"Un impegno concreto nella città degli uomini"

Discorso del cardinale Tarcisio Bertone in occasione della presentazione del volume "Per carità e per giustizia"

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ROMA, sabato, 25 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo integrale del discorso pronunciato oggi nella Sala Protomoteca del Campidoglio a Roma dal Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato vaticano, in occasione della presentazionedel volume “Per carità e per giustizia. Il contributo degli istituti religiosi alla costruzione del welfare italiano”.

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Eminenze ed Eccellenze Reverendissime,
Signori Ministri ed illustrissime Autorità,
Cari fratelli e sorelle!

Ho accolto volentieri l’invito a questa presentazione dei risultati della Ricerca storica intitolata “Per carità e per giustizia”, riguardante il contributo che gli Istituti religiosi del nostro Paese hanno dato alla costruzione dello stato sociale negli ultimi 150 anni, cioè dall’unificazione politica, presentazione che ben si colloca nel quadro delle celebrazioni per questo anniversario. Saluto cordialmente l’Em.mo Cardinale Vicario, Agostino Vallini, e tutti i Presuli presenti; saluto la Prof.ssa Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; il Prof. Andrea Riccardi, Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione; il Sindaco di Roma, On. Gianni Alemanno, l’On. Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea Comunale Capitolina, e tutte le Autorità civili presenti.

La presente ricerca è frutto di una collaborazione fra diverse persone e istituzioni che mi sento subito di lodare e di ringraziare; innanzitutto i due organismi che raggruppano gli Istituti religiosi italiani: l’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia e la Conferenza dei Superiori Maggiori. Ringrazio la Fondazione “Emanuela Zancan” e la Fondazione Roma-Terzo Settore che hanno contribuito in modo determinante a questa pubblicazione. Un ringraziamento particolare ai singoli studiosi e ricercatori che hanno profuso le loro energie in questo lavoro, coordinati dal Dott. Tiziano Vecchiato in collaborazione con Padre Giancarlo Rocca. A voi tutti qui convenuti sono lieto di manifestare la vicinanza del Santo Padre Benedetto XVI, che mi ha incaricato di portarvi il Suo cordiale saluto.

L’idea di realizzare questa ricerca è nata durante il Convegno dei religiosi svoltosi ad Assisi nell’ottobre del 2009, sul tema “Il Vangelo nelle opere di carità e nelle attività sociali dei Religiosi in Italia”; allora, in collaborazione con la Fondazione “Emanuela Zancan”, venne proposta una prima rilevazione delle opere socio-assistenziali e socio-sanitarie dipendenti da Ordini e Congregazione religiose, con l’intento di interrogarsi su quanto tali iniziative avessero inciso effettivamente ed in profondità nella società civile. A partire da tale analisi, CISM e USMI hanno voluto impegnarsi in un ulteriore approfondimento circa le iniziative caritative di questi 150 anni, sorte su iniziativa di religiose e religiosi, in risposta ai bisogni spirituali e materiali dei poveri e degli indigenti. Così è stato realizzato questo volume. Si tratta di un’opera storica documentata e minuziosa, volta a dare conto di una realtà storica non sufficientemente considerata. Ecco allora emergere un quadro assai dettagliato degli interventi e delle prestazioni inventate ex novo per mettere in pratica il Vangelo e dargli forma concreta; ecco delinearsi il modo in cui tali forme progressivamente si sono evolute, trasfondendosi nella legislazione sociale italiana. Viene così portata all’attenzione dell’opinione pubblica la storia del welfare italiano a partire dalle sue origini, ovvero il suo sorgere dal basso come risposta generosa alle necessità degli ultimi. Per quale motivo è importante che oggi si racconti questa storia? A questa domanda vorrei rispondere con le parole del Santo Padre Benedetto XVI, prese dall’Enciclica Caritas in veritate: “Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità” (n° 1).

Mentre plaudo all’alto livello scientifico dell’opera, la mia ammirazione si estende al suo contenuto, all’illustrazione dei modi sempre nuovi in cui, in questi 150 anni, le Congregazioni religiose si sono poste alle frontiere del servizio della carità e dell’annuncio del Vangelo. L’assistenza domiciliare, gli oratori per la gioventù, la formazione professionale, le mense, le scuole popolari, le case-famiglia, i convitti per operai e operaie, le organizzazioni per la tutela sindacale e del lavoro minorile, il volontariato negli ospedali, gli asili infantili, i doposcuola, le scuole di lavoro, gli Istituti di Magistero, i patronati, il sostegno ai migranti: sono queste le forme della carità suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa attraverso l’intelligenza e la generosità di tante donne e di tanti uomini dell’Italia unita. Mossi dal solo desiderio di seguire il Signore Gesù e nulla anteponendogli, nel quotidiano esercizio delle virtù, essi hanno speso senza riserve la propria vita per i fratelli, dando spesso prova di santità. Non sono pochi, infatti, i santi “sociali” che hanno contribuito alla costruzione dell’Italia nel XIX e nel XX secolo. La storia d’Italia è ricca di figure così, note e meno note, di persone totalmente dedite a Dio e, proprio per questo, realmente vicine e fattivamente solidali con quanti, in un’epoca di grandi trasformazioni sociali e di povertà, ne subivano i disagi e vivevano in gravi ristrettezze. Da questo studio emerge anche come tale molteplicità di opere caritative sia venuta progressivamente cristallizzandosi, almeno in parte, in strutture di assistenza stabili, a cui l’Istituzione statale ha sentito il dovere di provvedere in proprio, essendosi conseguito a livello diffuso nella società un certo benessere economico, che ha permesso alla collettività di farsi carico sempre più di tali incombenze. È interessante notare come la presenza capillare di opere benefiche e caritative, sorte su iniziativa di istituzioni religiose, sia venuta a contribuire in modo significativo alla maturazione nella società di una nuova sensibilità rispetto all’adozione di politiche assistenziali, affinando l’esigenza e facendo crescere il bisogno di una maggiore giustizia sociale. Quello che era stato anticipato dagli Istituti religiosi in forma di impegno volontario, con quella gratuità che da 2000 anni è cifra della carità cristiana e della prassi della Chiesa, è stato assunto a modello nel processo di costituzione del moderno welfare ed è confluito così in quel patrimonio di umanità che oggi lo Stato garantisce attraverso il suo stato sociale.

