Un "miles Christi" kazako

Le battaglie pro-life in Kazakistan, raccontate da monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

Roma, (Zenit.org) Antonio Brandi | 434 hits

Eccellenza, sembra che il numero degli aborti sia altissimo nel Kazakistan, anche se si tratta di un paese musulmano: la legge sull’aborto non è  cambiata?

Mons. Athanasius Schneider: Purtroppo il numero degli aborti nel Kazakistan è ancora altissimo. Questa è la triste eredità di 70 anni d’ideologia marxista, atea e materialista. Come sappiamo l’Unione Sovietica fu il primo stato nella storia dell’umanità che legalizzò l’uccisione dei bambini non nati, logica conseguenza del marxismo e del materialismo. Sembra che una tale ideologia totalizzante abbia soffocato la voce della coscienza nelle anime di tante persone che hanno praticato e continuano a praticare l’aborto nei paesi ex sovietici in un modo spaventoso, come un semplice mezzo di contraccezione. Parlando però con le donne che hanno fatto l’aborto, si può nondimeno verificare un profondo rimorso di coscienza. Questa è la chiara dimostrazione della verità: non si può soffocare o uccidere la legge naturale, che Dio Creatore ha iscritto nella stessa natura umana. Il Kazakistan non è formalmente un paese musulmano, ma, come si dice, un paese secolare. La religione musulmana non ha ancora la forza necessaria per influenzare il cambiamento di un’eredità materialista così profondamente radicata nella società.

Vi sono delle restrizioni sull’aborto o l’aborto è “su richiesta”?

Mons. Athanasius Schneider: Purtroppo c’è l’aborto “su richiesta”. Spesso l’aborto è persino consigliato dagli stessi ginecologi con dei pretesti pseudoscientifici, con delle minacce non fondate su eventuali pericoli della salute e della vita della madre e del nascituro. Tutto questo è uno specchio della mentalità materialista passata e della nuova mentalità edonista importata dall’Occidente.

L’aborto non è solamente un crimine verso Dio ma danneggia anche l’economia e la natalità; qual è l’impatto dell’aborto sulla società Kazaka?

Mons. Athanasius Schneider: È evidente che l’impatto dell’aborto e la mentalità anti concezionista hanno un’influenza disastrosa sulla demografia. Nella popolazione campesina nativa dei kazaki, la coscienza della legge naturale è ancora profondamente presente e perciò le famiglie kazake campesine sono più numerose e là sono più rari i casi di aborto.

I matrimoni e le adozioni gay sono ancora vietati in Kazakistan, teme sviluppi negativi?

Mons. Athanasius Schneider: Fintantoché lo stato kazako conserva la sovranità e una certa indipendenza dalla pressione ideologica dell’ideologia del “gender” proveniente dall’EU

e dall’ONU, tutta l’agenda gay non avrà successo. Nei popoli dell’Oriente la legge naturale sul sesso e sul matrimonio tra uomo e donna è così profondamente ancorata che l’ideologia omosessualista non avrà una chance reale o significativa, a meno che non l’imponesse una dittatura statale con violenza, o con minacce di nuovi tipi di campi di concentramento, di nuovi “gulag”.

Le lobby internazionali “pro morte” e “pro gay” sono molto attive in Kazakistan? Esistono forti movimenti per la Vita?

Mons. Athanasius Schneider: Le lobby internazionali “pro gay” purtroppo operano anche in Kazakistan. Ma a causa della mentalità della legge naturale ancora forte, non hanno un’influenza di grandi dimensioni. Esistono alcuni movimenti per la vita in alcune comunità cristiane. Anche la Chiesa cattolica fa un apostolato per la vita. Tutto questo, però, è molto modesto e con mezzi modesti. Spesso Dio usa mezzi modesti. Importante è che si salvi una vita, e per aver salvato anche soltanto la vita di un bambino, dobbiamo ringraziare Dio, poiché davanti agli occhi di Dio una sola anima è come un mondo intero.

Esistono leggi che sostengono, anche economicamente, la famiglia naturale nel paese?

Mons. Athanasius Schneider: Il governo tenta di migliorare la situazione della famiglia, però ci vorrebbero ancora misure più efficaci.

I Successori di Pietro sono sempre stati chiari contro l’aborto denunciandolo per quello che è: un omicidio. Nonostante ciò molti cattolici in Europa sono timidi e dubbiosi sul tema della Vita e spesso non hanno il coraggio di prendere una posizione netta. Qual è la sua opinione al riguardo?

Mons. Athanasius Schneider: La questione dell’aborto è prima di tutto una questione di legge naturale, iscritta da Dio nell’anima di ogni uomo: “uccidere è male” e ancora peggio è uccidere un innocente. Questa legge naturale Dio l’ha iscritta anche nei Suoi 10 comandamenti. Per un’anima con coscienza retta e ancora di più per un’anima credente in Dio e nella rivelazione Divina in Gesù Cristo, non ci dovrebbe essere la minima ombra di dubbio circa l’immoralità di qualsiasi tipo di aborto, cioè una diretta uccisione e distruzione della vita umana che inizia dal primo momento del suo concepimento. Purtroppo lo spirito di questo mondo, lo spirito del relativismo dottrinale e morale è anche entrato negli ambienti della vita della Chiesa e nella vita dei cattolici. Il Magistero della Chiesa ha parlato e parla ancora su questo tema con un linguaggio chiarissimo e non c’è un margine di dubbio, basti leggere per esempio l’Evangelium vitae, o lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica.

Il diritto all’aborto non è contemplato nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia la Corte europea ha cercato di costringere la Polonia e l’Irlanda a liberalizzare l’aborto: cosa ne pensa?

Mons. Athanasius Schneider: I tentativi da parte delle istituzioni dell’UE di costringere uno stato sovrano in una materia così grave come lo è l’aborto, sono un segno evidente dell’esistenza di strutture anti-democratiche e totalitarie nella stessa UE. Costatiamo un pericolo reale di perdita della piena sovranità dei paesi europei, dei valori nazionali, culturali, morali e religiosi dei popoli europei; c’è il pericolo di perdere tutte queste ricchezze umane e spirituali che la fede cristiana ha prodotto nel continente europeo durante due mila anni. È necessario cercare mezzi effettivi da parte dei paesi e popoli europei per difendersi da un nuovo sistema totalitario che impone un unico modello sociale ideologico, marginalizzando i veri valori sociali e umani della legge naturale e della fede cristiana. Viviamo in un tempo certamente ostile a tutto ciò che è legato con Dio e con la Sua rivelazione in Cristo e nella Sua santa Chiesa. Allo stesso tempo, questa situazione significa anche un privilegio per poter confessare coraggiosamente la legge di Dio e la fede cattolica. Questo tempo ci rivela sempre più chiaramente che costituiamo qui in terra la Chiesa militante. Siamo tutti chiamati, ognuno nel suo posto e secondo le sue possibilità a essere un “miles Christi”, un “confessor Christi”, e questo fa il vero discepolo di Cristo. Vogliamo sempre più vivere con la convinzione che Cristo è l’unico vincitore, apparteniamo al partito dei vincitori. Alle volte oggi sembra che la Chiesa e i valori cristiani siano sconfitti, ma se agli occhi del mondo siamo  sconfitti, agli occhi di Dio siamo vincitori, giacché questa, che è una verità e allo stesso tempo una preghiera, dovrebbe inspirarci sempre: “Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!”.

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Fonte: Notizie Provita, novembre 2013, pp.8-9