Un epidemiologo francese dà ragione al Papa sul preservativo

E ricorda il parere condiviso dall'UNAIDS, il programma dell'ONU contro l'HIV

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PARIGI, mercoledì, 16 settembre 2009 (ZENIT.org).- Per René Ecochard, professore di medicina, epidemiologo e responsabile del servizio di biostatistica del Centro Ospedaliero Universitario di Lione, “le parole di Benedetto XVI sul preservativo sono semplicemente realistiche”.

E' questo, infatti, il titolo di un documento che ha firmato nell'aprile scorso, dopo il viaggio papale in Africa (dal 17 al 23 marzo) e la polemica sollevata dai mezzi di comunicazione occidentali sulle dichiarazioni del Papa sul preservativo.

Intervistato dal settimanale francese “La Manche Libre”, il professor Ecochard ha lamentato “la mancanza di realismo” “in tale questione, che è prigioniera dell'ideologia”. Sembra come se “l'opinione pubblica perdesse i suoi punti di riferimento quando affronta le questioni della sessualità e della famiglia”.

Per René Ecochard “c'è stato un errore di comprensione nell'opinione pubblica”. “La gente ha creduto che il Papa parlasse dell'efficacia del preservativo, quando in realtà parlava delle campagne di diffusione del preservativo. E' una cosa molto diversa”.

“Come qualsiasi oggetto tecnologico di prevenzione, il preservativo ha un'efficiacia quantificata”, ha affermato l'esperto, ma “il problema non risiede in questo: tutti gli epidemiologi concordano oggi nell'affermare che le campagne di diffusione, nei Paesi in cui la percentuale di persone colpite è molto alta, non funzionano”.

“Se il preservativo funziona quattro volte su cinque”, questo può essere sufficiente “dove l'Aids non è molto diffuso”, “ma in un Paese in cui il 25% dei giovani di 25 anni è infetto (Kenya, Malawi, Uganda, Zambia) non è sufficiente”. “Il fallimento di questa forma di prevenzione è una realtà epidemiologica”.

“Circondato di esperti, ben informato dall'Accademia delle Scienze di Roma, il Papa dominava perfettamente la questione prima di andare in Africa”, ha rilevato.

Ecochard si è soffermato particolarmente sul caso dell'Uganda, l'unico Paese in cui il numero dei malati si è drasticamente ridotto. “Oltre alla campagna sul preservativo, questo Paese ne ha svolta un'altra molto ampia basata sul trittico ABC (astinenza, fedeltà, preservativo)”.

“La coppia presidenziale, i gruppi religiosi, le scuole, le imprese... tutti hanno sostenuto questa campagna, frenando l'Aids, che sarà combattuto se ciascuno ritroverà atteggiamenti sessuali conformi alle tradizioni familiari”, ha spiegato.

“Può essere che questo metodo non sia facile da riproporre in un altro Paese, ma oggi è l'unica speranza”.

Attualmente, “più del 60% degli scienziati è a favore delle campagne ABC”, ha concluso, ricordando che è la politica adottata anche dall'UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite per far fronte alla malattia.