“Un matrimonio tra tecnologia e teologia” per una proposta vocazionale

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ROMA, martedì 30 marzo 2004 (ZENIT.org).- Radio, TV, video, musica, banche dati, rete informatica, spettacolo, sono ottimi canali che possono aiutare a crescere e soprattutto a credere. E’ quanto ha cercato di dimostrare Suor Graziella Curti delle Figlie di Maria ausiliatrice.



Intervenendo il 27 marzo al convegno dal titolo "Vita consacrata e cultura della comunicazione", organizzato dall'Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” in collaborazione con le Edizioni San Paolo, Suor Graziella ha spiegato che “il vero problema” dei mezzi di comunicazione “non è quello tecnico, ma è come si può costituire la relazione educativa a distanza”.

Ed ha riportato l’esempio di quante reazioni positive ha suscitato l’articolo scritto sulla morte del ciclista Marco Pantani da una sua consorella.

Sono giunte centinaia di lettere all’indirizzo elettronico della mia consorella, ha raccontato suor Graziella. Dagli USA un giovane di nome Sandro, ha scritto: “devo dirle che mi ha proprio toccato il cuore. Qui a Washington e ancora mezzogiorno e si continua a lavorare, però questa sera farò una preghiera, che non faccio da anni, per l'anima di Marco”.

“Si tratta di una delle tante prove che i canali elettronici sono le autostrade della comunicazione per il mondo intero - ha precisato la religiosa -. Bisogna usarli in modo adeguato, modellarli secondo le finalità che ci proponiamo per ottenere gli effetti voluti”.

In merito alla proposta vocazionale suor Graziella ha affermato che “è il cuore della missione educativa in quanto ricerca di un progetto personale di vita”, ed ha proposto di andare a “cercare i giovani là dove sono” come ha fatto Gesù con gli apostoli.

“L’obiettivo di noi operatori - ha specificato suor Graziella - è sempre quello di esserci e di prestare un attento ‘ascolto’ cercando di instaurare una relazione basata sulla fiducia”.

La religiosa ha raccontato anche di una giovane che scrivendo ad un sito cattolico, aveva affermato: “Ma vi rendete conto di ciò che Dio possa compiere passando anche attraverso Internet?”.

A conclusione del suo intervento, ha poi fatto riferimento ad una tesi di una sua consorella in cui “la posta elettronica viene vista come ambiente per coltivare la comunicazione educativa” e la rete come opportunità “per la ricerca vocazionale come progetto di vita” e l’individuazione di “una chiamata più specifica alla vita religiosa”.