Un dono di speranza

Il vescovo mons. Francesco Cavina presenta la visita del Papa nella diocesi di Carpi e nelle altre zone terremotate dell'Emilia

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ROMA, mercoledì, 20 giugno 2012 (ZENIT.org) - A un mese dal primo sisma del 20 maggio, l’annuncio ufficiale della visita del Santo Padre alla Diocesi di Carpi. Benedetto XVI giungerà martedì 26 giugno: due ore di visita che valgono tanto; dimostrano la vicinanza di Sua Santità a questa Chiesa ferita – tre chiese agibili su 50 - e colpita più di ogni altra con la morte di don Ivan Martini. Per questo il Papa ha scelto di recarsi a Rovereto sulla Secchia, la parrocchia dove è morto il sacerdote, e rendendogli omaggio lo estende a tutte le altre vittime del sisma.

“I mass media non hanno reso il dramma che stanno vivendo questa Chiesa e la popolazione – ha osservato il Vescovo Francesco Cavina -; la visita del Santo Padre è un gesto d’affetto particolare”. Non va dimenticato che monsignor Cavina è arrivato a Carpi dalla Segreteria di Stato.

“La visita – ha proseguito presentando l’evento ai giornalisti presso il Seminario di Carpi – vuole essere il gesto affettuoso di un Padre nei confronti dei figli che soffrono e sono nel dolore; inoltre vuole riportare il dramma del terremoto all’attenzione dell’opinione pubblica. Sono certo che il Papa voglia anche lanciare un messaggio di speranza e se non potrà visitare e rincuorare tutti, sarà senza dubbio capace di donare a ciascuno la sua serenità, pur in mezzo ai travagli che stiamo vivendo. Il Santo Padre, anche con questo gesto d’affetto nei nostri confronti, continua a dimostrare l’attenzione verso il prossimo, verso gli altri. La esprime con una delicatezza che va al di là di una paternità puramente umana. Il Papa non può visitare tutte le zone terremotate, ma il suo desiderio è essere presente là dove c’è un uomo, una donna, un bambino, un vecchio che soffre”.

Monsignor Cavina ha ammesso di aspettarsi che “il Papa preghi per il Vescovo e per la Chiesa di Carpi, ricordando, ogni tanto, ciò che sta accadendo nella nostra terra. Il peggio deve ancora venire – ha ammonito – e verrà quando non si parlerà più di noi. Lui sarà in grado di richiamare questa attenzione”.

Il Vescovo si è poi soffermato sul mondo imprenditoriale auspicando che “chi è nel mondo dell’economia non lasci sola questa popolazione” e rivolgendosi alle istituzioni della nostra Regione ha puntualizzato che dovranno essere in grado di offrire “servizi veri, efficienti. Mi riferisco in particolare all’ospedale di Carpi che deve garantire funzionalità e professionalità in tutte le direzioni".

"Nulla deve andare perduto, anzi deve esserci un potenziamento. Carpi – ha ricordato – vive su due polmoni, la Cattedrale e l’ospedale. Ho dato volentieri in uso la cappella proprio per favorire la ripresa dell’attività di cura e di assistenza”. Un segno tangibile di una Chiesa al fianco dei più fragili.

Inutile cercare di spiegare il perché di una tragedia come questa ma davanti al mistero degli eventi, alla forza della natura, possiamo solo inginocchiarci davanti all’Assoluto e prendere atto della nostra piccolezza. Il Santo Padre viene per dirci che non siamo soli. E lo fa, lui anziano, in un inizio d’estate torrido, con un gesto, non limitandosi alle parole.

“La visita del Pontefice ridarà un senso di speranza. Abbiamo bisogno di ritrovarla”, conclude il Vescovo, augurandosi che “la visita di Sua Santità sia il più semplice e meno formale possibile”, ben sapendo che è con la naturalezza che si entra in contatto profondo con la gente. Almeno con la gente di questo lembo d’Emilia.