"Un docente apprezzato, un filosofo profondo e rigoroso"

Saluto del rettore della Lateranense al Simposio su "Il pensiero metafisico di Aniceto Molinaro"

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ROMA, domenica, 25 novembre 2012 (ZENIT.org).– Pubblichiamo di seguito il saluto rivolto venerdì 23 novembre 2012 dal rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Enrico Dal Covolo, al Simposio organizzato dall’Area di Ricerca “Ritorno della metafisica e pensiero post-metafisico” su “Il pensiero metafisico di Aniceto Molinaro”.

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Autorità religiose, accademiche e civili,
Professori e Studenti,

sono lieto di salutarvi nella Pontificia Università Lateranense, durante la Settimana della Filosofia promossa dal Vicariato di Roma, in occasione del Simposio organizzato dalla nostra Area di Ricerca “Ritorno della metafisica e pensiero post-metafisico”.

Vogliamo ricordare oggi il prof. Aniceto Molinaro, anticipando così la bella  serie di incontri che inizierà il prossimo 6 dicembre, intitolata “Maestri al Laterano”.

Perché Molinaro è stato un vero Maestro in Laterano. Così la giornata che oggi celebriamo in suo onore, a un anno dalla scomparsa, mi pare un significativo e doveroso omaggio verso una persona che molti di noi hanno impressa nella memoria, e che nella nostra memoria rimarrà impressa, io credo, molto a lungo.

Alla PUL Molinaro fu prima studente – raggiungendo i gradi accademici in Filosofia e Teologia a partire dal 1961 –, e poi docente di Etica, di Filosofia della Conoscenza, di Filosofia della Religione, fino a raggiungere la Cattedra di Metafisica. Maestro molto apprezzato dai suoi studenti, ai quali si è dedicato senza sosta per lunghi anni, si può dire che egli abbia trascorso una vita alla PUL. In particolare, ammirevoli sono stati l’impegno di Molinaro e la sua dedizione alla Facoltà di Filosofia durante il difficile periodo della malattia, nel corso della quale egli non ha risparmiato i propri sforzi (veniva a Roma dal Friuli Venezia Giulia!). Di questo gli siamo tutti molto riconoscenti – e siamo certi che tale impegno non è stato vano.

Sul piano scientifico, la poliedricità dei suoi interessi trova conferma in una vasta produzione più che quarantennale, dedicata a tematiche metafisiche, teologiche, etiche, epistemologiche e a molte altre ancora. Molinaro ricevette ampi consensi sia in Atenei ecclesiastici, che in Atenei civili. Il prestigioso volume, intitolato Verità e responsabilità epubblicato in suo onore nel 2006 per la cura di Leonardo Messinese e di Christian Göbel, è solo uno fra i più evidenti segni dell’apprezzamento del suo pensiero a livello nazionale e internazionale. Vi compaiono contributi di numerosi e insigni studiosi della filosofia e della teologia. Io stesso vi ho contribuito con un mio saggio sulla preghiera nella Chiesa antica.

Sì, perché io ho conosciuto personalmente Aniceto. Ho collaborato con lui in diverse occasioni, soprattutto nella redazione romana della Rivista “Filosofia e Teologia”. Insieme abbiamo organizzato fascicoli monografici, convegni, incontri…, e siamo diventati amici.

L’incontro di oggi, tuttavia, non ha soltanto lo scopo di ricordare un docente apprezzato, un filosofo profondo e rigoroso, un caro collega e amico, ma anche quello di mostrare l’attualità – e, dunque, l’eredità – della sua riflessione.

A questo proposito, due aspetti, fra di loro interconnessi, mi paiono di particolare rilievo: l’interesse per la metafisica e la questione di Dio. Merito di Aniceto Molinaro fu proprio di investigare il reciproco rapporto fra queste due dimensioni, quella squisitamente filosofica e quella più strettamente teologica, mostrando le loro sinergie e, al contempo, le loro differenze. All’interno del percorso metafisico, lo sforzo di Molinaro fu quello di coniugare tre importanti aspetti della filosofia: la sua natura speculativa (che la fa essere autentica metafisica), il suo metodo rigoroso (che la fa essere un sapere scientifico) e la sua attenzione alla concretezza (che le impedisce di cadere nell’astratto)[1]. Nel percorrere questa strada, Molinaro cercò di conciliare «la verità “antica” della metafisica (= l’essere) con la via “moderna” del sapere (= la riflessione sulle condizioni trascendentali del sapere)»[2], alla ricerca di una sintesi della lunga tradizione filosofica.

