Un libro ed un portale per formarsi informando

Il dott. Giacomo Foglietta, spiega perchè fede e scienza vanno insieme

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di Paul De Maeyer

ROMA, sabato, 4 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Che relazioni c’è tra umanesimo e scienza? Bastano le scoperte scientifiche per dare senso alla vita? Come evitare materialismo e riduzionismo? Si può fare ricerca scientifica senza provare una passione profonda per il bene dell’umanità? La fede può aiutare a unire cuore e ragione?

Per rispondere a queste ed altre cento domande, un gruppo di studiosi riuniti nel Seminario Permanente del Centro di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede della Pontificia Università della Santa Croce. ha curato la pubblicazione del volume: Conversazioni su scienza e fede, (Lindau, Torino 2012).

Il volume è il frutto di interviste a specialisti di diversa formazione e orientamento, quali Luigi Cuccurullo, Alessandro Giuliani, Giorgio Israel, Rafael Martínez, Giulio Maspero, Alberto Strumia, Giuseppe Tanzella-Nitti,

Usando un linguaggio accessibile e diretto, agli autori sono state presentate domande sull’origine dell’universo, dall’origine dell’uomo al senso del progresso, dal rapporto fra Dio e natura alle esigenze del lavoro scientifico, dalle questioni suscitate dal transumanesimo agli orientamenti da dare a una buona divulgazione scientifica.

Secondo gli autori il libro “non intende offrire facili dimostrazioni, ma provocare e far riflettere”.

Incuriosito dal progetto, ZENIT ha intervistato il dott. Giacomo Foglietta, giovane coautore del volume.

Laureato in Storia con indirizzo orientale e dopo un master in Comunicazione delle Scienze, Foglietta lavora come segretario e coordinatore dell'associazione culturale “Nuova civiltà delle macchine”, realtà che si occupa di rapporti tra cultura umanistica e scientifica. 

Nel mondo editoriale contemporaneo si pubblicano con sempre maggior frequenza testi di divulgazione sul rapporto fra scienza e fede. Cosa ha questo nuovo libro di diverso dalle altre opere che si occupano di analoghi temi?

Giacomo Foglietta: Il titolo “Conversazioni” è in fondo rappresentativo proprio del contenuto del libro, che nasce come un dialogo a più attori, progettato fin dall’inizio come raccolta di interviste a docenti e scienziati che sono stati relatori al Seminario Permanente del DISF Working Group. Le attività del Seminario Permanente, operative dal 2005, hanno riunito in questi anni oltre 120 laureati, per lo più in materie scientifiche, provenienti da tutta Italia. Si tratta di giovani che desiderano completare la loro formazione tecnico-scientifica con un contesto filosofico, e talvolta anche teologico, che li aiuti a formulare scelte e decisioni, a rivalutare le dimensioni umanistiche dell’attività delle scienze. Il volume è organizzato in quattro sezioni, ognuna delle quali contiene una o più conversazioni, seguendo idealmente un percorso logico che da problemi più strettamente epistemologici arriva poi ad affrontare gli snodi fondamentali della filosofia della natura e della vita, per approdare, infine, a questioni di antropologia filosofica e teologica. Chiude il volume un capitolo dedicato alla divulgazione scientifica, argomento oggi più che mai attuale.

Quali sono i motivi di questo interesse, ormai diffuso, per i rapporti fra scienza e fede, e in quale ambito si colloca la vostra esperienza specifica?

Giacomo Foglietta: In effetti, negli ultimi anni il panorama editoriale degli studi interdisciplinari che affrontano temi all’intersezione fra pensiero scientifico, filosofia e teologia si è progressivamente arricchito di numerosi contributi. Basti solo pensare, in ambito anglosassone, ad autori come John Polkinghorne, Ian Barbour, Paul Davies o John Barrow – solo per citare alcuni nomi noti al grande pubblico. Alcune fra le domande esistenziali e filosofiche di maggiore portata sembrano migrate dal terreno dei filosofi a quello della divulgazione scientifica. Una migrazione non scevra di opportunità, visto che gli interrogativi sull’origine del cosmo e della vita, o sulla natura dell’essere umano, acquistano proprio in questi nuovi ambienti una nuova linfa. Anche in Italia le occasioni di dialogo fra scienza e teologia hanno trovato terreno fertile, dando origine a numerosi convegni, opere collettive e un certo numero di monografie qualificate. Fra i primi tentativi di mostrare al pubblico italiano l’incidenza e le numerose implicazioni filosofiche di un simile, innovativo dialogo, si collocava già, circa dieci anni or sono, il Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede (2002), opera che ebbe la fortuna di avvantaggiarsi di numerosi autori con esperienza, e spesso anche con titoli accademici, sia in ambito umanistico che scientifico. A partire da quella fortunata contingenza, il tempestivo allestimento di un Portale di Documentazione Interdisciplinare http://www.disf.org favorì il rapido contatto di un certo numero di studiosi, buona parte di essi giovani, tutti interessati ad approfondire in modo vivo i rapporti fra scienza e teologia, quasi una sorta di social network precoce. Oltre a rilanciare alcune voci di quel Dizionario, anche nella loro traduzione inglese, il Portale proponeva adesso rubriche, brani antologici e orientamento bibliografico su questi medesimi temi. È da questi contatti che nasce nel 2005 il Seminario Permanente che ha dato origine a queste Conversazioni su scienza e fede.

