Un congresso affronta la sfida cristiana di comunicare la “fecondità” del dolore

A vent’anni dalla lettera apostolica “Salvifici doloris”

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ROMA, martedì 30 marzo 2004 (ZENIT.org).- Comunicare il senso fecondo del dolore è la sfida cristiana che si è posta un Congresso svoltosi a Roma il 24 e il 25 marzo, al quale sono intervenuti biblisti, teologi, filosofi, psicologi, medici ed agenti pastorali.



L’incontro, che ha avuto come titolo “La sofferenza tra resistenza e resa”, è stato organizzato dalla Facoltà Pontificia Teologica “Teresianum” e dall’Istituto Internazionale di Pastorale Sanitaria “Camillianum” per celebrare i vent’anni della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla sofferenza “Salvifici doloris”, dell’11 febbraio 1984.

Il cardinal José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha fornito una lettura biblica della sofferenza, spiegando che “la Scrittura guarda con realismo al fenomeno e la prima risposta è l’impegno operativo a vincerlo”.

“Il senso del paradosso della fede cattolica sta nell’interpretare le forme di sofferenza presenti nella creazione, come i dolori del parto che portano alla vita”, ha suggerito il porporato portoghese.

Il filosofo Mario Bazzotto ha indicato che “l’incontro con Cristo è un incontro con il mondo dei sofferenti”, mentre il professor Bruno Moriconi, docente presso il “Teresianum”, ha detto che nella Bibbia il dolore è “un fatto inevitabile, uno scandalo e un mistero”, ma ha ricordato che è anche un mezzo di “rivelazione dello stesso Dio”.

In senso più artistico, l’architetto Chiara Cavallini ha proposto una lettura pastorale del dolore attraverso l’arte. Esperta d’arte sacra, la signora Cavallini ha illustrato alcune immagini ed icone del cammino di Cristo verso la Croce insieme a delle rappresentazioni della Resurrezione.

Monsignor Sergio Lanza, professore di Teologia Pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, ha considerato che il problema pastorale della Chiesa di fronte al dolore consiste nel “trasmettere e comunicare i contenuti della fede in una società adulta”.

Secondo quest’ultimo, “tutta la comunità cristiana deve essere testimone della necessaria integrazione tra la parola di Dio e la vita quotidiana” e del modo in cui si amministrano e si ricevono i sacramenti.

Padre Giuseppe Ciná, professore del “Camillianum”, ha spiegato che il Congresso ha voluto anche celebrare il quarantesimo anniversario del decreto del Concilio Vaticano II “Unitatis Redintegratio”.

Il titolo del congresso si è ispirato alla figura del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, assassinato dai nazisti e che nel 1944 scrisse dal carcere: “Cristo non ci aiuta in virtù della Sua onnipotenza, ma della Sua sofferenza”.

Per questo motivo, gli organizzatori del Congresso hanno invitato i Protestanti ad illustrare il loro modo di vedere il dolore, raccogliendo la testimonianza del teologo della comunità evangelica valdese, Ermanno Genre.

Gli atti del Congresso saranno pubblicati a fine anno.