"Un Dios prohibido" miglior film dell'International Catholic Film Festival

A "The letters" il Pesce d'argento per la migliore attrice e il miglior regista. Card. Ravasi: "Grazie a Mirabile Dictu, Liana Marabini rende più esplicito il legame tra cinema e religione"

Roma, (Zenit.org) | 502 hits

Cala il sipario sulla quinta edizione dell’International Catholic Film Festival-Mirabile Dictu. Nella cornice del Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia di Roma, sono stati infatti resi noti nella serata di ieri i vincitori della manifestazione, ideata dalla cineasta Liana Marabini per dare spazio ai produttori e ai registi di film, documentari, docu-fiction, serie tv, cortometraggi e programmi che promuovono valori morali universali e modelli positivi.

Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - il Dicastero vaticano che fin dalla nascita del premio nel 2010 gli ha accordato l’Alto Patronato – ha ricordato nel suo intervento che “quest’anno ricorre tra l’altro il 150mo della nascita di uno dei fratelli Lumière. Da allora è iniziata un’avventura, che ha una data più nota, il 1895, quando per la prima volta apparvero su un lenzuolo delle immagini in movimento.

L’anno successivo entrò in Vaticano una troupe per ritrarre Papa Leone XIII che passeggiava nei Giardini Vaticani. Nel 1897 furono mandati dei tecnici per riprendere lo stesso Papa che dava la benedizione. Questo fu l’inizio quasi assoluto del legame tra la Chiesa e il cinema. Da allora su milioni e milioni di chilometri di celluloide sono passate le immagini più diverse”. “Il legame con la religione è sempre continuato – prosegue Ravasi – in maniera implicita, per mezzo di grandi registi, con i loro film simbolici, che senza essere necessariamente legati alla fede erano però testimoni di grandi valori e si interessavano dei temi religiosi, come Bresson, Tarkovskij, Dreyer, Bergman e persino quelli che ne erano lontani, come Buñuel. Un legame che Liana Marabini ha voluto rendere più esplicito, ed è per questo che la ringraziamo”.

Questi i vincitori del Pesce d’Argento 2014, premio ispirato al primo simbolo cristiano, decretati da una Giuria internazionale presieduta quest’anno dal produttore austriaco Norbert Blecha e presentati da Armando Torno, giornalista de Il Corriere della sera.

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Miglior cortometraggio:

Cercavo qualcos’altro (di Alessio Rupalti, Italia). Una coppia sposata da anni rispetta il mistero di una scatola che racchiude segreti. L’apertura dell’oggetto porta i due protagonisti a svelarsi e a scoprire verità e menzogne.

Miglior documentario:

Voyage au coeur du Vatican (di Stéphane Ghez, Francia). Uno straordinario viaggio in Vaticano attraverso immagini di altissima qualità, realizzate anche con l’ausilio di droni, che permettono di raggiungere angoli e dettagli altrimenti invisibili all’occhio umano. Un affascinante itinerario di scoperta, dalla Basilica di San Pietro alla Cappella Sistina, dalla Biblioteca Vaticana al Palazzo apostolico.

Miglior film:

Un Dios prohibido (di Pablo Moreno, Spagna). Il film racconta il martirio di 51 religiosi claretiani all’inizio della guerra civile spagnola (1936), uccisi solo perché rifiutano di rinunciare a Dio e al loro abito sacerdotale.

Miglior attrice protagonista:

Juliet Stevenson (Madre Teresa in The letters, Usa). La pellicola narra la storia di madre Teresa di Calcutta e la nascita dell’ordine religioso da lei fondato. I dubbi, i conflitti, l’impressione di non sentire più Dio dentro di lei: tutto è racchiuso in una serie di lettere che invia negli anni al suo direttore spirituale, che le leggerà in seguito a un sacerdote incaricato dal Vaticano di completare il dossier di beatificazione.

Miglior regista:

William Riead (The letters, Usa). 

Premio speciale della Capax Dei Foundation, al film che ha inciso maggiormente come mezzo di evangelizzazione. Quest’anno sono stati accordati due premi:

Catholicisme (di padre Robert Barron, Usa). Serie di documentari che approfondiscono la storia del Cattolicesimo e dei grandi Santi. Padre Barron è un sacerdote americano molto noto. La sua casa editrice “Word on Fire” pubblica libri e documentari con ruolo evangelizzatore, azione che manifesta anche con il suo ruolo di predicatore. È anche rettore del Seminario Mundelein di Chicago, noto per l’alto livello di istruzione dei futuri sacerdoti.

L’Apôtre (di Cheyenne-Marie Carron, Francia). Akim, giovane musulmano che si prepara a diventare imam, si avvicina casualmente alla fede in Cristo. La sua vita e la sua identità sono messe in discussione e quando informa la sua famiglia che vuole diventare cristiano, tutto si capovolge. Anche la regista e autrice del film, Cheyenne-Marie Carron, si è convertita al cristianesimo ed è stata battezzata quest’anno, a Pasqua.

Premio “Friends of the Festival”, al film più educativo tra i titoli finalisti:

Nolite timere (di Giuseppe Tandoi, Italia). La vita e l’insegnamento di Papa Celestino V, ripercorsi in una docufiction che intreccia il racconto della figura di Pietro da Morrone con le storie di tre testimoni del processo di canonizzazione tenutosi nel 1306 a Perugia, dal quale Celestino V sarà riconosciuto santo nel 1313.