Un esempio di architettura rurale

La Chiesa della Trinità ad Anguillara Sabazia

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 397 hits

Abbiamo spesso sottolineato come i grandi contesti urbani siano differenti da tutto ciò che si trova esternamente alle antiche mura che un tempo cingevano il centro storico. Gli esempi più eclatanti li abbiamo evidenziati con la città di Roma, che da sempre manifesta grandi differenze tra ciò che è presente nel centro urbano e ciò che si trova in periferia se non addirittura nel suburbio. Qualche eccezione si evidenzia con le basiliche di S. Paolo e San Lorenzo, dette ‘fuori le mura’ per sottolineare l’eccezionalità del posizionamento, edifici maestosi fuori dal contesto urbano. Quello che accade a Roma, con le debite proporzioni, lo evidenziamo anche nei piccoli contesti urbani che anzi amplificano questa differenziazione. I grandi edifici di culto si dislocano nei pressi dei ‘paesotti’ o delle cittadine rurali soltanto se inseriti in un contesto specifico quali monasteri o conventi. In contesti diversi altrimenti ci troveremmo altrimenti di fronte a piccoli luoghi di culto, magari sorti nei luoghi precedentemente occupati da edicole più antiche. Anche la piccola cittadina di Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, non sfugge a questa regola. Poco fuori il centro storico, in un luogo che oggi è risulta completamente inserito nel centro urbano (ma che all’atto della costruzione era situato in aperta campagna), sorge la chiesetta della Trinità. La fondazione dell’edificio risale al 14 aprile del 1689 edificato abbattendo un’edicola con l’effige della Madonna realizzata all’inizio del ‘600. L’edificio venne costruito grazie alle offerte dell’allora esigua popolazione di Anguillara e il 6 giugno 1694, il vescovo diocesano, dopo aver riconosciuto l’autenticità di alcune reliquie poste all’interno di un reliquiario collocato nell’edificio, la inaugurava dichiarando che le reliquie “non dovranno essere più mosse fuori da detta Chiesa”.

La chiesa è formata da una piccola aula con altare (originariamente collocato all’interno di una rientranza coperta con arco ed un tempo addossato alla parete) e una sacrestia distrutta a seguito dell’ampliamento dell’attigua via della Mola Vecchia, di cui restano soltanto le due porzioni murarie. L’edificio venne utilizzato soprattutto per le funzioni legate alle esigenze del vicino Camposanto, per la celebrazione della Festa della SS. Trinità e la ricorrenza dei morti. La chiesetta venne costruita strategicamente in un crocevia e nei pressi dell’antico cimitero. La strada principale infatti metteva in collegamento l’antico centro storico conla Capitale, mentre da essa partiva via della Mola Vecchia, il cui nome si riferisce ad un antico edificio del XII secolo utilizzato fin da allora dagli abitanti del paese per la macinazione del grano. Questa strada collegava il paese alle campagne circostanti ed era l’unica via di collegamento con l’attiguo lago di Martignano, situato a circa5 kme famoso per aver restituito tracce di frequentazione antropica risalenti fin dall’età neolitica. La piccola chiesa si colloca dunque in questo contesto, fungendo da punto di riferimento per la popolazione e da edificio per le esequie per i defunti sepolti nelle immediate vicinanze.

L’interno non presenta elementi decorativi di particolare pregio se si esclude l’affresco situato sulla parete di fondo rappresentante la ‘Madonna con il Bambino in braccio’ (recentemente restaurato e riportato al suo antico splendore) e un tempo fortemente rimaneggiato da una pesante decorazione ottocentesca che ha interessato anche le pareti dell’intradosso. Inizialmente si ipotizzava che l’immagine della Madonna col Bambino fosse quella che originariamente decorava l’antica cappella del luogo, nonostante priva delle immagini dei Santi Giuseppe e Domenico un tempo situati ai lati della Madonna. In seguito al restauro e al consolidamento si è accertato che l’affresco è stato probabilmente realizzato in loco e solo in epoca tardo ottocentesca è stato inquadrato da una cornice in stucco e da due lesene che sostengono un timpano decorato con il simbolo della SS. Trinità, un occhio raggiante contenuto in un triangolo.

Una piccola fascia decorativa con gigli è situata lungo le pareti laterali e nella controfacciata, probabilmente realizzata all’atto della fondazione cosi come originali sono da ritenere la pavimentazione in laterizi policromi, la campana in bronzo e la piccola acquasantiera in marmo, ancora visibile a destra dell’entrata.

La chiesetta della Trinità, seppur di gusto semplice e priva di elementi di eccezionalità, rappresenta l’ennesima testimonianza non soltanto della fedeltà di una piccola popolazione dedita all’agricoltura e alla pastorizia, ma anche della necessità di collocare un importante punto di riferimento per viaggiatori e abitanti del luogo. 

Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.