Un inizio di Pontificato ricco di novità simboliche

Il Pallio, l’Anello del Pescatore e la visita al “tropheum”

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica 24 aprile 2005 (ZENIT.org).- I riti di inizio del Pontificato di Benedetto XVI sono pieni di novità simboliche, che hanno caratterizzato non solo la Messa solenne di questa domenica, ma anche altri gesti che il Papa compirà nei prossimi giorni.



I riti sono stati approvati dal nuovo Papa poche ore dopo essere stato scelto dal Collegio dei Cardinali come successore numero 264 dell’apostolo Pietro.

La Messa solenne di inizio di Pontificato sostituisce quella dell’incoronazione e dell’imposizione della tiara, abolita con il Pontificato di Paolo VI (1963-1978). Benedetto XVI ha voluto darle un forte valore simbolico per sottolineare la dimensione “petrina” del suo ministero.

Il rito delle Messe per l’inizio del Pontificato di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II, nel 1978, che allora aveva un carattere “sostitutivo” e provvisorio, è stato ora riformulato in maniera più organica.

Visita al “tropheum”

Una delle novità più significative ha avuto luogo all’inizio della Messa di questa domenica con la visita al “tropheum” apostolico, dove si trova il sepolcro del primo Vescovo di Roma, posto sotto il Baldacchino.

Durante una conferenza stampa che ha avuto luogo questo sabato in Vaticano, monsignor Crispino Valenziano, consulente dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, ha spiegato il messaggio centrale di questo gesto: Benedetto XVI non “è stato eletto successore di Giovanni Paolo II, ma di Pietro”.

Il liturgista del Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo ha spiegato che in passato i Papi erano incoronati a volte nella Cappella Sistina, a volte nella Basilica.

Papa Benedetto, tuttavia, è stato insediato – e quindi non incoronato – in piazza San Pietro “perché è il luogo del martirio di Pietro” e non per motivi logistici, ha spiegato.

Valenziano, che è anche membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ha spiegato che la Messa di questa domenica è iniziata con una “statio” o stazione al sepolcro di San Pietro per pregare affinché “Pietro parta da dove è Pietro”.

Il Santo Padre, accompagnato dai Patriarchi orientali, è sceso dall’Altare della Confessione della Basilica di San Pietro fino al cosiddetto “tropheum”, dove si trova il sepolcro del primo Papa. In quel momento, due diaconi hanno raccolto i due simboli che sarebbero poi stati imposti al Papa: l’“Anello del Pescatore” ed il “Pallio”, che è rimasto accanto alla tomba di Pietro tutta la notte.

Il Pallio di Benedetto XVI è diverso da quello degli ultimi Papi perché assume la forma del Pallio originale, ha spiegato Valenziano, che è membro della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.

“Fatto di lana di pecore ma anche di agnelli per ricordare il Vangelo di Giovanni 21”, ha spiegato, è “un Pallio che pende sul lato sinistro fino ai piedi e la cui parte finale è fatta in seta nera – come la pecora nera – con cinque croci in seta rossa, come le piaghe del pastore che si è fatto crocifiggere per le sue pecore”.

“Tre spilloni – chiodi – ricorderanno il dolore del Cristo”, ha aggiunto.

Il Pallio è un antico simbolo episcopale tessuto in pura lana ed è un segno che i Vescovi romani portano fin dal IV secolo per simboleggiare il giogo di Cristo che porta sulle sue spalle il “Servo dei Servi di Dio”, come viene definito il Pontefice.

Un altro cambiamento è stato l’arazzo della pesca miracolosa, pendente dalla Loggia della Basilica Vaticana, in cui è raffigurato il dialogo di Gesù con Pietro, come ha specificato il liturgista.

L’Anello del Pescatore

Già dal primo millennio l’Anello è l’insegna propria del Vescovo. Nel caso del Papa Benedetto XVI è stata introdotta una novità: porta inciso lo stesso motivo del “Sigillo Papale” di piombo, che il Pontefice appone sui documenti.

