprezzato, seguendo Zeman, è la cultura della serenità, che sembra mancare in alcuni ambienti del calcio di oggi.

Pensiamo alle tremende pressioni che subiscono tanti ragazzini che giocano a pallone. Ormai lo sport muove un tale giro di interessi che l’atleta, fin da bambino, si ritrova ad essere al centro di meccanismi soffocanti.

Una volta i bambini si divertivano a giocare a pallone per il semplice piacere di stare insieme, frequentare una squadra di calcio e partecipare a qualche partita.

Oggi non è più così. I piccoli calciatori, fin dall’inizio della loro attività, ricevono pressioni enormi. C’è una caccia al “campioncino” asfissiante, che rischia di  rovinare l’atmosfera magica e gioiosa degli ambienti sportivi.

A me tutto questo non piace. Sono un romantico sognatore e mi piace ancora pensare allo sport come momento di serenità e di divertimento. Per questa ragione amo Zeman e lo amerò sempre. Finché ci saranno al mondo persone come lui, potremo ancora pensare allo sport con un sorriso e con il cuore pieno di speranza.