Un dipinto restaurato del Perugino verrà esposto in Vaticano

Dopo aver decorato la biblioteca privata papale farà ora parte di una mostra

| 443 hits

CITTA’ DEL VATICANO, 19 marzo 2004 (ZENIT.org).- Dopo un intervento di restauro durato quasi tre anni, la “Pala della Resurrezione” del Perugino (chiamata anche "Il Perugino del Papa"), scelta da Papa Montini per la biblioteca privata, torna all'ammirazione del pubblico nella mostra “Il Perugino del Papa”, in esposizione nel Salone Sistino dei Musei Vaticani dal 17 marzo al 31 maggio 2004.



In occasione di questo evento Elizabeth Lev, professoressa di arte e architettura cristiana presso il dipartimento di Roma della “Duquesne University”, ha condiviso con la redazione di ZENIT alcune curiosità legate a quest’opera d’arte esposta l’ultima volta al pubblico 40 anni fa.


* * *



La "Pala della Resurrezione" dipinta nel 1499 da Pietro Vanucci (vero nome del Perugino) sarà al centro di una mostra speciale dal titolo "Il Perugino del Papa: storia di un restauro", che sarà allestita nel Salone Sistino dei Musei Vaticani fino al 31 maggio prossimo.

Il direttore dei Musei, Francesco Buranelli, ha accolto con piacere le espressioni di meraviglia degli invitati, relative alla vivacità dei colori della Pala d'altare, originariamente realizzata per la cappella di famiglia di Giovanni da Orvieto nell'interno della Chiesa di San Francesco a Perugia.

Egli ha spiegato che quest'anno, mentre la regione Umbria organizza mostre ed esibizioni in onore di uno dei suoi più celebri nativi, il Perugino, il Vaticano ha deciso di dare il proprio contributo con la restaurazione di questo dipinto.

Quest'opera d'arte molto ammirata venne requisita da Napoleone in base al Trattato di Tolentino nel 1797, ed è rimasta a Parigi fino al 1815, quando è stata trasferita nella Galleria di immagini del Vaticano.

Durante il pontificato di Paolo VI, il dipinto è stato collocato dietro il trono della libreria papale, ove si trova tuttora. La Pala ha fatto da sfondo a numerose fotografie del Papa con illustri visitatori.

Si tratta di un capolavoro maturo - realizzato dall'artista che è stato anche maestro di Raffaello - che mostra il Cristo risorto, sospeso sopra una tomba aperta. Due angeli lo affiancano mentre le guardie del sepolcro dormono. Una guardia, sveglia, cade indietro per l'impressione causata dalla visione.

Arnold Nesselrath, responsabile dei dipinti rinascimentali dei Musei Vaticani, ci ha fornito un'analisi più approfondita relativa all'immagine. Il dipinto era originariamente inteso ad essere posizionato vicino alla porta della cappella, per essere visto anche dalla distanza.

Mediante un gioco di prospettive, "il sarcofago diventa il punto focale", ha osservato. La tomba retrocede nello spazio retrostante, con l'apertura nera "che ricorda allo spettatore la cerimonia funebre della cappella oltre alla propria mortalità". Il viola brillante del drappo indossato da Cristo, enfatizza il suo trionfo sulla morte.

Il restauratore del dipinto, Maurizio De Luca, ha fornito approfondimenti affascinanti sulle tecniche di restauro.

Nonostante i restauri effettuati nel 1800 e negli anni '50 del XIX secolo, il dipinto si trovava in cattive condizioni quando i restauratori lo hanno preso in consegna. I pannelli lignei che sostengono il dipinto avevano deformato e sfaldato la superficie. De Luca ha inoltre notato la presenza di "piccoli abitanti del dipinto che dovevano essere sfrattati". Il dipinto era stato pesantemente laccato ed era coperto da uno strato di sporcizia.

Nel processo di pulitura, i restauratori hanno scoperto che il Perugino aveva usato dei colori ad olio sul pannello, a differenza dei pigmenti a tempera d'uovo utilizzati per l'altro suo dipinto presente nei Musei Vaticani "Madonna con Bambino e quattro Santi".

Questa tecnica gli ha permesso di dare maggiore vitalità ai colori, che egli ha usato con grande maestria, per enfatizzare la figura principale del Cristo. Il virtuosismo del Perugino nella pittura ad olio è solo uno dei talenti che il grande maestro ha trasmesso al suo più famoso allievo, Raffaello.

De Luca ci ha mostrato il retro del dipinto, dove il legno era stato restaurato e rinforzato. Alcuni visitatori sono stati distratti dal vecchio misuratore di umidità sul pavimento che registrava il suo tracciato, chiedendosi se il Vaticano non dovesse avere apparecchiature più sofisticate.

Ridendo, ci ha indicato la parte alta del dipinto: "i sensori elettronici si trovano lì sopra. Qui in Vaticano non buttiamo via le cose vecchie solo perché c'è qualcosa di nuovo".

Alla domanda di cosa avverrà al dipinto quando la mostra sarà chiusa, egli ha risposto che l'opera probabilmente riprenderà il suo posto negli appartamenti papali. "A meno che il Santo Padre, per sua bontà, non decida di lasciarcelo", ha aggiunto il restauratore strizzando l'occhio.

Alla domanda su dove sarebbe stato collocato, la risposta è giunta senza esitazione: "nella galleria di immagini vicino alla 'Trasfigurazione' di Raffaello", ha detto, "riunendo maestro e allievo".