Esso raffigura una barca provvista di rete – che sintetizza graficamente la narrazione dell'apostolo Pietro che tira le reti –, due pesci stilizzati – nell’iconografia paleocristiana il pesce, in greco “ΙΧΘΥΣ”, era l' acrostico del Cristo figlio di Dio Salvatore –, la croce del Pallio. E’ un simbolo ed un sigillo di autenticità della fede, ed indica il compito affidato a Pietro di confermare i suoi fratelli. Si chiama “Anello del Pescatore” perché Pietro è stato l’apostolo pescatore.

L’anello corrisponde alla misura 24. “Mi piace 24, è il doppio di 12”, ha commentato il Papa riferendosi ai dodici apostoli quando lo ha provato per la prima volta. E’ stato forgiato dall’Associazione degli Orafi Romani, nella fattispecie dal suo Vice Presidente, ha affermato monsignor Valenziano.

Rito di obbedienza

Durante la celebrazione di questa domenica è cambiato anche il rito dell’obbedienza, che finora aveva per protagonisti soltanto i Cardinali, che si inginocchiavano davanti al nuovo Papa.

Questa domenica è stato realizzato da dodici persone in rappresentanza di tutta la Chiesa: tre Cardinali (Angelo Sodano, Stephen Kim Sou-hwan, e Jorge Arturo Medina Estévez), un Vescovo (monsignor Andrea Maria Erba, B., Vescovo di Velletri-Segni), un presbitero (monsignor Enrico Pomili, Parroco di Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone), un diacono (don Emile Martin Dibongue), un religioso (padre Jesús Castellano Cervera, O.C.D.), una religiosa (Madre Maria Sofia, O.S.B.), due sposi con il loro figlioletto al seguito (Clara Pak, Francesco Min e Sebastiano, dalla Corea) e due ragazzi cresimati (Veronica Arrikkanathan, dello Sri Lanka; e Charles Boliko, della Repubblica Democratica del Congo).

San Paolo fuori le Mura

Un’altra novità di questo inizio di Pontificato sarà la visita del Santo Padre questo lunedì, 25 aprile, alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove si trova la tomba di San Paolo.

Il Papa ha voluto visitarla immediatamente, ha spiegato Valenziano, “per esprimere il legame inseparabile della Chiesa di Roma con l’apostolo Paolo. Pietro e Paolo, tutte e due, sono i fondatori della Chiesa di Roma”.

La Basilica, affidata dalla Santa Sede ai Benedettini, è il tempio in cui ogni anno si conclude la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, per cui ha assunto un importante significato ecumenico.

La presa di possesso di San Giovanni in Laterano

Il Papa, tuttavia, non prenderà possesso della sua cattedra (“incatedratio”), la Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale della Diocesi di Roma, fino al 7 maggio.

“Questa Cattedrale o Patriarcheio è dedicata al Salvatore, come lo è Santa Sofia di Costantinopoli, dedicata a Cristo Sapienza. Le Cattedrali dei Patriarchi sono state sempre dedicate a Cristo Salvatore. San Giovanni in Laterano ha il nome di Giovanni perché sia Giovanni l’Evangelista o Giovanni il Battista hanno indicato il Salvatore”, ha ricordato monsignor Valenziano.

La novità della “incatedratio” in questa occasione, ha commentato il liturgista, “è che si farà una celebrazione allo Spirito Santo che infonde sapienza e saggezza. Altre volte l’insediamento si faceva in alcune feste, ma stavolta la festa sarà tutta dedicata allo Spirito Santo”.

“Lì il Papa siederà per la prima volta in cattedra”, ha spiegato.

Visita a Santa Maria Maggiore

Pur non essendo stata ancora fissata la data, la visita del Papa alla quarta Basilica maggiore di Roma (dopo San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano) dovrebbe svolgersi presto.

Il Papa si recherà nella Basilica di Santa Maria Maggiore per salutare con la preghiera “Ave Maria Stella” Maria Salvatrice del Popolo Romano (“salus populi romani”), immagine custodita nella Basilica.

Dopo aver salutato l’immagine con le parole del Vangelo, come altra novità, Benedetto XVI pronuncerà per la prima volta una preghiera di Germano di Costantinopoli, Patriarca orientale, dedicata alla protezione dei cittadini e dei visitatori della città.