Un canadese nella Curia Vaticana (Terza ed ultima parte)

Intervista esclusiva al cardinale Marc Ouellet

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di Włodzimierz Rędzioch

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 6 settembre 2012 (ZENIT.org).- In occasione del secondo anniversario della sua nomina a Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Włodzimierz Rędzioch ha incontrato il card. Ouellet per parlare della sua missione nella Chiesa.    

Uno dei compiti della Sua Congregazione è l’organizzazione delle visite dei vescovi in Vaticano previste dal diritto ecclesiastico, cosiddette visite “ad limina Apostolorum”. Ma in tutto il mondo i vescovi sono ormai 5 mila. Che tipo di difficoltà crea questo fatto?

Card. Marc Ouellet: La normativa dice che ogni vescovo dovrebbe compiere la vista “ad limina” ogni 5 anni, ma i vescovi sono tanti e anche se la normativa non è ancora cambiata ma in pratica allora i tempi si sono allungati a 7 anni. C’è anche un certo limite per le visite private dal Papa: le tradizionali visite private dei singoli vescovi di 15 min. sono ancora possibili ma sono più scarse. Adesso i vescovi incontrano il Santo Padre in piccoli gruppi.

Il suo ruolo di Prefetto della Congregazione per i Vescovi La mette in condizione di conoscere la realtà ecclesiastica di tanti Paesi e conoscere i vescovi da tutto il mondo. Da questo Suo punto privilegiato d’osservazione come vede la situazione della Chiesa cattolica e lo “stato della fede” nel mondo?

Card. Marc Ouellet: C’è una crisi di fede, specialmente nel mondo Occidentale. Perciò non a caso da anni si parla della nuova evangelizzazione e Benedetto XVI ha proclamato l’Anno della Fede. La situazione è preoccupante e questo si vede nel calo delle vocazioni e nelle difficoltà che riscontrano i sacerdoti.

Penso che la nuova evangelizzazione si potrà fare sulla base della rinnovata e più intensa comunione ecclesiale. Vanno bene le idee nuove, i progetti nuovi, ma ciò che convince è la vera comunione dentro la Chiesa. Se noi non siamo in comunione gli uni con gli altri allora la presenza di Dio non è palpabile e la Buona Novella del Vangelo non passa.

I documenti che producono i vari organismi della Chiesa, i convegni che si organizzano, tante belle parole che si sentono, non suscitano la fede di un uomo di oggi. La gente trova la fede, si avvicina alla Chiesa grazie ai veri testimoni del Vangelo. Come far diventare i credenti gli autentici testimoni del messaggio evangelico?

Card. Marc Ouellet: La famiglia è la chiave per il futuro dell’evangelizzazione. Oggi c’è la crisi antropologica: l’assenza di Dio fa sparire anche il senso dell’uomo. Quindi c’è bisogno di ritrovare l’identità dell’uomo. Tale identità è sempre in relazione con gli altri e le relazioni fondamentali sono le relazioni familiari. Bisogna riscoprire la grazia di Dio nel sacramento del matrimonio che è la chiave per il futuro. Da famiglie nuove e generose nascono vocazioni.

Parlando della famiglia e del matrimonio, volevo ricordare che Lei, Eminenza, insegnava all’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia a Roma. Oggi uno dei nemici della famiglia intesa come l’unione di un uomo ed una donna, è l’ideologia gender. Quali sono i rischi chi questa ideologia che vuole imporre una nuova visione dell’uomo, una nuova antropologia?  

Card. Marc Ouellet: E’ una nuova antropologia che non ha più il fondamento divino, il fondamento biblico. Noi siamo creati all’immagine e alla somiglianza di Dio. Dio è relazionale nella complementarietà di Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Allora non solo individuo ma anche la famiglia nella sua complementarietà è l’immagine di Dio. Invece questa ideologia fa sparire la naturale complementarietà dei sessi, la riduce ad un fattore culturale, nega che l’uomo riceve la sua identità da Dio e in questo senso nega l’opera di Dio, diventando l’antropologia senza Dio. Nell’ottica di questa ideologia l’uomo può sceglie chi vuole essere, può “rifarsi” da sé, può realizzarsi da sé solo sulla base della volontà di potere. Già nella Genesi si parla di questo: vogliamo diventare come Dio, ma senza Dio. Invece Dio vuole “divinizzarci” nella Grazia, cioè nel libero scambio d’amore tra Lui e noi in Gesù Cristo. 

Le varie lobbies vogliono imporre alla gente questa ideologia anche attraverso le legislazioni statali. Allora la Chiesa deve proporre la verità sull’uomo nella luce della Rivelazione.     

Quali grandi sfide la Chiesa deve affrontare oggi?

Card. Marc Ouellet: La grande sfida riguarda la globalizzazione delle comunicazioni che ha creato un mondo nuovo, un mondo digitale. Dobbiamo allora vedere come inserirci in questo mondo, come metterlo anche al servizio del Vangelo. Dobbiamo esserci presenti per offrire a tutti la luce del Vangelo. In questo campo io non ho soluzioni tecniche e strategiche, ma vedo che qui c’è una grande sfida.

Lei, Eminenza, viaggia spesso e conosce bene le realtà ecclesiali nel mondo. Dove vede i segni di speranza nella Chiesa?

Card. Marc Ouellet: Li vedo prima di tutto nei grandi movimenti ecclesiali, nelle molte nuove comunità (penso ai Focolarini, a Comunione e Liberazione, alla Comunità di Sant’Egidio, il Cammino Neocatecumenale, al Movimento Carismatico, in Polonia a Fede e Luce). Lì c’è una nuova evangelizzazione in atto che già produce i frutti: ho potuto constatare questo in vari parti del mondo. In queste realtà c’è la spinta verso la vita evangelica e la vita di famiglia, nascono le vocazioni nuove.

La realtà del Vangelo è l’incontro con Gesù, il Risorto, che affascina e che fa nascere la comunione. E dove c’è la comunione c’è la Chiesa. Le nuove comunità sono la nuova realtà della Chiesa che può rivitalizzare le parrocchie e il tessuto ecclesiale.

Lei, Eminenza, conosce bene l’America Latina, il continente più “cattolico”. Come sta cambiando la situazione della Chiesa sotto la spinta della secolarizzazione e del proselitismo delle sette?  

Card. Marc Ouellet: Direi che malgrado tutto, la situazione rimane positiva. Per tanti decenni la Chiesa in America Latina puntava sui temi della giustizia.

La famosa scelta preferenziale per i poveri…

Card. Marc Ouellet: Appunto. Questo campo non si può abbandonare, ma non possiamo risolvere tutti i problemi sociali del mondo. Invece recentemente - specialmente dopo la svolta di Aparecida - si è puntato sulla principale missione della Chiesa: annunciare Gesù al mondo. Quindi vedo anche in America Latina uno slancio nuovo per la missione: è stata organizzata una missione continentale della durata di 10 anni (dal 2007 al 2017). E’ una bella testimonianza per tutto il mondo. Allora questo continente rimane per la Chiesa il “Continente della Speranza”.     

[La seconda puntata è stata pubblicata ieri, mercoledì 5 settembre]

[Il testo completo dell’intervista è stato pubblicato in lingua inglese dalla rivista Inside the Vatican (August/September 2012)]