Un canadese nella Curia Vaticana (Seconda parte)

Intervista esclusiva al cardinale Marc Ouellet

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di Włodzimierz Rędzioch

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 5 settembre 2012 (ZENIT.org) - In occasione del secondo anniversario della sua nomina a Prefetto della Congregazione per i Vescovi, ho incontrato il card. Ouellet per parlare della sua missione nella Chiesa.    

Sette anni dopo la Sua nomina ad arcivescovo di Quebec, il 30 giugno del 2010 Benedetto XVI L’ha chiamato in Vaticano per dirigere una delle più importanti congregazioni, la Congregazione per i Vescovi. E’ stato difficile lasciare la diocesi per un lavoro, pur prestigiosissimo, in Curia?

Card. Marc Ouellet: E stato difficile perché durante sette anni ho stabilito un rapporto pastorale e spirituale molto profondo con la gente di Quebec che è la mia Patria. Non pensavo ad altri compiti quindi la chiamata del Papa è stata per me una sorpresa. Ma devo dire che lasciare Quebec e venire a Roma era per me un distacco affettivo difficile.  

Potrebbe dirci in poche parole di che cosa si occupa la Congregazione per i vescovi?

Card. Marc Ouellet: La Congregazione dei Vescovi si occupa di tutto ciò che riguarda le diocesi: la creazione delle diocesi, la soppressione di esse, ma soprattutto la preparazione delle nomine vescovili. Per preparare le nomine bisogna lavorare in stretto contato con i Nunzi Apostolici e le Conferenze Episcopali per raccogliere tutta la documentazione che riguarda gli eventuali candidati da proporre al Santo Padre.

Un altro compito della  Congregazione è di seguire il governo delle diocesi (interveniamo se ci sono i problemi particolari in qualche diocesi per risolverli).   

Chi La coadiuva nel Suo lavoro?

Card. Marc Ouellet: I principali responsabilità della Congregazione sono tre: il Prefetto, il Segretario e il Sotto-Segretario. Poi abbiamo circa 30 persone, la stragrande maggioranza sono i sacerdoti, che lavorano nel nostro dicastero.

Lei, da Prefetto della Congregazione per i Vescovi, ha questo grande privilegio d’incontrare regolarmente il Santo Padre (di solito il sabato). Come si svolgono questi incontri, se può svelarlo?

Card. Marc Ouellet: Sono gli incontri di lavoro che si svolgono con molta semplicità e cordialità. Tutto l’incontro è concentrato sul rapporto che io porto con me: il Santo Padre riceve in anticipo tale rapporto perciò conosce il suo contenuto. Allora possiamo scambiare le nostre riflessioni e il Papa prende le decisioni. 

Secondo Lei, Eminenza, quali qualità dovrebbe avere un vescovo cattolico in questo difficile momento della nostra storia?

Card. Marc Ouellet: Deve essere un uomo di fede salda: la cosa più importante è la fede del pastore. Deve essere un uomo preparato intellettualmente capace non solo di predicare la fede ma di difenderla. Questo è un tratto che san Paolo sottolinea quando parla dei vescovi.

Credo che abbiamo bisogno di uomini coraggiosi. Nella cultura si vedono di meno i valori cristiani e i mezzi di comunicazione sono talvolta molto critici nei confronti della Chiesa. Quindi ci vuole coraggio per affrontare questi attacchi e per proteggere i fedeli da tutte queste correnti anticristiane e per farli mantenere la fede.   

Ci sono i casi contrari, cioè il rifiuto del candidato scelto per diventare vescovo?

Card. Marc Ouellet: E’ vero. Ci sono i casi di rifiuto. Se qualcuno rifiuta bisogna rispettare la coscienza della persona (qualcuno deve avere motivi seri per non accettare). In tale caso si chiede al Santo Padre di dispensare la persona dall’accettare la nomina affinché la persona rimanga tranquilla con la propria coscienza.

Dietro il rifiuto di accettare la nomina vescovile può essere semplicemente la paura di tale compito?    

Card. Marc Ouellet: Se qualcuno ha paura significa che non ha abbastanza fede. Se non ha fede forte allora è giusto che non accetti.

Secondo Lei, Eminenza, il meccanismo delle consultazioni per scegliere un vescovo funziona bene e permette di scegliere al Santo Padre il candidato migliore?

Card. Marc Ouellet: Spero, anche se non c’è garanzia al 100% che i candidati che presentiamo al Santo Padre sono i migliori possibili, perché possiamo anche sbagliare. Ma il processo di ricerca è fatto con serietà. Ci sono delle consultazioni con delle persone competenti che nel “segreto pontificio” possono dire tutto quello che sanno e pensano, senza paura che le loro dichiarazioni siano conosciute dalle persone interessate. In questo modo si raccolgono delle informazioni su ogni candidato che vengono analizzate durante la seduta plenaria di 30 cardinali e arcivescovi dove ognuno può esprimere il suo parere ed io, come prefetto, porto al Santo Padre il risultato di quel discernimento. Al Papa spetta la decisione finale.

Che cosa intendiamo per il “segreto pontificio”?

Card. Marc Ouellet: Le persone interrogate devono mantenere il Segreto pontificio”, cioè non svelare a nessuno su chi sono state interrogate, il contenuto delle loro dichiarazioni e neanche il fatto di essere stati consultati. 

Il Santo Padre può scegliere autonomamente il suo candidato, al di fuori delle vostre proposte?

Card. Marc Ouellet: Certo. E’ Lui il Capo del Collegio dei successori degli Apostoli e può decidere autonomamente. La nostra Congregazione prepara i dossier per il Santo Padre ma Lui riceve delle notizie e informazioni sulle persone da tante parti. Allora, senza trascurare i pareri della nostra Congregazione, può decidere in tutta la libertà.    

[La prima parte è stata pubblicata ieri, martedì 4 settembre. La terza ed ultima puntata uscirà domani, giovedì 6 settembre]

[Il testo completo dell’intervista è stato pubblicato in lingua inglese dalla rivista Inside the Vatican (August/September 2012)]