Come si svolge il Seminario Permanente del DISF Working Group e a chi è diretto?

Giacomo Foglietta: La metodologia di lavoro del Working Group consiste, essenzialmente, in una fase di formazione ed in una di elaborazione. Durante la mattinata i partecipanti al Seminario assistono alla relazione di un docente, il quale introduce il tema della giornata. Successivamente, i partecipanti si riuniscono in gruppi di lavoro, con l’obiettivo di problematizzare il tema, coadiuvati dalla relazione e da una traccia sulla metodologia da applicare. Nel pomeriggio, al portavoce di ogni gruppo è affidato il compito di relazionare ai presenti sul lavoro della mattina, con l’obiettivo, questa volta, di sintetizzare le sollecitazioni emerse all’interno del proprio gruppo, e di proporre una soluzione ai problemi posti. Le relazioni tenute dai docenti invitati, così come gli elaborati dei vari gruppi di lavoro al termine di ogni Seminario, sono resi regolarmente disponibili al pubblico sulla piattaforma didattica http://www.disf.org/DWG/programma.asp, all’interno del Portale DISF. Al termine di ogni anno accademico ha luogo un Workshop residenziale di due giorni, che ospita le comunicazioni dei partecipanti e conferenze pubbliche di autori di prestigio. Sono stati nostri ospiti, negli anni trascorsi, i professori Giorgio Israel e Marcello Pera, e il cardinale Camillo Ruini. Al workshop di quest’anno, che avrà come titolo “Cultura tecnico-scientifica e domande di senso” e si svolgerà a Roma nei giorni 12 e 13 maggio 2012, è prevista la partecipazione del prof. Ugo Amaldi.

Esistono secondo lei, nel rapporto fra scienza e fede, dei punti caldi oggi maggiormente dibattuti? E quali i luoghi comuni da superare?

Giacomo Foglietta: I punti oggi maggiormente dibattuti riguardano certamente le questioni legate al vivente. In questi ultimi decenni lo studio degli organismi viventi e delle dinamiche genetiche e cellulari hanno avuto un incremento senza eguali, contribuendo ad una migliore comprensione del fenomeno della vita, ma aprendo anche tanti nuovi interrogativi. Come nota Amerigo Barzaghi all’interno del volume, «di concerto con queste nuovissime frontiere di indagine, in cui dati sperimentali e speculazioni logiche e filosofiche dialogano reciprocamente, anche la riflessione epistemologica sulla scienza e sul suo status è più viva che mai». Altro ambito “caldo” è quello della divulgazione scientifica, intendendo con questa espressione non solo la comunicazione ad un vasto pubblico di tematiche tecno-scientifiche, ma anche e sopratutto l’obiettivo di generare una “cultura del dialogo”, che oltrepassi le sterili polemiche televisive e le spettacolarizzazioni mediatiche. Molto interessanti, su questo punto, le riflessioni di Giorgio Israel (intervistato da Francesca Nardini) che concludono il volume. Citerò un solo “luogo comune”, che però, a mio parere, è di fondamentale importanza superare, se vogliamo evolvere verso una maggiore comprensione reciproca tra Scienza e Fede: la convinzione che avere una mentalità scientifica, razionale, determini, quasi fosse una logica conseguenza, una chiusura nei confronti della trascendenza. Infatti, ancor prima che la curiosità per la struttura del reale, quello che muove lo scienziato nella sua ricerca è un’urgenza intima di “comprensione”, che in ultima analisi possiamo definire una domanda di senso. Se le cose stanno così, allora vi è una spinta comune, esistenziale, al fondo della ricerca scientifica così come di quella spirituale. Potremmo quindi dire, semplificando, che la scienza è un’impresa spirituale, mentre la fede una ricerca anche, sempre, intellettuale.

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Per acquistare il volume, si può cliccare su:
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