Un franco-canadese a Roma

Il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, è al suo secondo conclave

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Anne Kurian | 1459 hits

Il cardinale quebecchese Marc Ouellet, 68 anni, è uno dei tre cardinali canadesi che parteciperanno al Conclave che eleggerà il successore al papa emerito Benedetto XVI.

L’attuale prefetto della Congregazione per i vescovi  e arcivescovo emerito di Quebec (dal 2003 al 2010) è anche presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina (dal 2010).

Ouellet è stato consacrato vescovo dal beato Giovanni Paolo II il 19 marzo del 2001 nella Basilica vaticana e ha ricevuto la porpora cardinalizia dalle mani di Karol Wojtyla nel Concistoro del 21 ottobre 2003.

Il porporato canadese è membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per l’Educazione Cattolica, della Congregazione per il Clero, del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali: un Congresso Eucaristico Internazionale si è svolto a Québec dal 15 al 22 giugno 2008.

Il cardinale Ouellet è anche membro del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede e della Pontificia Accademia di Teologia.

Come sacerdote, ha insegnato Filosofia nel Seminario maggiore di Bogotá, in Colombia, allora diretto dalla Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio, un’esperienza che lo ha spinto ad unirsi ai sulpiziani.

Il cardinale Ouellet ha studiato filosofia a Roma presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e ha conseguito un dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1983. Dal 1996 al 2002 è stato titolare della cattedra di Teologia dogmatica presso l’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense.

È stato anche segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Clero.

Il suo motto episcopale è Ut unum sint (Perché siano una cosa sola), tratto dalla preghiera sacerdotale di Gesù (Gv 17, 21), il quale evoca l’impegno ecumenico e il primo ministero episcopale del cardinale Ouellet come segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei cristiani (2001-2002).

Nell’ambito dell’Anno della Fede, il cardinale Ouellet ha aperto nel dicembre scorso a Roma la conferenza internazionale Sulle tracce dell’esortazione apostolica Postsinodale Ecclesia in America, sotto la guida della Nostra Signora di GuadalupeMadre di tutta l’America, stella della nuova evangelizzazione (9-12 dicembre).

Durante l’omelia, Ouellet ha sottolineato che “non c’è mai stata una Chiesa vivente senza una conversione permanente dei suoi membri al vangelo di Gesù Cristo; non ci può essere Chiesa viva senza una comunione profonda e frequente al Corpo di Cristo, sorgente zampillante e cristallina della sua unità”.

Durante il recente Sinodo dei Vescovi per la Nuova evangelizzazione, Ouellet è stato nominato relatore generale, un incarico che comporta un enorme lavoro di analisi della situazione della Chiesa nel mondo e di sintesi dei vari interventi. Il porporato è intervenuto due volte al Sinodo, la prima volta all’inizio, quando ha sottolineato il ruolo dello Spirito Santo, “grande protagonista” di ogni l’evangelizzazione, il 9 ottobre 2012.

“L’evangelizzazione del mondo ha veramente spiccato il volo con il kairos della Pentecoste, e non può riprendere se non da lì”, aveva detto il porporato, che ha descritto i santi come “canoni viventi d’interpretazione” della Scrittura.

Nel suo secondo intervento, 17 ottobre 2012, il cardinale Ouellet si è soffermato sulla comunione nella Chiesa, ritenendola “il tratto più suggestivo della testimonianza che i credenti possono offrire ai loro contemporanei”.

Se “la nuova evangelizzazione è inseparabile da un rinnovamento della comunione ecclesiale”, essa “può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati”, aveva detto il porporato.

Della nuova evangelizzazione, Ouellet aveva parlato prima del Sinodo anche in un’intervista concessa a ZENIT a margine dell’assemblea generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (CCEE), conclusasi il 30 settembre scorso a San Gallo, in Svizzera.

“Quando si parla di nuova evangelizzazione, si parla innanzitutto di un incontro, dell’incontro di Cristo, dell’esperienza personale di Cristo”, aveva detto l’arcivescovo emerito di Québec. “Se questa esperienza non è più vivente, allora tutte le questioni diventano complicate”.

Nella stessa intervista, Ouellet aveva espresso anche la sua preoccupazione per la crisi in Europa. Secondo il porporato, sotto la crisi economica e finanziaria si cela una crisi della visione dell’uomo. “Se l’immagine dell’uomo stesso, creato a immagine di Dio, che è la base dell’educazione cristiana, si perde, allora non abbiamo più modelli, e questo implica o suppone delle conseguenze gravi per i giovani: mancanza di ideali, di riferimenti, di modelli di persone”, aveva affermato.