All’interno della questione di Dio, invece, vorrei soltanto menzionare l’interpretazione filosofica del concetto di “Creazione” – cui Molinaro dedicò uno dei suoi primi, ampi scritti, e su cui tornò più di recente[3] –, che consente di mediare – o di superare – il tradizionale dualismo greco di forma e materia, andando nella direzione di quella interazione fra filosofia e teologia che, oggi più che mai, dovrebbe rappresentare il nostro orizzonte di lavoro e di vita.

Infatti, in un’epoca di frammentazione dei saperi e di predilezione per un metodo di indagine puramente o prevalentemente analitico, la sintesi filosofico-teologica rappresenta un ambizioso obiettivo da perseguire e, insieme, un proficuo strumento di lettura delle problematiche filosofiche più attuali. Comprendere cioè la stretta relazione fra il problema dell’essere e quello di Dio, significa poter conferire un orizzonte di senso ad ogni aspetto della realtà a cui apparteniamo e, ancor più, a noi stessi. Proprio questa prospettiva unitaria dovrebbe costituire la “stella polare” della ricerca filosofica, specialmente nella nostra Università, una stella polare a cui seppe guardare anche il Prof. Molinaro. Nessuno di noi – professori e studenti della PUL – potrà permettersi di trascurare ciò che afferma in modo perentorio l’Enciclica Fides et Ratio al n. 83: “La componente metafisica – vi si legge – è la strada obbligata per superare la situazione di crisi che pervade oggi grandi settori della filosofia, e per correggere così alcuni comportamenti erronei diffusi nella nostra società”. Comportamenti erronei – aggiungo io –, diffusi nella nostra cultura e nella nostra società, che rischiano addirittura di compromettere irreparabilmente l’idea stessa di università.

Vorrei concludere dedicando qualche parola di saluto ai relatori della giornata. Oltre ai nostri cari colleghi “di casa” alla PUL (il Pro-Rettore, e i proff. Messinese, Pangallo, d’Onofrio, Vimercati, Di Ceglie e Ales Bello), che ben conosciamo e che stimiamo, mi è gradito porgere il più sincero e cordiale benvenuto ai nostri ospiti, figure di spicco nel dibattito filosofico attuale, che la nostra Università si onora di accogliere: il prof. Philippe Capelle-Dumont, già Decano della Facoltà di Filosofia dell’Institut Catholique di Parigi, e attualmente Presidente dell’Accademia Cattolica di Francia; e il prof. Virgilio Melchiorre, oserei dire “un vecchi amico”, per molti anni ordinario di filosofia morale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Siamo particolarmente grati al Prof. Leonardo Messinese, che con tanta passione ha voluto organizzare questo pregevole evento, in ricordo di un Maestro del quale egli è stato allievo e che ha potuto conoscere così bene.

L’interesse delle tematiche affrontate e il prestigio dei relatori contribuisce a fare dell’incontro di oggi un evento molto significativo per la Facoltà di Filosofia e per l’Area di ricerca di Metafisica, in questo anno accademico.

+ Enrico dal Covolo

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NOTE

[1] Cfr. L. Messinese, L’esperienza dell’essere. La metafisica nel pensiero di Aniceto Milano, in L. Messinese-Ch. Göbel (a cura di), Verità e responsabilità. Studi in onore di Aniceto Molinaro, Centro Studi S. Anselmo, Roma, 2006, pp. 29-45, in part. p. 31.

[2] Ibidem, p. 30.

[3] Cfr. A. Molinaro, La nozione di creazione, “Studia Patavina” 12 (1965), pp. 175-206; 401-444; Id., Frammenti di una metafisica, Roma, 2000.