Le celebrazioni giubilari per l’Unità d’Italia sono state perciò una preziosa occasione per iniziare una più approfondita analisi storica delle origini e dello sviluppo dello Stato sociale italiano e, in pari tempo, per far conoscere il volto luminoso della vita consacrata in Italia, di quello che è stato e continua ad essere un importante contributo alla convivenza civica. L’instancabile impegno per la promozione ed il riconoscimento della dignità di ogni uomo che è andato così delineandosi – e a cui ancora oggi concorrono i 22.000 religiosi e le 80.000 religiose presenti nel nostro Paese – è ben sintetizzato dal titolo di questo volume: “Per carità e per giustizia”. Soffermandosi su questo binomio, sulla relazione tra il necessario impegno per la giustizia e il servizio della carità, nella sua prima Enciclica il Santo Padre Benedetto XVI riporta l’obiezione che fin dall’Ottocento veniva sollevata contro le attività caritative della Chiesa, e cioè che i poveri non hanno bisogno di opere di carità, ma di giustizia (cfr Deus caritas est, 26). Nel cercare di dipanare questa obiezione, il Pontefice ricorda che il perseguimento della giustizia dev’essere la norma fondamentale dello Stato e che lo scopo di un giusto ordine sociale è di garantire a ciascuno, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la sua parte dei beni comuni (cfr ibid.). Spetta perciò alla politica, come suo compito centrale, perseguire il giusto ordine della società e dello Stato; e la giustizia è lo scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica. Da ciò comprendiamo, per inciso, anche l’importanza dell’impegno educativo, la necessità di formare delle coscienze capaci di riconoscere ciò che è giusto; e il Santo Padre sviluppa il suo ragionamento proprio sottolineando il compito della fede di contribuire alla purificazione della ragione, così che ciò che è giusto possa essere riconosciuto e realizzato (cfr ivi, 28). Ma, dopo aver argomentato la riflessione sulla giustizia, l’Enciclica risponde alla suddetta obiezione spiegando che, pur ponendo tutto l’impegno alla realizzazione di una società davvero giusta, la carità sarà sempre necessaria. E conclude: “non c’è nessun ordinamento statale che possa rendere superfluo il servizio dell’amore” (ibid.).

Cari Religiosi e Religiose, la ricostruzione storica che emerge da questa ricerca non ha il senso di una esposizione museale su di un passato che non c’è più. Al contrario, essa ci richiama all’esercizio della carità, vuole far trasparire lo Spirito da cui tale storia era animata, così che possa continuare a pervadere la realtà degli oltre 15 mila servizi sociali e sanitari che la Chiesa attualmente continua a sostenere in Italia. Occorre leggere il passato sapendo che in esso sono disseminati semi di speranza per un nuovo domani, per impiantare nuove presenze a favore del popolo italiano. Avendo per fondamento questa testimonianza, è possibile delineare un progetto per il futuro. Nel far tesoro dell’esperienza di quanti vi hanno generato alla fede, portando in sé i germi profetici dei carismi dei vostri Istituti, mettete a frutto questo dono per la costruzione di nuovi laboratori di cittadinanza, di nuove alleanze educative.

Ritengo significativo che l’odierna presentazione non avvenga in una sede ecclesiastica, ma che sia stata scelta una sede politico-istituzionale, messa a disposizione dal Campidoglio; anche tale collocazione ci richiama visibilmente l’urgenza di mantenere una necessaria “confidenza” con la comunità civile, quasi a ribadire, se ce ne fosse bisogno, all’opinione pubblica italiana, che anche i religiosi sono parte del tessuto civico italiano. Cari amici, la fedeltà a Dio e al carisma che ha orientato i vostri fondatori comporta innanzitutto un impegno concreto nella città degli uomini, in mezzo ai quali siete chiamati ad operare; a tale riguardo vorrei richiamare il campo di lavoro che la Conferenza Episcopale Italiana, con il documento “Educare alla vita buona del Vangelo”, ha indicato come “l’emergenza educativa”. L’intero decennio che stiamo vivendo, dedicato dai Vescovi italiani proprio all’impegno nell’educare, ci chiama ad intraprendere insieme, laici e religiosi, Stato e Chiesa, credenti e non credenti, nuovi cammini, nuove forme di socialità e di sviluppo sociale.

Cari Religiosi e Religiose, volgiamo il nostro sguardo al futuro! Guardiamo attraverso la finestra che questo studio ha aperto sul bene profuso nella società italiana dai vostri fondatori e fondatrici, e a cui i loro figli e figlie spirituali hanno saputo dare continuità. Le ricerche storiche continueranno a leggere e scavare dentro la storia dei vostri Istituti religiosi, in un passato ricco e benedetto da Dio, affinché voi, nell’attingere alle vostre sorgenti, possiate vivere in pienezza il presente, assecondando i disegni della Provvidenza divina e seguendo il soffio dello Spirito Santo, autore primario di ogni opera di carità. Grazie.